
(di Giorgio Abonante)
Si vende Alegas per fare cassa, sfacciatamente e maluccio pure, scrivendo nella delibera che si fa così perché è obbligatorio fare così. Detto che proprio in questi giorni il Parlamento ha posticipato il passaggio del commercio del gas al mercato libero che, comunque, di per sé non sarebbe una ragione sufficiente per motivare la vendita di Alegas, manca un piano industriale e non c’è una parola sulle prospettive dell’azienda nella delibera che andrà in Consiglio comunale.
Ricordo che Alegas è la società del gruppo Amag che si occupa della vendita del gas. L’attività di vendita è separata da quella di distribuzione, come previsto dalla legge, che è stata affidata dall’ottobre del 2016 ad Amag Reti Gas.
Ma cosa non funziona in questa operazione?
Non tanto il fatto che si faccia, perché bisogna fare i conti con un mercato globale in cui tutto è rapido cambiamento e che deve fare i conti con variabili impreviste e pesantissime come quella dei costi della materia prima, in crescita per ragioni innanzitutto di natura geopolitica e poi economiche, bensì che si sia fatta così, con un socio di maggioranza, Iren, che, come prevede il Patto parasociale, sottoporrà “entro e non oltre il 30 giugno 2022 il piano economico finanziario pluriennale per gli esercizi 2022, 2023 e 2024 da redigere in conformità al Piano Strategico Industriale (Programma Operativo e Pianificazione Economico Finanziaria)” che viene indicato nell’Allegato 4.1 che però risulta tuttora una pagina bianca.
Gli impegni presi nero su bianco per i prossimi cinque anni (è l’arco temporale della validità del Patto, poi si vedrà perché essere riconfermato come disdetto) prevedono che il socio di maggioranza si impegni “irrevocabilmente” a “non cambiare la denominazione sociale Alegas”, a “non svolgere attività commerciali di vendita di energia elettrica o gas in concorrenza con la società nella provincia di Alessandria” e a “mantenere i rapporti di lavoro subordinato in essere con le risorse di Alegas alla data odierna fatto salvo il caso di lavoratori interessati da provvedimenti di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo. In ogni caso, il socio di maggioranza curerà il mantenimento della formazione professionale e dello sviluppo aziendale”.
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