Joseph E. Stiglitz – The Progressive Capitalism

Stiglitz 6

Tra tutti gli economisti di fede keynesiana che hanno continuato la missione civile del Maestro di Cambridge, Joseph Stiglitz ne rappresenta, al di là di ogni dubbio, il suo più degno erede. Il suo manifesto “The Progressive Capitalism” di recente pubblicazione – qui tradotto nella versione short essay – adatta i principi etici-economici, di cui John M. Keynes fu l’ispiratore, nel presente contesto economico-sociale. Oltre a ciò, il capitalismo progressivo del laureato Nobel americano non conferma solo una successione intellettuale ininterrotta, bensì esprime anche una severa denuncia nei confronti di un neoliberismo, che egli stesso definisce senza mezzi termini “di rapina”. Leggendo questo breve saggio, potremmo capire meglio le ragioni che stettero dietro alla cocente sconfitta di Hillary Rodham Clinton nel 2016; nonché l’attuale imprevisto testa a testa tra il radicale Bernie Sanders e il favorito moderato Joe Biden, che è in corso nella lunga lotta per le primarie Democrats americane del 2020; ed infine comprendere quanto fu funesta la colpevole pusillanimità e deferenza delle socialdemocrazie europee mostrata nella storia in questi ultimi 40 anni. Scorie, che purtroppo ancora permangono in ampi strati di esse.

The Economy We Need

May 3, 2019 JOSEPH E. STIGLITZ

After 40 years of market fundamentalism, America and like-minded European countries are failing the vast majority of their citizens. At this point, only a new social contract – guaranteeing citizens health care, education, retirement security, affordable housing, and decent work for decent pay – can save capitalism and liberal democracy.

NEW YORK – Tre anni fa, l’elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il referendum sulla Brexit nel Regno Unito confermarono ciò di cui noi già sapevano avendo precedentemente studiato le statistiche sul reddito: nei paesi più avanzati, l’economia di mercato ha fallito in vaste aree della società.

In nessun luogo ciò è più vero che negli Stati Uniti. Da tempo considerato un simbolo raffigurante la promessa dell’individualismo del libero mercato, l’America oggi presenta disuguaglianze più elevate e una minore mobilità sociale verso l’alto rispetto alla maggior parte degli altri paesi sviluppati. L’aspettativa di vita media negli Stati Uniti, dopo essere salita per un secolo, è in declino. E per coloro che si trovano al di sotto del 90% della distribuzione del reddito, i salari reali (corretti dall’inflazione) sono rimasti fermi: il reddito di un tipico lavoratore di sesso maschile oggi è intorno a quello di 40 anni fa.

Nel frattempo, molti paesi europei hanno cercato di emulare l’America, e quelli che hanno avuto successo [nel farlo], in particolare il Regno Unito, stanno attualmente subendo conseguenze politiche e sociali simili. Gli Stati Uniti può darsi che siano stati il ​​primo paese a creare una società della classe media, ma l’Europa non fu mai così lontana. Dopo la seconda guerra mondiale, essa superò gli Stati Uniti in molti modi creando opportunità per i suoi cittadini. Attraverso una varietà di politiche, i paesi europei istituirono il moderno welfare state per fornire protezione sociale perseguendo importanti investimenti in aree in cui il mercato da solo non sarebbe stato in grado di farli.

Il modello sociale europeo, la cui notorietà nel tempo è fuori discussione, servì bene questi paesi per decenni. I governi europei furono in grado di tenere sotto controllo la disuguaglianza e mantenere la stabilità economica al cospetto della globalizzazione, di contro ai cambiamenti tecnologici e ad altre forze dirompenti. Quando scoppiò la crisi finanziaria del 2008 e la successiva crisi dell’euro, i paesi europei dotati di più attrezzati stati sociali, in particolare gli scandinavi, la superarono meglio. Contrariamente a ciò, di cui molti nel settore finanziario gradirebbero pensarlo, il problema non fu [l’eccesso] di coinvolgimento dello Stato nell’economia, bensì il suo troppo poco. Entrambe le crisi scaturirono come il risultato diretto da un settore finanziario scarsamente regolato.

Dopo la caduta

Ora, la classe media si sta erodendo all’interno del suo corpo sociale in entrambi i lati dell’Atlantico. Invertire questo malessere richiede la comprensione di cosa è andato storto e tracciare un nuovo corso, abbracciando il “capitalismo progressista”, il quale, pur riconoscendo le virtù del mercato, ne constata anche i suoi limiti e garantisce che l’economia funzioni a beneficio di tutti.

Non possiamo semplicemente tornare all’età aurea del capitalismo occidentale nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, quando lo stile di vita della classe media sembrava alla portata della maggioranza dei cittadini. Né necessariamente lo vorremmo. Dopotutto, il “sogno americano” in quel periodo era principalmente riservato a una minoranza privilegiata: i maschi bianchi.

Possiamo “ringraziare” l’ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e l’ex primo ministro britannico Margaret Thatcher per il nostro attuale stato di cose. Le riforme neoliberiste degli anni 80 si basavano sull’idea che i mercati liberi avrebbero portato la prosperità condivisa attraverso un processo mistico a cascata (trickle-down process). Ci fu detto che abbassando le aliquote fiscali per i ricchi e con la finanziarizzazione e la globalizzazione si sarebbero ottenuti standard di vita più elevati per tutti. Invece, il tasso di crescita degli Stati Uniti è sceso a circa due terzi del suo livello rispetto all’era post-bellica – un  periodo [in cui vigevano] rigide regolamentazioni finanziarie, un’aliquota marginale massima costantemente superiore al 70% – e una  quota maggiore della ricchezza e delle entrate derivanti da questa contenuta crescita venne incanalata verso l’alto, l’1% della popolazione. Invece della prosperità promessa, abbiamo ottenuto deindustrializzazione, polarizzazione e una classe media in calo. A meno che non cambiamo la sceneggiatura, questi modelli continueranno, se non peggioreranno.

Fortunatamente, esiste un’alternativa al fondamentalismo di mercato. Attraverso un riequilibrio pragmatico del potere tra governo, mercati e società civile, possiamo procedere verso un sistema più libero, più equo e più produttivo. Orientarsi verso un “capitalismo progressivo” significa creare un nuovo contratto sociale tra elettori e rappresentanti eletti, lavoratori e società, ricchi e poveri. Per far sì che ancora una volta lo standard di vita tipico da classe media per la maggior parte degli americani e degli europei si conformi come un obiettivo realistico, i mercati devono servire la società, piuttosto che il contrario.

L’invasione dei borseggiatori della ricchezza

A differenza del neoliberismo, il capitalismo progressista si basa su una corretta comprensione di come oggi il valore viene creato. La ricchezza vera e sostenibile delle nazioni non deriva dallo sfruttamento dei paesi, dalle risorse naturali e persone, ma dall’ingegno umano e dalla cooperazione, spesso facilitata dai governi e dalle istituzioni della società civile. Dalla seconda metà del XVIII° secolo, l’innovazione orientata alla produttività si affermò come il vero motore del dinamismo, nonché come genitrice di standard di vita più elevati.

Il rapido progresso economico, inaugurato dalla rivoluzione industriale, dopo secoli di quasi stagnazione, poggia su due pilastri. Il primo è la scienza, attraverso la quale possiamo apprendere il mondo che ci circonda. Il secondo è l’organizzazione sociale, che ci consente di essere più produttivi lavorando insieme più di quanto potremmo mai fare da soli. Nel tempo, istituzioni come lo stato di diritto, le democrazie con sistemi di controllo e bilanciamento, standard e norme universali, hanno rafforzato entrambi i pilastri.

Facendo una breve riflessione, dovrebbe essere ovvio che queste sono le fonti di prosperità materiale. Eppure la creazione di ricchezza è spesso confusa con l’estrazione di ricchezza. Gli individui e le società possono diventare ricchi facendo affidamento sul potere del mercato, sulla discriminazione dei prezzi e su altre forme di sfruttamento. Ma ciò non significa che abbiano dato alcun contributo alla ricchezza della società. Al contrario, un tale comportamento spesso lascia tutti gli altri nel complesso in una situazione peggiore. Gli economisti descrivono [la condotta] di questi “borseggiatori di ricchezza”, i quali cercano di afferrare una fetta più ampia della torta economica in misura minore rispetto a quella che creano, pari ai “rent-seekers” (cercatori di rendite). Il termine ha origine dalle rendite fondiarie: coloro che le ricevettero le ottennero non come risultato dei propri sforzi, ma semplicemente come conseguenza della proprietà, spesso ereditata.

Tale dannoso comportamento è particolarmente diffuso nell’economia statunitense, dove sempre più settori sono stati dominati da poche imprese. Queste mega-corporation hanno usato il loro potere di mercato per arricchirsi a spese di tutti gli altri. Facendo pagare prezzi più alti, hanno effettivamente abbassato gli standard di vita dei consumatori. Con l’aiuto delle nuove tecnologie, possono – e lo fanno – intraprendere una discriminazione di massa, in modo tale che i prezzi non siano stabiliti dal mercato (ricercando il prezzo unico che equipara domanda e offerta), ma mediante determinazioni algoritmiche, da cui si ricava il massimo che un cliente desidera pagare.

Allo stesso tempo, le corporation statunitensi hanno usato la minaccia dell’offshoring per ridurre i salari domestici. E quando ciò non è bastato, hanno esercitato forti pressioni sui politici per indebolire ulteriormente il potere contrattuale dei lavoratori. Questi sforzi si sono dimostrati efficaci: la percentuale di lavoratori appartenenti ai sindacati è diminuita nelle economie più avanzate, ma soprattutto negli Stati Uniti, e la quota di reddito destinata ai lavoratori è scemata rapidamente.

Niente scuse

Mentre i progressi tecnologici e la crescita dei mercati emergenti hanno sicuramente avuto un ruolo nel declino della classe media, [questi fattori] sono di secondaria importanza per la politica economica. Lo sappiamo perché essi hanno generato effetti diversi nei vari paesi. L’ascesa della Cina e il cambiamento tecnologico sono stati avvertiti ovunque, ma gli Stati Uniti presentano una disuguaglianza significativamente più elevata e una minore mobilità sociale di molti altri paesi, come la Norvegia.

Allo stesso modo dove la deregolamentazione finanziaria è andata più lontano, a tale avviso si constatano abusi del settore finanziario, così come la manipolazione del mercato, i prestiti predatori e gli eccessivi oneri sulle carte di credito, oppure si consideri l’ossessione di Trump per gli accordi commerciali. Per quanto i lavoratori statunitensi siano stati mal serviti dai politici, non è perché i negoziatori commerciali dei paesi in via di sviluppo superarono in astuzia la controparte statunitense. In effetti, gli Stati Uniti di solito ottengono quasi tutto ciò che richiedono. Il problema è che ciò che si chiede calza gli interessi delle aziende statunitensi, non dei cittadini comuni.

E per quanto le cose siano cattive ora, stanno per peggiorare. Si rifletta sulla disuguaglianza di reddito in America. Già l’intelligenza artificiale e la robotizzazione sono state salutate come i motori della crescita futura. Ma sotto la politica e il quadro normativo prevalente, molte persone perderanno il lavoro, con poco aiuto da parte del governo per far sì che esse ne trovino uno nuovo. Solo i veicoli autonomi priveranno milioni [di lavoratori] dei loro mezzi di sostentamento. Allo stesso tempo, i nostri giganti tecnologici stanno facendo il possibile per privare il governo della capacità di reagire, e non solo facendo campagne per abbassare le tasse. Essi stanno dimostrando la stessa genialità sia nell’evitare le tasse sia nello sfruttare i consumatori che precedentemente esibirono nello sviluppo dell’innovazioni all’avanguardia. Inoltre, hanno mostrato poca o nessuna considerazione per la privacy delle persone. I loro modelli di business e il loro comportamenti sono praticamente esentati da ogni supervisione.

Qualunque sia la forma di estrazione della ricchezza che si manifesti – dall’abuso del potere di mercato, dalle asimmetrie informative al profitto derivante dal degrado ambientale – esistono politiche e regolamenti specifici che potrebbero sia prevenire i peggiori risultati sia produrre benefici economici e sociali di vasta portata. Avere meno persone che muoiono per l’inquinamento atmosferico, overdose di droga e “morte di disperazione”, significa avere più persone che contribuiscono in maniera produttiva alla società.

La regolamentazione è sempre stata considerata un fattore peggiorativo da quando Reagan e la Thatcher lo hanno reso sinonimo di “lacciuoli burocratici”. Ma le regole spesso migliorano l’efficienza. Chi vive in una città sa che senza i semafori – una semplice “regolazione” che governa il flusso delle auto attraverso un incrocio – vivremmo in perpetuo stallo. Senza standard di qualità dell’aria, lo smog di Los Angeles e Londra sarebbe peggiore dell’aria di Pechino e Delhi. Il settore privato non si prenderebbe mai la responsabilità di limitare l’inquinamento. Basta chiederlo alla Volkswagen.

Trump e i lobbisti che ha nominato per smantellare il governo degli Stati Uniti stanno facendo tutto il possibile per rimuovere le norme che proteggono l’ambiente, la salute pubblica e persino l’economia. Per oltre quattro decenni dopo la Grande Depressione, un forte quadro normativo impedì le crisi finanziarie, fino a quando a partire dagli negli anni 80 non fu considerato altro che come un’innovazione “soffocante”. Con la prima ondata di deregolamentazione arrivò la crisi dei risparmi e dei prestiti, seguita da una maggiore deregolamentazione che produsse la bolla delle dot-com negli anni 90, e poi la crisi finanziaria globale del 2008. A quel punto, i paesi di tutto il mondo cercarono di riscrivere le regole per prevenire il ripetersi. Ma ora l’amministrazione Trump sta facendo il possibile per invertire tale progresso.

Allo stesso modo, i regolamenti antitrust applicati per garantire che i mercati funzionino come dovrebbero – in modo competitivo – sono stati rimossi. Riducendo il “rent-seeking” (ricercatori di rendite), le pratiche anticoncorrenziali e altri abusi, miglioreremmo l’efficienza, aumenteremmo la produzione e stimoleremmo di più gli investimenti. Ancora meglio, libereremmo le risorse per attività che incrementano effettivamente il benessere. Se un numero inferiore dei nostri migliori studenti non finisse a lavorare in banca, forse una quota maggiore s’impegnerebbe nella ricerca. Le sfide in entrambe le carriere sono grandiose, ma l’una è focalizzata sul conseguire un vantaggio nei confronti degli altri; l’altra sull’incrementare ciò che sappiamo e su ciò che possiamo fare. E, poiché il gravame dello sfruttamento tende a pesare più onerosamente su quelli che stanno alla base della piramide economica, ridurremmo le disuguaglianze e rafforzeremmo il tessuto della società americana.

Come suggerisce il termine, il capitalismo progressivo riconosce sia il potere sia i limiti dei mercati. È semplicemente un fatto che, lasciato sé stesso, il settore privato produrrà sempre troppe cose, come l’inquinamento, e troppo poco di altre, come la ricerca di base, la quale è il fondamento dell’innovazione e del dinamismo economico. Il governo ha un compito principale da svolgere, non solo nel frenare il settore privato dal fare ciò che non dovrebbe, ma nel incoraggiarlo a fare ciò che dovrebbe. E attraverso l’azione collettiva – attraverso il governo – possiamo produrre cose che da soli non potremmo, e che il mercato da solo non è intenzionato a fare. La difesa è l’esempio ovvio, ma le innovazioni su larga scala – come la creazione di Internet e il Progetto sul Genoma Umano (HGP) – sono esempi di spese pubbliche che hanno trasformato le nostre vite.

Né il settore privato fornirà mai molti dei servizi universali che sono alla base di ogni società decente. Il motivo per cui il governo degli Stati Uniti creò la Social Security (previdenza sociale), il Medicare, il Medicaid, il sussidio di disoccupazione e per la disabilità, si basò sul fatto che gli imprenditori e le imprese non fornirebbero questi servizi essenziali e se lo facessero [questi avrebbero] costi e restrizioni inaccettabili (come la negazione dell’assicurazione sanitaria a coloro che presenterebbero patologie croniche). E in molte di queste aree, il governo dimostrò di essere più efficiente del settore privato. I costi amministrativi della sicurezza sociale sono una frazione di quelli [che si conteggiano] per i piani pensionistici privati ​​e la sicurezza sociale copre una gamma più ampia di rischi, come quelli associati all’inflazione.

La nostra unica opzione

Il tipo di regolamenti e riforme di buon senso che ho descritto sono necessari per ripristinare la crescita e riportare la qualità della vita nella classe media alla portata della maggior parte degli americani e degli europei. Ma non sono sufficienti. Ciò di cui abbiamo bisogno è un nuovo contratto sociale del XXI° secolo per garantire che a tutti i cittadini sia salvaguardato l’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla sicurezza in pensione, il fruire di una casa d’abitazione a prezzi accessibili, e l’opportunità  di ottenere un lavoro dignitoso con una decente retribuzione.

Molti paesi hanno già dimostrato che alcuni elementi di questo contratto sociale sono fattibili. Dopotutto, gli Stati Uniti sono i soli tra i paesi sviluppati a non riconoscere l’assistenza sanitaria come un diritto umano fondamentale. Ironia della sorte, mentre gli Stati Uniti spendono una quota maggiore per l’assistenza sanitaria – sia pro capite sia in percentuale del PIL – rispetto a qualsiasi altro paese sviluppato, il suo sistema prevalentemente privato produce esiti peggiori. L’aspettativa di vita degli Stati Uniti è appena superiore a quella del Costa Rica, un paese a reddito medio con un quinto del PIL pro capite dell’America.

Gli Stati Uniti pagano un alto prezzo per questi guasti, i cui costi continueranno molto probabilmente a crescere nel tempo. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro per i giovani maschi è ai minimi storici e anche il tasso d’impiego femminile sta diminuendo. Molti di coloro che hanno lasciato il mercato del lavoro soffrono di problemi di salute cronica e stanno assumendo farmaci antidolorifici, contribuendo alla crisi degli oppioidi che è arrivata a definire l’America di Trump. Con il 21% dei bambini americani che crescono in povertà, il persistente sotto-investimento nell’istruzione pubblica inciderà senz’altro sulla produttività futura.

Da una prospettiva “progressista-capitalista”, la chiave per la consegna di un nuovo contratto sociale si fonda attraverso un’opzione pubblica per i servizi che sono essenziali per il benessere. Le opzioni pubbliche ampliano la scelta dei consumatori e stimolano la concorrenza. La concorrenza, a sua volta, porterà a prezzi più bassi e ad una maggiore innovazione. Molti speravano che l’Affordable Care Act (Obamacare) del 2010 includesse un’opzione pubblica per l’assicurazione sanitaria. Ma, nel caso specifico, i lobbisti del settore sono riusciti a eliminarla dal provvedimento finale. È stato un errore.

Oltre all’assistenza sanitaria, gli Stati Uniti hanno anche bisogno di un’opzione pubblica per il personale conteggio di pensionamento, i mutui e i prestiti agli studenti. In caso di pensionamento, ciò potrebbe significare che le persone che desiderano maggiori entrate durante il pensionamento avranno la possibilità di contribuire maggiormente alla Previdenza Sociale durante i loro anni di lavoro, con aumenti proporzionati delle prestazioni pensionistiche. Ciò non sarebbe solo più efficiente del pagamento rispetto a un piano supplementare privato, ma anche proteggerebbe i cittadini dalle sfruttatrici imprese di gestione patrimoniale. In effetti, molte di queste aziende hanno fatto pressioni per non essere obbligate a rispettare alcun obbligo fiduciario, sostenendo in modo efficace che se non possono tosare propri clienti, non possono guadagnare abbastanza denaro per giustificare la loro esistenza. I conflitti d’interesse, da questa prospettiva, sono solo una parte di una zuffa generalizzata nel capitalismo del ventunesimo secolo: perché non costringere queste imprese a svelarli?

Inoltre, poiché le banche statunitensi affermano che non possono assumersi il rischio di sottoscrivere mutui, circa il 90% di tutti i mutui per la casa sono garantiti dal governo federale. Ma se i contribuenti hanno già assunto quasi tutto il rischio, mentre il settore privato continua a raccogliere tutti i profitti, non vi è alcun motivo per non avere un’opzione pubblica. Il governo potrebbe iniziare a offrire un mutuo convenzionale del 20% a 30 anni a chiunque abbia pagato le tasse per cinque anni, ad un tasso appena superiore a quello cui prende in prestito denaro. E, a differenza dei mutui privati, che sono stati virtualmente progettati per garantire che milioni di persone perdessero le loro case nella crisi finanziaria, un’opzione pubblica potrebbe essere concepita per consentire ai lavoratori di rimanere nelle loro abitazioni nel caso in cui affrontassero un disagio temporaneo.

Il ripristino della moralità

La maggior parte di queste proposte sono facili da capire; eppure le riforme economiche delle quali abbiamo bisogno dovranno affrontare seri problemi politici a causa dell’influenza degli interessi acquisiti. Questo è il problema delle gravi disuguaglianze economiche: esso inevitabilmente genera e rinforza la disuguaglianza politica e sociale.

Quando il movimento progressista originale emerse durante la Gilded Age americana nel tardo diciannovesimo secolo, il suo obiettivo principale era quello di strappare il governo democratico dai grandi capitalisti monopolistici e dai loro compari politici. La stessa cosa vale [farla] oggi per il capitalismo progressista. Richiede d’invertire lo sforzo sistematico del Partito Repubblicano per privare il diritto di voto ad ampi segmenti dell’elettorato attraverso la repressione degli elettori, la ridefinizione circoscrizioni elettorali (gerrymandering) e altre tecniche antidemocratiche. Si richiede anche che si riduca l’influenza del denaro in politica e si ripristino i corretti controlli ed equilibri (check and balance). La presidenza Trump ci ha ricordato che tali controlli sono indispensabili per il corretto funzionamento della democrazia. Ma essa ha anche esposto i limiti delle istituzioni esistenti (come il Collegio elettorale, attraverso il quale si sceglie il presidente, e il Senato, dove un piccolo stato come il Wyoming, con meno di 600.000 persone, legittima lo stesso voto della California, con quasi 40 milioni), sottolineando la necessità di una riforma politica strutturale.

La posta in gioco in America e in Europa è la nostra prosperità condivisa e il futuro della democrazia rappresentativa. L’esplosione di malcontento pubblico in Occidente negli ultimi anni riflette un crescente senso d’impotenza economica e politica da parte dei cittadini, che vedono le loro possibilità di vita nella classe media evaporino sotto i loro occhi. Il capitalismo progressista cerca di arginare lo strapotere del denaro concentrato nella nostra economia e nella nostra politica.

Ma c’è ancora più in gioco: la nostra società civile e il nostro senso d’identità, sia come individui sia come spirito collettivo. La nostra economia dà forma a chi siamo, e negli ultimi 40 anni un’economia costruita attorno a un nucleo di materialismo amorale (se non immorale) alla ricerca del profitto ha creato una generazione che abbraccia quei valori.

Non deve essere questo il modo. Possiamo avere un’economia più empatica e premurosa, costruita attorno a cooperative e ad altre alternative per le imprese a scopo di lucro. Siamo in grado di progettare sistemi migliori di governo societario, in cui non ci si limiti appena al profitto di breve periodo. Possiamo e dovremmo aspettarci un comportamento più consono dalle nostre imprese che massimizzano i profitti. Inoltre, [la stesura] di una regolamentazione adeguata toglierà alcune delle tentazioni di cattivo comportamento.

Abbiamo condotto un esperimento durato 40 anni con il neoliberalismo. L’evidenza ci porta a dire, comunque sia, che è stato un fallimento. E in qualsiasi modo esso sia preso in esame – il benessere dei cittadini comuni – è miseramente fallito. Dobbiamo salvare il capitalismo da sé stesso. Un programma progressista di riforme capitalistiche è la nostra migliore possibilità.

Joseph E. Stiglitz, a Nobel laureate in economics, is University Professor at Columbia University and Chief Economist at the Roosevelt Institute. He is the author, most recently, of People, Power, and Profits: Progressive Capitalism for an Age of Discontent (W.W. Norton and Allen Lane).

 

https://www.project-syndicate.org/onpoint/the-economy-we-need-by-joseph-e-stiglitz-2019-05?mc_cid=43c39d0511&mc_eid=e53d2e136e

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