Siamo pronti per il Pride?!

Roberta Cazzulo, Consigliere Comunale, la nostra Community


La prima marcia della storia fu pensata per commemorare le rivolte di Stonewall, durante le prime ore del mattino del 28 giugno 1969. La comunità queer di New York City era stanca dei maltrattamenti e della discriminazione riservatagli dalla polizia, così durante un raid allo Stonewall Inn, un gay bar nel cuore del Village, la comunità decise di reagire. Un anno dopo nacque la marcia del Pride, proprio a commemorazione di quegli eventi.
Sabato le piazze e le vie della mia città “si tingeranno” dei colori dell’arcobaleno, ma soprattutto di messaggi importanti e forti.
Sarà corteo pacifico, inclusivo, festoso e variopinto, dedicato all’accettazione.
È un momento importante per Alessandria per affermare quello che sarà il nostro futuro riguardo a diritti e valori in cui una democrazia deve credere.
Abbiamo steso un programma che vuole Alessandria una città aperta, dove tutti si possano sentire a casa. Una città “dei diritti e dei doveri”.
Sarà un Pride significativo perché è evidente che nei momenti di crisi qualcuno ritiene di trovare semplificazioni attraverso le discriminazioni.
Decido di incontrare Stefania Luce Cartasegna, Presidente di Tessere Le identità, una realtà che vuole essere un punto di incontro per coloro che sentono l’esigenza di confrontarsi con le tematiche dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale, superando il senso di isolamento che spesso genera disagio e frustrazione interiore. 
La sede è la Casa di Quartiere di Alessandria, via Verona 116, che apre le sue porte alla comunità alessandrina per instaurare un dialogo e un processo di integrazione socio-culturale che permetta uno scambio stimolante e di sicura ricchezza.
Luce è educatrice professionale e counselor. Si racconta e mi racconta.
Ha lottato tanto Luce e continua a farlo con consapevolezza, determinazione e generosità.
Mette subito in evidenzia l’importanza del “Fare rete” coinvolgendo l’amministrazione comunale, l’università e l’associazionismo locale e rileva come l’utilità di una buona comunicazione possa far si che le istanze portate avanti con forza e passione diventino realtà.
Alla domanda cosa ti aspetti da questo Pride? Risponde: “Roberta sarà una celebrazione delle diversità, un modo per sentirsi maggioranza all’interno della società. Non è solo un modo per emanciparsi, ma anche per ricordare che non si è soli, che esiste una comunità enorme che deve essere coinvolta.”
“I tuoi diritti, sono anche i miei … questo fa la forza, giusto”!?
Il Pride è la libertà di tutti, e parteciparvi significa condividere dei valori.
Non è accettabile che, in una società avanzata, alcune persone siano trattate come cittadini di serie B.
Ci sono dei cittadini e delle cittadine che chiedono, come sostiene la Costituzione, pari diritti.

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Polo logistico Pam: la giunta Abonante blocca l’iter per l’inizio dei lavori

“Durante la campagna elettorale uno dei punti fermi era batterci per impedire l’insediamento del polo logistico al Villaggio Europa. Oggi abbiamo adottato i primi atti amministrativi, coerenti con questa fondamentale scelta, che è parte integrante e qualificante della nostra visione di Città. In base ai provvedimenti oggi adottati, al momento non sarà possibile il rilascio del permesso di costruire e l’inizio dei lavori del polo logistico Pam Panorama presso il sito individuato dalla precedente Giunta Cuttica. Con queste parole il Sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, commenta i primi due atti di importanza strategica adottati dall’amministrazione appena insediata.

Con il primo provvedimento (proposta n. 330 del 13/7/2022) viene revocata la delibera n. 201, adottata dalla precedente Giunta il 23/6/2022, con la quale si “autorizzava la costituzione del Comune di Alessandria nel giudizio proposto da parte di un gruppo di cittadini avanti il TAR Piemonte, con ricorso notificato in data 21/6/2022”. In sostanza si revoca la costituzione in giudizio del Comune nel procedimento avviato con la raccolta firme (75 in 24 ore), e relativa sottoscrizione di circa 2.000 euro, per la presentazione del ricorso al TAR finalizzato alla sospensione e annullamento, in relazione al parere negativo della Provincia, della variante parziale del PRG che consente l’insediamento del polo logistico nel Quartiere Europa.

Con il secondo provvedimento (proposta n.331 del 13/7/2022), in base alla legge 241/90, viene sospesa per 60 giorni l’esecutività della delibera con la quale la Giunta precedente aveva approvato, il 16/6/2022, il piano esecutivo convenzionato, che di fatto consentiva la presentazione della richiesta di permesso di costruire e conseguentemente l’inizio dei lavori. Con il provvedimento oggi adottato non sarà quindi possibile procedere nell’iter di avvio dei lavori, in attesa del pronunciamento sui ricorsi da parte degli Organi competenti (oltre al ricorso al TAR da parte dei cittadini era stato infatti presentato, da parte di alcuni Consiglieri Comunali, un ricorso al Presidente della Regione Piemonte contro la stessa variante del piano regolatore).

Il discorso di insediamento del Sindaco Giorgio Abonante: “il perimetro avrà la stessa attenzione del centro”

Il discorso di insediamento del neo Sindaco di Alessandria Giorgio Abonante durante il primo Consiglio Comunale tenutosi Lunedì sera.

“Ho l’onore e il privilegio di rappresentare, attraverso il ruolo di Sindaco, tutte le alessandrine e gli alessandrini e di guidare la maggioranza nata dalla coalizione premiata alle recenti elezioni.

Voglio ricordare persone come Pier Angelo Giacobone e Antonio Martano, con le quali molti anni fa ho condiviso i primi passi in Consiglio comunale, e Alessandro Migali, uno della mia generazione che se fosse ancora con noi oggi
gioirebbe.
Abbiamo condotto una campagna elettorale propositiva con lo scopo di riavvicinare le persone alla politica e alle istituzioni.
Nonostante questo abbiamo registrato purtroppo una scarsa affluenza alle urne, dato che ci rattrista ma nella consapevolezza di aver seguito la strada giusta e con la convinzione di dover insistere per ampliare i confini del dialogo. Ora che la campagna elettorale è chiusa non dobbiamo commettere l’errore di archiviare il modo in cui ci siamo proposti.

Dobbiamo valorizzare la democrazia locale come sistema vissuto, sentito e partecipato al fine di rafforzare la dimensione deliberativa che rimane centrale e indispensabile. Ci sono ampi strati della società alessandrina che ritengono ormai inutile esprimersi alle elezioni, come se avessero la percezione di un Comune non in grado di incidere nella loro quotidianità; va pertanto risolto il problema del bilancio con interventi strutturali e con un complesso di proposte adeguato alla necessità di liberare spazi di spesa corrente, senza i quali non è e non sarà possibile dare risposte alla cittadinanza.
Gli interventi in conto capitale garantiti dai fondi regionali, statali ed europei devono permetterci di abbassare le spese di gestione oltre che di offrire servizi all’avanguardia. Tali investimenti ci devono altresì consentire di far crescere la
nostra comunità in modo omogeneo senza categorie di cittadini di serie a e di serie b a seconda dei ceti di riferimento o delle zone della città in cui risiedono; i servizi devono essere distribuiti nel tessuto urbano in modo omogeneo approfittando delle tecnologie digitali e stimolando altri enti, come la Regione e la Asl nel campo sanitario e assistenziale, a non dimenticare aree in cui risiedono decine di migliaia di persone.

Non sappiamo se il prossimo autunno inverno sarà per noi il terzo vincolato a delle limitazioni sociali e sanitarie; sappiamo con certezza di aver bisogno di un sistema di medicina e assistenza diffuso sul territorio e di una relazione solida fra il Comune, l’Asl, l’Azienda ospedaliera e il consorzio servizi sociali. Si tratta di valorizzare le risorse del sistema pubblico in relazione all’importante contributo offerto dal privato sociale, profit e non profit, senza il quale non avremmo superato la fase più dura del Covid. A breve chiederemo la convocazione dell’assemblea dei Sindaci Asl per affrontare questi temi in una prospettiva di collaborazione istituzionale e di area vasta. Anche per questa ragione abbiamo creato una delega apposita che dovrà trovare una corrispondente funzione nella nuova macro-struttura che stiamo preparando. È infatti quest’ultimo un primo, indispensabile, passaggio: l’organizzazione dell’Ente che deve essere coerentemente strutturato rispetto agli obiettivi di mandato. Occorrerà aggiungere funzioni e responsabilità legate all’innovazione, all’impatto sociale delle politiche pubbliche, e alla trasversalità del lavoro che il Comune al suo interno dovrà sviluppare. Come sarà necessario rivedere la microstruttura della Polizia Urbana, che deve essere maggiormente rispondente alle esigenze di sicurezza provenienti dai cittadini, anche più giovani, come emerso nei
confronti elettorali.

La distribuzione e l’accorpamento di alcune deleghe deve avere un riscontro nella nuova macrostruttura. Abbiamo costruito la squadra di Giunta con molte novità sia in termini personali che di ripartizione delle deleghe.
Rispetto al programma, promuoveremo un principio di continuità amministrativa in particolare riguardo la prosecuzione del percorso che porterà la nostra città ad avere un secondo ponte sul Bormida, sulla messa in sicurezza del Rio Lovassina e su altri progetti avviati come – a titolo di esempio – il nuovo Museo Civico all’ex Ospedale militare.
Procederemo invece in termini di discontinuità promuovendo un nuovo sistema di mobilità, favorendo quella sostenibile. Ci opporremo allo svuotamento di Palazzo Borsalino rispetto allo sviluppo della presenza dell’Università nel nostro territorio e concorderemo con Regione e ASO più opzioni per l’area su cui costruire il nuovo Ospedale.
Rispetto al nuovo Teatro si tratta di coinvolgere già nelle prossime settimane i potenziali gestori, animatori e fruitori per costruire un modello gestionale sostenibile e coerente al progetto che uscirà vincitore dal confronto competitivo.
Non ci costituiremo contro il ricorso presentato dai cittadini
sul tema di PAM Logistica.
L’aver previsto una delega specifica ai sobborghi è un ulteriore segnale di discontinuità. L’attenzione che vogliamo riservare verso le aree della città troppo spesso dimenticate nella pianificazione delle opere pubbliche, a risorse date, si può sintetizzare nella frase: “il perimetro avrà la stessa attenzione del centro”.

A breve verificheremo che tipo di progetto promuovere per il blocco nuova piscina e palazzetto dello sport, blocco per il quale beneficiamo – notizia recente – di risorse ma che secondo la procedura negoziata che lo Stato ha proposto è ancora in fase iniziale anche dal punto di vista progettuale.
Bisogna verificare le modalità – dove e come – costruire il nuovo tribunale, tassello fondamentale del nostro mosaico di sviluppo. Occorre, inoltre, verificare quali sono gli elementi progettuali della proposta cd. Smart City che si potranno mantenere senza gli eccessivi impegni finanziari che al momento, per quello che sappiamo, non godono di sufficienti coperture e senza chiarezza rispetto ai benefici di cui godrebbe la cittadinanza.
Rispetto al nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, l’anno in cui portare a sintesi le scelte di modifica dell’attuale filiera sarà il 2024, esercizio in cui sarà possibile investire gli utili previsti da ARAL. Quello sarà l’anno in cui, se avremo la
forza, metteremo in campo le modifiche che serviranno a garantire alla città di centrare gli obiettivi che ci hanno posto il legislatore europeo e quello regionale.
Al di là degli aspetti programmatici, il successo di questa consigliatura e di questa maggioranza passa dalla nostra capacità di coinvolgere i portatori di interesse pubblici e privati, e di coinvolgere il più possibile la cittadinanza attraverso tutti gli strumenti partecipativi più volte sperimentati nelle democrazie occidentali negli ultimi trent’anni. Il successo del nostro progetto di governo ci sarà se avremo la forza di attivare tutte le risorse centrali e residuali che ogni comunità, e quindi anche la nostra, sa offrire.
A questo proposito, vogliamo che il nostro percorso di governo della città possa dare risposte concrete alle domande dei cittadini. Alessandria deve essere una comunità coesa e nei prossimi cinque anni questo sarà il nostro obiettivo: crediamo infatti che una vera comunità di cittadini possa affrontare meglio le sfide del prossimo futuro.
Chiudo ringraziando tutte le candidate e i candidati, in primis naturalmente quelli della coalizione che mi ha sostenuto ma in generali tutti quanti, i quali grazie alla loro partecipazione e al loro impegno politico hanno reso un grande servizio alla nostra città in un periodo in cui – come ricordavo all’inizio – la partecipazione politica è ai minimi termini. Auguro a tutte le Consigliere e ai Consiglieri comunali un buon lavoro, così come alla Giunta e a tutto il personale del Comune e delle sue società partecipate.”

Hollywood sulle sponde della Bormida?

di mariano g. santaniello

Sugli schermi di alcuni canali delle tv generaliste italiane in queste settimane viene trasmessa con cadenza regolare una serie prodotta e distribuita dalla Paramount, Yellowstone, con protagonista una star del calibro di Kevin Costner con altri bravi attori statunitensi. La serie televisiva, come spesso accade per i prodotti hollywoodiani, mi pare un prodotto di buona fattura e di grande professionalità. Racconta la saga familiare, ambientata ai giorni nostri, di importanti allevatori di bestiame, i Dutton, proprietari di un vastissimo ranch nel Montana, il più grande dello Stato, continuamente minacciato da immobiliaristi speculatori a caccia di terreni, il rapporto “malato” della ricca famiglia con la politica e il Potere ed il loro perenne conflitto con l’adiacente parco nazionale di Yellowstone e con la locale riserva di nativi americani con tutto il loro portato di rapporti e di complessità sociale .

La ragione di questo mio incipit non è ovviamente la volontà di scrivere una recensione ad una serie tv; non ne ho né le competenze, né le capacità. No, in realtà vorrei utilizzare quanto sopra quale pretesto per evidenziare come anche un prodotto mediatico e spettacolare, con un importante impatto di pubblico mostri in tutta la sua crudezza e violenza il volto e il significato della rendita, esplicitato qui nella sua più aspra e primitiva realtà ovvero la rendita fondiaria. Nella serie non ci sono filtri, tutto è descritto nella sua brutalità e durezza e a raccontare tutto ciò, vorrei ricordarlo, è una storica major hollywoodiana ovvero la rappresentazione plastica del capitalismo più sfrenato e riconoscibile.

Già, la rendita fondiaria, una categoria dei processi socio-economici classici che sottende alle dinamiche di sviluppo e di mutamento, urbano e non, che qui in Italia è invece pressoché scomparsa dall’agenda del dibattito pubblico nazionale dopo un’importante stagione di trasformazioni legislative, amministrative e istituzionali in cui lo Stato – ovvero il potere Pubblico – ha tentato di governarne i processi cercando di ammorbidirne gli aspetti più gravemente speculativi e di rapina[1] . Quella stagione, rimasta nella storia sociale del Paese come il periodo della cosiddetta ”urbanistica riformista”, ha avuto il suo apogeo a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso ed ha introdotto e prodotto una serie di strumenti amministrativi e istituzionali attraverso i quali il Pubblico poteva competere con gli interessi immobiliari, contrastando le spinte speculative, garantendo sviluppo economico e sociale, introducendo forme di mitigazione tramite standards urbanistici, servizi, risorse fiscali e finanziarie che compensassero l’eccesso di plus valore ottenuto dagli immobiliaristi in un’ottica redistributiva di governo del territorio quale risorsa finita e bene comune.

Sappiamo che dopo quella stagione la “speculazione immobiliare” ha rialzato prepotentemente la testa e, forte della disponibilità di un imponente flusso di risorse finanziarie e di progressivi riposizionamenti e arrendevolezze da parte della controparte politica, ha imposto significative proposte insediative, nuove modalità di rapporti e relazioni tra i diversi portatori di interessi attivando meccanismi di scardinamento del sistema di controllo dei processi amministrativi che, nei fatti, hanno disarticolato le attribuzioni di ruolo ai vari soggetti in campo, rendendo sostanzialmente debole la componente pubblica nel rapporto tra le parti.

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“CITTA’ FUTURA”: Le Ragioni del Nostro Sostegno a GIORGIO ABONANTE

In previsione delle elezioni comunali l’Associazione “Città Futura” ha, per tempo, sollecitato le forze progressiste di Alessandria a presentarsi agli elettori con una coalizione la più ampia e coesa possibile, senza ingiustificate preclusioni.

Per realizzare questo abbiamo sostenuto: “si deve partire dalle forze politiche e dai movimenti che in questi ultimi anni hanno rappresentato l’opposizione nel Consiglio Comunale della città (PD, M5S, Lista Rossa, Moderati, Iv). E a cui va riconosciuto di aver operato in maniera unitaria e di essere riusciti a denunciare i pericolosi propositi dell’attuale maggioranza verso fondamentali beni pubblici del Comune, evidenziandone i limiti e le profonde divisioni”.[1]Lo scopo – aggiungevamo – deve essere quello di vincere, poiché i problemi della città non possono più attendere e la sua attuale condizione di declino culturale, economico e sociale deve essere arrestata, impedendo che diventi strutturale ed operando per invertirne la tendenza”.

Dopo l’indicazione unitaria, da parte del PD, della candidatura a sindaco di Giorgio Abonante – una designazione da noi, in tutte le sedi, fortemente auspicata – i componenti il direttivo dell’Associazione lo hanno incontrato e con lui si sono confrontati sulle priorità programmatiche. E nel corso delle numerose riunioni della coalizione i rappresentanti di “Città Futura” hanno, nel dettaglio, segnalato i punti programmatici ritenuti essenziali per almeno cominciare ad invertire il declino e aprire un minimo orizzonte di ripresa: a) Urbanistica e Piano Regolatore; b) Sicurezza idraulica; c) Riorganizzazione e rilancio dello Scalo ferroviario; d) Università e Politecnico; Teatro Comunale e Biblioteca Civica; e) Tutela ambiente e Salute pubblica; f) Gestione rifiuti; g) Qualità dell’aria e Piano del traffico.

Contenuti programmatici che, in massima parte, sono entrati a far parte del programma della coalizione e del sindaco: “Alessandria 2030”.

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– Area logistica – Dati necessari per valutare il progetto di area logistica Pam

Agostino Villa (Lista Abonante per Alessandria)

Premessa: un’area logistica, altrimenti detta interporto o anche terminal logistico, è un’area da dedicarsi a ricezione, trasbordo, parziale stoccaggio (magazzino) ed indirizzamento di contenitori di varie dimensioni (da scatole a container), con destinazione verso (e provenienza da) centri sia della pianura padana che oltr’Alpe.

Una scelta ragionata per il progetto di un’area logistica dipende da precisi dati operativi:

  1. dalle quantità e dalle caratteristiche delle merci movimentate in arrivo ed in partenza ogni giorno o in un anno (flussi annui complessivi);
  2. dal numero e tipi di accessi all’area logistica, se su gomma (autocarri) oppure su ferro (treni) o su entrambi i tipi (multimodalità)
  3. dai sistemi di trasbordo, ovvero carico e scarico (capacità di trasbordo) e di svuotamento, riempimento e indirizzamento dei diversi tipi di contenitori (capacità di riordino);
  4. dalla struttura (e relativi sistemi) di immagazzinamento (incluso la stima del tempo medio di stoccaggio);
  5. dalla struttura di gestione delle operazioni e numero e qualifiche degli operatori impiegati nelle movimentazioni e negli stoccaggi (ore lavoro /giorno e giorni lavoro / anno).

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Boris Pahor, testimone del Novecento

Boris Pahor

di Patrizia Nosengo

“[…] al bambino a cui era capitato in sorte di partecipare all’angoscia della propria comunità che veniva rinnegata e che assisteva passivamente alle fiamme che nel 1920 distruggevano il suo teatro nel centro di Trieste, a quel bambino era stata per sempre compromessa ogni immagine di futuro.”[1] Così, in uno dei suoi testi più desolati e drammatici, Boris Pahor ricorda l’evento cardine che, nella sua vita e nella vita della comunità slovena triestina, mutò il corso della storia del Novecento. Nato il 20 agosto 1913, Boris Pahor aveva 7 anni, quando il 13 luglio 1920 i fascisti diedero alle fiamme il Narodni Dom, la Casa del Popolo slovena di piazza Oberdan, nel corso di una delle tante azioni squadristiche che insanguinarono il territorio giuliano tra il 1919 e il 1925. Quell’incendio, nel quale perirono due persone, resta nella memoria di Pahor, come dicevamo, lo snodo fondamentale e il segno infausto del destino doloroso che avrebbe contraddistinto la sua vita, una vita che si dipana durante l’intero “secolo breve”, dagli ultimi anni dell’Impero asburgico a oggi; e che di quel secolo e delle sue atroci tragedie e infinite contraddizioni è stata testimone e lucida narratrice.

La Trieste imperiale in cui nacque e visse nei primi anni Boris Pahor era il luogo della stratificazione di culture, lingue, identità, esperienze molteplici e reciprocamente diverse, che nell’impero asburgico avevano trovato forme virtuose di convivenza e di sintesi, grazie alla porosità di un confine tra popoli differenti (l’italiano, il tedesco, lo sloveno, il croato, il greco, l’armeno) che, ancor più di altri confini, è stato ponte e non separazione e si è costituito quale figura, simbolo e luogo fisico e culturale di incontri e meticciamenti, di scambi e sovrapposizioni mutevoli e proteiformi. Non s’attagliava alla Trieste dell’infanzia di Pahor il mito dell’identità nazionale univoca e pietrificata: Trieste era, in quegli anni, come è ancor oggi, il crogiolo di eterogeneità contraddittorie e di aggregazioni divergenti, nel quale era ed è impossibile separare nettamente identità nazionali e individuali e nel quale, dunque, si annullava ogni mito nazionalistico.

Eppure, dopo la Grande guerra e il crollo dell’Impero multinazionale di Franz Joseph – la cui morte nel 1916 diviene simbolo della fine di un’epoca di pace e di prosperità -, le seduzioni nazionalistiche della comunità di lingua italiana assunsero coloriture sempre più aggressive e cupe, nelle quali si insinuò a partire dagli ultimi mesi del 1919 il cosiddetto fascismo di confine, il più feroce, impietoso e violento tra gli squadrismi presenti nelle altre parti del territorio italiano. Qui il fascismo impose la chiusura coatta di tutte le scuole di lingua slovena e croata, l’uso obbligatorio dell’Italiano negli uffici pubblici, la chiusura delle testate giornalistiche in lingua slovena e croata, lo scioglimento di circa quattrocento tra circoli sportivi, gruppi culturali, cooperative e persino istituti bancari appartenenti alla comunità slovena. A partire dal 1921, fu interdetto l’uso dello Sloveno nei procedimenti giudiziari e, dopo il 1923, fu vietato usare Sloveno o Croato in tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, nelle iscrizioni di qualsiasi genere, comprese quelle sulle pietre tombali e sulle corone di fiori per i defunti, nei libri per l’Infanzia e nei luoghi di ritrovo, come caffè e trattorie. Come rammenta Pahor in un altro suo romanzo, Una primavera difficile, negli anni Trenta di fatto l’uso dello Sloveno fu proibito anche nelle conversazioni private, sia per strada, sia nelle case, spesso assaltate dagli squadristi, se all’esterno si udivano conversazioni in una lingua differente dall’Italiano.

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Luca Ferraris (Lista Abonante per Alessandria) – Alessandria è una “città universitaria” o una “città con l’Università”?

La domanda che mi pongo fin da subito è “Alessandria è una città universitaria o una città con l’Università?”.

Facendo un passo indietro nel tempo, gli anni ’90 hanno visto radicarsi in città ben 2 Atenei: il Politecnico di Torino e l’Università del Piemonte Orientale.

All’inizio degli anni ’90 il quartiere Orti accolse l’insediamento del Politecnico di Torino, con la ristrutturazione radicale di quello che era in precedenza il macello civico, e la attivazione dapprima di Corsi di Diploma Universitario e successivamente di Lauree triennali.

La sede alessandrina del Poli nacque proprio per venire incontro alle esigenze del territorio, mettendo in comunicazione diretta i neo-ingegneri e le aziende della provincia.

L’Università del Piemonte Orientale, basata in 3 città, Alessandria, Novara e Vercelli, nacque inizialmente come decentramento dei Corsi dell’Università degli Studi di Torino; in Alessandria il primo insediamento avvenne a palazzo Borsalino, nella struttura della celebre fabbrica di cappelli, dove sussistono a tutt’oggi le attività del settore umanistico afferenti al Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche, Economiche e Sociali. In un secondo tempo, nel quartiere Orti, proprio a fianco del Politecnico, venne realizzato l’edificio che oggi ospita le attività di carattere scientifico, con il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica.

Questa è la storia.

Tornando ad oggi ci si potrebbe chiedere se la città si sia “accorta” della grande risorsa insediatasi sul territorio, oppure come spesso ha fatto su troppo fronti, si è limitata ad “osservarla” senza però farsene permeare.

Sono più propenso alla seconda: le Istituzioni hanno fatto la loro parte finanziando le quote a favorire e supportare le attività degli Atenei, ma la città nel suo complesso credo non abbia ancora fatto quei passi in avanti in termini di mentalità e quindi di iniziative (pubbliche e private) per abbracciare e coinvolgere le Università, e non solo ospitarle sul territorio cittadino.

Penso ai servizi dedicati agli studenti, quali mensa, collegi, biblioteche, trasporti dedicati, incentivi ad una mobilità sostenibile, agevolazioni, iniziative… Ecco in una “città universitaria” questo dovrebbe costituire la normalità, il passo che la città compie per andare incontro ad esigenze nuove, effervescenti, e che costituiscono una grande opportunità di crescita economica e sociale per l’intera comunità.

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Roberta Cazzulo (Lista Abonante per Alessandria) – Impariamo a “fare squadra”

Lo sport – ed in modo particolare lo sport di squadra – deve essere incentivato perché contribuisce a migliorare la salute psicofisica di persone di ogni età, ma soprattutto per la sua funzione sociale, formativa, culturale, di rispetto delle regole e come veicolo di inclusione e aggregazione. Per questi motivi deve essere diffuso e favorito sia a livello di strutture, che vanno indubbiamente migliorate e “assicurate”, che di stimolo,  sensibilizzazione e promozione. Lo sport rappresenta un “bene da preservare”. È sufficiente osservare qualunque squadra giovanile di qualunque disciplina sportiva allenarsi e giocare una partita e immediatamente si è di fronte alla società di domani, cioè ragazzi e ragazze che provengono da contesti culturali diversi, spesso di status sociale e nazionalità differenti, che imparano a “fare squadra”: si passano la palla in maniera efficace, si supportano per poi raggiungere un obiettivo comune, che è vincere una partita.

Lo sport esprime un modello molto chiaro ed evidente.

Allenare, allenarsi, guardare altrove” non è soltanto il titolo del libro di Mauro Berruto, ma dovrebbe essere un modo per affrontare la vita, dando il meglio di sé in ogni occasione.

Alcune settimane fa abbiamo avuto modo di confrontarci con il Presidente della Società Alessandria Volley, Andrea La Rosa, con alcuni allenatori e membri dello staff.

Abbiamo avvertito la passione e apprezzato l’incredibile impegno delle persone coinvolte e che vi dedicano il loro prezioso tempo.  Credo convintamente che un’Amministrazione comunale debba provvedere affinché l’accesso alle strutture pubbliche sia reso più agevole per le associazioni sportive e in generale per ogni soggetto che intenda intraprendere un percorso sia a livello amatoriale che agonistico.

Un Comune deve giocare un ruolo aggregante che valorizzi lo sport e riconosca in esso un fattore imprescindibile.

Per conoscere e comprendere meglio le esigenze e le prospettive future della Società Alessandria Volley ho deciso di incontrare il suo Presidente, Andrea La Rosa, il Direttore Tecnico, Massimo Lotta  e il vice Presidente della società, Claudio Capra.

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Marìca Barrera – L’occasione Persa

Marìca Barrera

Era febbraio del 2016 quando il collega di giunta Abonante mi chiese di incontrare Daniel Gol e Laura Marchegiani di Teatro Distinto. Con loro poteva nascere qualcosa di nuovo per la città: momenti di teatro nei locali sfitti. Ne parlammo, pensai che avrebbe potuto essere una buona occasione per coinvolgere le tante attività commercial della città, soprattutto bar e ristoranti del nostro territorio. Teatro dentro i locali sfitti, musica sui balconi delle abitazioni, commercio e ristorazione fuori dai locali. Ne parlai con il sindaco Rita Rossa, con la collega Oneto.

Decidemmo di lanciare il progetto!

Convocai le associazioni di categoria. Un’impresa non semplice per le premesse piuttosto ambiziose. L’Ascom ci segui subito con entusiasmo, e con Davide Valsecchi si propose come guida e coordinamento dei ristoratori e del food di territorio. Il Comune, in un lavoro di squadra tra assessori e funzionari coordinò le proposte e la complessità dell’evento. Sei mesi di preparativi, una rete di collaborazione e l’entusiasmo che cresceva. Arriva settembre, arriva “aperto per cultura”.

Alessandria risponde, Alessandria risplende.

A gennaio del 2017 si crea il gemellaggio con Siracusa, a marzo si ripete l’esperienza in Sicilia con la partecipazione di tante attività alessandrine. È un successo. Le nostre attività e la lunga tavolata all’allestita con eleganza e prestigio fa innamorare i siracusani e gli alessandrini a Siracusa. Anche La Stampa in edizione nazionale ne parla. Aperto per cultura dovrà diventare, insieme alla festa di Borgo Rovereto, una delle manifestazioni più importanti per la città. Questo era nel programma elettorale un punto qualificante.

Cambia la giunta. L’anno dopo l’evento si ripete perché l’entusiasmo della città, delle attività e di chi aspettava l’evento non potevano essere negati. Quest’anno avrebbe dovuto essere il momento della ripartenza per ritrovarsi e riunire Alessandria dopo il periodo buio del covid. A maggio l’appuntamento per la città avrebbe dovuto essere Borgo Rovereto (onorando anche la perfetta organizzazione di chi, come Mariella Garbieri, in tanti anni si è sempre spesa per realizzarla). E a settembre l’appuntamento con aperto per cultura.

Ma l’ansia elettorale di strumentalizzare un evento in vista del 12 giugno è stata più forte del senso di responsabilità che avrebbe dovuto emergere nei confronti degli operatori economici e culturali del nostro territorio.

L’occasione è stata persa. E dire che la pausa forzata del covid avrebbe potuto dare alla amministrazione di questo comune il tempo per programmare e organizzare al meglio gli eventi. Il sindaco e gli assessori si sono persi nel nulla.

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