Gruppo Cons. PD e Lista Rossa – Rendiconto 2020. Il bilancio del nostro Comune e la foglia di fico del “passato”

Municipio di Alessandria

E’ una pericolosa illusione, oltreché facile scusa e solito scaricabarile, sostenere che il bilancio del Comune sia in sofferenza “per colpa del passato”. Se così fosse, in fondo, potremmo tutti tirare un sospiro di sollievo: liquidate le ultime passività rimaste dalla gestione del dissesto avremmo un ente in grado di tornare a investire liberamente facendo riferimento a risorse proprie.

Non è così, purtroppo, ed è bene che si sappia.

Siamo, insomma, alle solite. Manca la volontà politica di guardare in faccia alla realtà perché è difficile dire ai cittadini che il Comune sta spendendo troppo e male in relazione a quel che riesce a incassare e ai servizi che riesce a offrire, in alcuni casi pessimi, a giudicare dallo stato di scarsa cura dell’ambiente urbano, in altri buoni, almeno alle condizioni date.

Pensano, forse, che siccome nella primavera estate 2022 si vota, ci sarà modo di pensarci in seguito. Grave errore. E incombe la prossima rata del piano di riequilibrio; sono altri 4 mln circa che dovranno uscire dall’avanzo 2021. Non dimentichiamo che nel 2020, per recuperare una cifra molto simile, il Comune ha dovuto vendere le farmacie. Andiamo avanti così o la Giunta avrà il coraggio di affrontare il Consiglio comunale e la città dicendo la verità?

Continua a leggere “Gruppo Cons. PD e Lista Rossa – Rendiconto 2020. Il bilancio del nostro Comune e la foglia di fico del “passato””

Difesa del lavoro ed elogio del sindacato

(di Giorgio Laguzzi)

Gente, questo grande Paese, gli Stati Uniti d’America, non lo ha costruito Wall Street, ma lo hanno costruito i nostri lavoratori. E la classe dei lavoratori è stata resa solida dai sindacati.”

Quando sento dei grandi imprenditori dirmi che non trovano persone che decidano di fare lavori che loro offrono, io rispondo loro: Pagateli di più!”

Forse molti riformisti italiani resterebbero basiti nello scoprire che queste parole sono state pronunciate giusto la scorsa settimana da Joe Biden, “sleepy Joe”, che molti si erano illusi potesse rappresentare il ritorno del “moderatismo” e del “centrismo” in seno al centrosinistra.

Sembrano passate diverse ere politiche da quando anche nell’alveo dei riformisti e del centrosinistra dominava una certa tendenza ad inseguire un certo populismo, ritenendo il sindacato un rottame del passato, atto a usare ancora il telefono a gettoni in un mondo dominato dagli smart-phone.

Oggi invece è proprio Joe Biden a restituire dignità e centralità politica al sindacato e alla classe lavoratrice con queste sue parole. Volendo rintracciare dei fondamenti nel campo economico alle parole del presidente Democrats, non è forse un caso il recente paper di Farber et al. pubblicato nientemeno che dalla rivista Quarterly Journal of Economics, considerata il top journal a livello globale, in quanto a prestigio (h-index e citazioni, prendendo come fonte il database Scopus).

In questo breve articolo ci proponiamo di riportare all’attenzione alcuni risultati presenti in questo prestigioso paper, nonché altri pubblicati in questi anni, per dare solidità ad un concetto che forse per troppo tempo i partiti socialdemocratici, riformisti e progressisti hanno dimenticato: l’importanza della classe lavoratrice nella costruzione dell’economia di uno stato, l’importanza di garantire diritti sociali e “buon lavoro”, e il ruolo fondamentale svolto dai sindacati nel promuovere una società con condizioni più giuste e più sane per la classe lavoratrice, oltre ad una capacità stessa di spinta riformatrice del mondo del lavoro.

Con questo ovviamente non si vuol sostenere che non vi possano essere cose migliorabili all’interno delle varie forme di sindacato, così come qualsiasi altro contesto appare sempre migliorabile e possa necessitare di un certo grado di spinta riformatrice interna. Ma al di là di ciò, il messaggio sopra riportato dovrebbe ritornare ad essere un punto fondamentale per chi ritiene di portare avanti uno spirito socialdemocratico e riformista.

Continua a leggere “Difesa del lavoro ed elogio del sindacato”

Re Riccardo e lo “scippo” di Vercelli

Riccardo III° Re d’Inghilterra

Il documento ufficiale che sostiene il nuovo “Dipartimento per lo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica (DISSTE) è una sorta di “apologo” dell’Università del Piemonte Orientale (UPO) che illustra la necessità di introdurre un nuovo paradigma tecnico-scientifico e morale finalizzato alla “salvezza del mondo”, con contenuti impossibili da non condividere per chi, come chi scrive su questo blog, critica i modelli economici neoliberisti basati sulla indiscriminata “estrazione di valore”.

Se vi capita di scorrere a ritroso i testi pubblicati su Il Ponte troverete molti post attentamente selezionati dalla recente letteratura economica anglosassone, i cui autori (Mariana Mazzucato, Dani Rodrik, Joseph Stiglitz, Angus Deaton, Paul Krugman, ecc.) pongono simili quesiti, al seguito dei quali non mancano mai da parte loro ipotesi di “soluzioni” metodologiche inerenti la cosiddetta pianificazione sostenibile.

Il nostro obiettivo si poneva il compito di sensibilizzare la comunità locale, la sua corrente classe dirigente verso le cosiddette “avanguardie” economico-sociali che, nonostante lo sferzare dell’uragano neoliberista, si proponevano di guidare il cocchio di una sinistra pragmatica e propositiva (l’economia digi-circolare, il ritorno delle politiche di bilancio, la fallibilità del mercato), contrapponendosi aspramente all’accondiscendenza di una moderata socialdemocrazia, acclimatata da tempo e per pigrizia nella confortevole “sintesi neoclassica”. Parimenti, dimostrandosi altrettanto risoluta nel non rinunciare alla difesa dei diritti collettivi e sociali. Questi, intesi, come architravi imprescindibili per la costruzione di un nuovo paradigma economico-sociale.

I livelli di azioni per la sostenibilità presenti nel documento del DISSTE sono complessi e articolati, non dissimili dalla trama tessuta dall’economista anglo-italiana Mariana Mazzucato con le sue celeberrime “missions”, le quali, se dal punto di vista della politica economica ri-inventano un nuovo rapporto interattivo tra privato e pubblico, in quello dell’analisi teorica pongono le basi per un suggestivo sincretismo intellettuale tra Keynes e Schumpeter.

Tuttavia il punto non è questo. Lo “scatto” in avanti dell’UPO concentra le tre strategie indipendenti (formazione, ricerca, sperimentazione applicativa regionale e internazionale) sull’asse preferenziale Vercelli – Novara, lasciando Alessandria nell’oscuro mondo delle tenebre e creando, addirittura, un corso di laurea magistrale in Giurisprudenza istituito al Dipartimento di Studi per l’Economia e l’Impresa (Disei) di Novara a partire dall’anno accademico 2022-2023[1].

Citiamo fedelmente dal documento DISSTE: “Le forze imprenditoriali di punta del territorio Vercellese e Novarese hanno espresso un forte interesse a sviluppare sinergie con il nuovo dipartimento, ai fini sia della formazione sia della ricerca.

C’è da chiedersi che cosa facesse il nostro prode Re Riccardo e il suo seguito di valvassori e valvassini – ormai assunto stabilmente nel gotha nazionale della politica e del carrozzone mediatico – nel momento in cui il rettorato di Vercelli avocò a sé la parte più succosa e innovativa del progetto UPO, lasciando ovviamente ad Alessandria l’incertezza sul che fare.

Continua a leggere “Re Riccardo e lo “scippo” di Vercelli”

Mariano G. Santaniello – Solidarietà, Motore della Storia?

Mariano G. Santaniello

Vita, morte e opere di padre Camilo Torres Restrepo, sacerdote guerrillero

Il 2020 è stato un anno complicato. La diffusione della pandemia ha messo in evidenza i limiti strutturali e le fragilità delle nostre società, tutte sia quelle più avanzate  sia quelle più povere. Il contagio e la diffusione del virus hanno esplicitato chiaramente come il modello di sviluppo dominante, sociale economico e ambientale manifestasse chiari limiti e la propria insostenibilità, confermando le gravi disparità e diseguaglianze intercorrenti tra stati, popoli e individui.  L’iconica immagine di papa Francesco, solo e sotto una pioggia battente in piazza S. Pietro a celebrare i riti liturgici per la Pasqua ricordandoci che “nessuno si salva da solo” sono stati il simbolo di quella stagione che ancora stiamo vivendo con drammaticità.

Proprio nel dicembre 2020 è stata pubblicata una ristampa di un piccolo grande libro che, nel corso degli anni sessanta del ‘900, è stato uno di quei volumi che hanno saputo raccontare le vicende, il clima, i sentimenti di una straordinaria stagione di mutamenti sociali che caratterizzarono l’intero mondo. Questo libro, – stampato da “Oaks editrice”, piccola etichetta avvezza a riedizioni di testi e autori con il tempo scivolati nell’oblio -, è “Liberazione o morte!” di padre Camilo Torres Restrepo, raccolta antologica dei suoi scritti e riflessioni, opera pubblicata la prima volta da Feltrinelli nel 1969. Questa nuova riedizione si arricchisce di un lungo saggio introduttivo scritto a quattro mani da Giorgio Barberis e Francesco Ingravalle, docenti presso la nostra sede distaccata di Alessandria dell’Università del Piemonte Orientale, in cui i due studiosi rileggono i testi di Torres proponendone alcune chiavi di lettura, evidenziandone l’attualità dei contenuti e delle tesi. L’allentamento delle restrizioni legate alla pandemia hanno consentito la possibilità di presentare questo testo al pubblico e poterne discutere insieme durante queste prime uscite estive. E’ già accaduto poche settimane fa a S. Salvatore Monferrato nell’ambito della rassegna estiva organizzata dal Comune, si riproporrà il prossimo 23 luglio in quel di Orsara Bormida quale appuntamento della rassegna estiva di incontri voluta e organizzata dall’ISRAL.

Analizzare la vicenda umana di Camilo Torres significa calarla e contestualizzarla nel clima sociale e politico dell’America Latina e, più in generale, nello scenario geopolitico mondiale dei decenni intorno alla metà Novecento. Era la stagione delle forti polarizzazioni dei conflitti, delle “sfere di influenza”, delle politiche neoimperialiste delle grandi potenze uscite vincitrici dalla II^ guerra mondiale , dei “cortili di casa”. Ma fu anche il tempo delle lotte per l’indipendenza e la liberazione dal giogo coloniale per decine di Stati, dell’affermazione dei principi di autodeterminazione dei popoli, delle possibili vie da seguire nella definizione di innovativi assetti sociali e istituzionali. Fu  il momento della Revolucion cubana che viene letta come chiave di volta, come “detonatore” – come ricordano Barberis e Ingravalle richiamando una riflessione di Eduardo Maspero – per un nuovo atteggiamento dei popoli subalterni, latinos e indios, nei confronti dell’aggressivo imperialismo yankee  e che esprime campioni come Fidel Castro, Camilo Cienfuegos e, ovviamente, Ernesto Che Guevara, divenutone poi l’icona. Questa stagione di ribellismo (la guerrilla, n.d.r.) alle storiche condizioni di sfruttamento di intere popolazioni affonda le proprie radici nelle sfide impari di cui i Josè Martì o Augusto Sandino furono precursori e paladini nei decenni precedenti del 900. Di questo si possono leggere in nuce i presupposti, per fare un esempio pop, nei famosi “Diari della motocicletta” di Alberto Granado e appunto Ernesto Che Guevara[1]. Detto in tutta sincerità c’è forte il rischio della nostalgia, della retorica e della mitizzazione nel ricordare quella stagione, ma chiunque abbia memoria per averne vissuto il clima,  certe considerazioni sono lì, ineluttabili, a confermarle.

Detto ciò, non toglie nulla alla straordinarietà della parabola esistenziale di Camilo e agli effetti che le sue riflessioni, critiche  e profonde, hanno lasciato sul terreno nel panorama sociale e culturale, non solo in America Latina.

Camilo Torres Restrepo nasce a Bogotà nel 1929, da una famiglia dell’alta borghesia liberale colombiana ed è il rampollo di due delle più importanti dinastie del Paese. Compie da subito importanti studi presso istituti cattolici privati; manifesta un carattere ribelle sin da giovane e, dopo un percorso formativo lungo e qualificato, viene ordinato sacerdote nel 1954, decidendo di schierarsi dalla parte dei più poveri. Fortemente interessato dalla realtà politica, sociale ed economica del suo Paese, intraprende  un percorso formativo di alto profilo in Europa presso l’Università cattolica di Lovanio, in cui si addottora nel 1958 specializzandosi in Sociologia. Rientrato in Colombia si spende da subito nella causa di difesa delle classi subalterne della popolazione e affianca all’impegno pastorale una forte e vibrante attività di sociologo[2], studioso dei fenomeni sociali e delle dinamiche che tali fenomeni producono, evidenziando sempre più la necessità di incidere in maniera profonda e radicale nei rapporti e nelle relazioni tra le varie componenti sociali interagenti. Diventò una delle figure più in vista, più ascoltate e più influenti nel panorama dell’intellighènzia colombiana, apprezzato ovviamente da una parte, sia pur considerevole, della società.

Continua a leggere “Mariano G. Santaniello – Solidarietà, Motore della Storia?”

Nouriel Roubini – L’incombente crisi del debito in regime di stagflazione

Nouriel Roubini

Ci risulta difficile commentare per diverse ragioni il futuro scenario stagflazionistico dipinto da Nouriel Roubini in questo suo breve ma lucido post. La prima è quella di sperare che non accada, ma in verità i presupposti, da lui attentamente descritti, ci sono tutti; la seconda dipende dal fatto che l’autore è uno dei pochi esperti indipendenti – se non forse l’unico – di alto calibro e di riconosciuta competenza nel settore finanziario, le cui analisi  che, sebbene non trovino ampio spazio nel corrente dibattito mediatico, vengono lette “nascostamente” con attenzione, proprio da quello stesso mondo, maldisposto nei suoi confronti, che però gli riconosce una stringente logica associata a una schietta autonomia nel giudicare i fatti e dedurne le conseguenze.  

The Looming Stagflationary Debt Crisis

Jun 30, 2021 NOURIEL ROUBINI

Years of ultra-loose fiscal and monetary policies have put the global economy on track for a slow-motion train wreck in the coming years. When the crash comes, the stagflation of the 1970s will be combined with the spiralling debt crises of the post-2008 era, leaving major central banks in an impossible position.

NEW YORK – Ad aprile, avvertii che le politiche monetarie e fiscali estremamente accomodanti di oggi, se combinate con una serie di shock negativi dell’offerta, potrebbero portare a una stagflazione in stile anni ’70 (alta inflazione accompagnata  da una recessione). In effetti, il rischio di oggi è ancora più grande di quanto non fosse allora.

Dopotutto, il rapporto debito/PIL nelle economie avanzate e nella maggior parte dei mercati emergenti era molto più basso negli anni ’70, motivo per cui la stagflazione non è stata storicamente associata alle crisi del debito. Semmai, l’inflazione inaspettata negli anni ’70 spazzò via il valore reale dei debiti nominali a tassi fissi, riducendo così l’onere del debito pubblico di molte economie avanzate.

Al contrario, durante la crisi finanziaria del 2007-08, elevati rapporti d’indebitamento (privato e pubblico) hanno causato una grave crisi del debito – con lo scoppio delle bolle immobiliari – ma la conseguente recessione generò a una bassa inflazione, se non addirittura a una deflazione. A causa della stretta creditizia, ci fu uno shock macro sulla domanda aggregata, mentre i rischi oggi gravitano sul lato dell’offerta.

Ci resta quindi il peggio sia della stagflazione degli anni ’70 sia del periodo 2007-10. I rapporti di debito [con i PIL] sono molto più alti che negli anni ’70 e un mix di politiche economiche espansive e shock negativi dell’offerta minaccia d’alimentare l’inflazione piuttosto che la deflazione, ponendo le basi per la madre delle crisi stagflazionistiche del debito nei prossimi anni.

Per ora, le politiche monetarie e fiscali espansive continueranno ad alimentare bolle creditizie e patrimoniali, provocando un disastro ferroviario al rallentatore. I segnali di allarme sono già evidenti negli alti rapporti prezzo/utili di oggi, nei bassi premi per il rischio azionario, nel gonfiato settore immobiliare e tecnologico e nell’esuberanza irrazionale intorno alle società di acquisizione a scopo speciale (SPAC), nel settore delle criptovalute, nel debito societario ad alto rischio, nel prestito obbligazionario garantito, nelle private equity, nelle azioni alla moda e nell’incontrollato trading giornaliero da parte degli operatori. Ad un certo punto, questo boom culminerà nel cosiddetto “momento” di Minsky (un’improvvisa perdita di fiducia) e le politiche monetarie più restrittive scateneranno un crollo.

Ma nel frattempo, le stesse politiche espansive che stanno alimentando le bolle patrimoniali continueranno a guidare l’inflazione dei prezzi al consumo, creando le condizioni per la stagflazione nel momento in cui matureranno i prossimi shock negativi dell’offerta.

Tali shock potrebbero derivare da un rinnovato protezionismo; dall’invecchiamento demografico nelle economie avanzate ed emergenti; dalle restrizioni all’immigrazione nelle economie avanzate; dal trasferimento della produzione in regioni ad alto costo; o dalla balcanizzazione delle catene di approvvigionamento globali.

Continua a leggere “Nouriel Roubini – L’incombente crisi del debito in regime di stagflazione”

Giorgio Baracco – Socialmapping: i servizi a portata di mano

Giorgio Baracco

Anni di lavoro fisico e intellettuale, lunga esperienza nazionale e internazionale, Giorgio Baracco, alessandrino, un valore per il nostro territorio.

Il presente articolo è uscito su Rivista Impresa Sociale ed è qui pubblicato con il permesso dell’autore 

Socialmapping.it, uno spazio digitale di informazione e di interlocuzione con i cittadini sul welfare locale sviluppato da alcune imprese sociali nelle province di Asti e Alessandria, è il frutto di un dialogo tra i servizi e il Terzo settore locale, che valorizza il ruolo delle comunità nel generare risorse formali e informali.

Dall’emergenza alla (quasi) normalità. Dalla pratica alle politiche. E passato oltre un anno da quando nel cuore della pandemia, un gruppo di attivisti e di organizzazioni del Terzo Settore del territorio di Alessandria avevano immaginato di rispondere al forte disorientamento dei cittadini e alla crescita delle urgenze sociali attraverso una piattaforma digitale (www.covid19alessandria.help ) che raccogliesse le informazioni di carattere istituzionale e non e favorisse il coinvolgimento dei cittadini attivi in una risposta strutturata al bisogno.

Una piattaforma che costruiva la sua ratio su due elementi distinti ma complementari, l’Informazione come premessa per una concreta esigibilità dei diritti da un lato e il valore del digitale come elemento di aggregazione delle istanze, dei bisogni e delle risorse della comunità dall’altro, e che nel giro di pochi mesi era entrata de facto all’interno dei dispostivi di intervento del sistema territoriale (in particolare grazie alla partnership con l’Azienda Ospedaliera San Antonio e Biagio con cui si era costruita la rubrica

Le Parole del Covid e all’endorsement del Comune di Alessandria che ha incluso la piattaforma all’interno della sua app cittadino digitale). Un risultato che aveva garantito all’esperienza il tradizionale quarto d’ora di celebrità di wahorliana memoria grazie al riconoscimento del Comitato Scientifico del Corriere Buone Notizie che l’aveva indicata come la “migliore esperienza di rete nata durante la pandemia”.

A distanza di quasi un anno da quell’esperienza, nata come risposta a un’emergenza di proporzioni storiche, molto è stato detto e scritto sulle insufficienze strutturali del sistema di Welfare e della (in)capacità dello stesso di rispondere a stress test, nonché sulla necessità di superarne la logica prestazionale, di costruire risposte integrate sui territori (che ne superino l’intrinseca settorialità) e rimuovere le barriere agli accessi ai servizi dei cittadini (digitale come elemento sistemico di riduzione delle asimmetrie informative).

Continua a leggere “Giorgio Baracco – Socialmapping: i servizi a portata di mano”

Treni, non ci siamo proprio.

Nel giugno di quest’anno è stato presentato da Trenitalia l’orario estivo: un orario ricco di novità sulla programmazione a mercato e intercity (quest’ultimo un brand che, nonostante le apparenze, è pubblico e finanziato dallo Stato), ma nessuna di queste riguardava il Piemonte, meno che mai l’alessandrino. Non poca l’amarezza essendo sempre in attesa del ripristino dei collegamenti su Bologna e su Roma che, nonostante le proposte e le istanze, restano lettera morta e nonostante quasi ovunque, meno che nel nostro bacino, se non del tutto almeno parzialmente le istanze vengano raccolte dal Ministero o da Trenitalia.

A  questa delusione si aggiunge una vera e propria insofferenza nel venire, quasi per caso, a conoscenza che il già imbarazzante orario estivo ha, per il bacino della Provincia di Alessandria, una ulteriore riscrittura a partire dal 5 luglio e fino al 12 settembre, inutile dirlo, una riscrittura in peggio.

Nel nuovo orario estivo per le aree Acqui-Alessandria-Casale si assiste ad un ulteriore impoverimento della relazione Alessandria – Voghera e quindi di un’ulteriore contrazione della connessione con Milano e l’Emilia per tutta la provincia, qualche esempio “numerico”:

  • primo treno utile per Milano Centrale da Alessandria alle 07:08, in agosto alle 12:11. Resistono solo le quattro coppie su Porta Genova, ma l’unica che ha tempi accettabili è alle 07:25 da Alessandria
  • sostanziale dismissione del collegamento Savona – Acqui – Alessandria (primo collegamento diretto da Savona  a Alessandria alle 10 del mattino, ultimo collegamento inverso alle 17.40 da Alessandria per Acqui e Savona ).  In agosto con la soppressione del 90% del servizio autobus fra Alessandria e Acqui e Alessandria e Casale i collegamenti saranno minimi.
  • Asti – Acqui ulteriore taglio del primo treno del mattino e di un collegamento a metà giornata su una linea che già opera dal lunedì al venerdì (!).

Non sappiamo se questi tagli dipendano dal contenzioso Trenitalia – Regione di cui confusamente la popolazione è venuta a conoscenza mentre le veniva spiegato perché i servizi già pessimi non solo non miglioravano, ma, anzi, peggioravano, né sappiamo se dipendano da una scelta unilaterale della Regione o di Trenitalia che riduce i suoi costi limando i turni macchina e turni uomo.

Continua a leggere “Treni, non ci siamo proprio.”

Pier Luigi Cavalchini – Una città in movimento, non più una città addormentata

Pier Luigi Cavalchini

In margine all’eclatante protesta (con tanto di incatenamento) di alcuni rappresentanti della politica locale

Davanti al Teatro comunale di Alessandria o, almeno, a quel che ne resta , si sono incontrati diversi amici, prima ancora che rappresentanti politici, che cercano – disperatamente – di riportare l’attenzione sul degrado del nostro bel Teatro Comunale. Una struttura ideata e voluta dalle amministrazioni di Centro-Sinistra degli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo sulle ceneri di ciò che restava dell’antico Teatro “Virginia Marini”. Fatti che tutti gli alessandrini ben conoscono e che ci riportano ai bombardamenti e alle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, a discussioni infinite durate  trent’anni sulle possibilità di recupero del Teatro ”Marini”. Meravigliosa arena settecentesca devastata da più ordigni bellici che, purtroppo, non poté essere recuperata. Si arrivò, così,  alle decisive scelte che portarono prima la Giunta Mirabelli, poi la Giunta Veronesi, alla edificazione del glorioso Teatro Comunale alessandrino. Usiamo il termine “glorioso” perché fin dalla sua nascita ha sempre avuto una propensione all’apertura culturale, alla formazione delle coscienze, all’istruzione e ai giovani. Oltre che, ovviamente,  alla qualità e alla varietà delle proposte culturali messe in atto. Teatro, anzi “gran Teatro”, Musica, Varietà, Cinema, Teatro Ragazzi, proposte culturali di ogni tipo, presentazioni di iniziative di vario genere, ottimo servizio ristorazione/bar, possibilità di utilizzo di sale e salette interne, per corsi o stages di approfondimento. Un mondo magico distrutto in 24 h nell’anno 2010 (con l’allora Sindaco Fabbio) a causa di un incauto lavoro al sistema di riscaldamento e alla successiva dispersione di polveri amiantifere che hanno impestato tutti gli spazi possibili della struttura.

Di lì il degrado, di lì il continuo saliscendi tra chi tentava di recuperare qualcosa , di mettere in sicurezza, di assicurare alla città di Alessandria almeno un po’ di “cultura” di qualità e chi – disgraziatamente – faceva dell’ignavia e dell’incuria la sua prassi giornaliera. Ma sentiamo direttamente i protagonisti di questa iniziativa.

Vincenzo Costantino – Renato Kovacic

Cominciamo da Renato Kovacic.Renato, come mai siamo qui oggi (29 giugno 2021)?

-“Siamo qui (davanti ai cancelli chiusi) e abbiamo voluto incatenarci perché non si può avere un teatro, patrimonio della città , che sta andando praticamente al macero. All’interno del teatro la situazione è da non credersi, addirittura ci sono piante che crescono dalle pavimentazioni e dagli interstizi. Noi oggi siamo qua, io (Renato Kovacic), Vincenzo Costantino e Paolo Berta per riaffermare quanto già detto in più occasioni: il teatro di Alessandria deve riaprire. Aggiungo  che se questo Sindaco (di Alessandria) non è in grado di gestire il Teatro, la Piscina Comunale (solo per fare alcuni esempi) deve andare a casa. Noi cerchiamo un Sindaco che abbia la capacità e la cultura di tenere aperto il Teatro, la piscina e sia in grado di riparare le buche delle strade.

Paolo Berta

Paolo Berta, presidente associazione IDEA, da diverse consiliature presente e attivo in Consiglio comunale, invece, sulla questione, quale opinione ha?

Grazie per la presentazione ma ci tengo a dire che io sono un volontario prestato alla Politica. Ricordiamoci che qui da undici anni per colpa di qualcuno che ha gestito male la vicenda amianto (ha un nome: Giunta Pier Carlo Fabbio) è iniziato tutto. Da tenere conto che nonostante  il “pasticciaccio” iniziale si è avviata una corretta azione di bonifica…

Redazione – ….”Bonifica condotta in maniera ottima, pare”….

Certo. Con la riapertura in sicurezza e in piena fruibilità della Sala Ferrero e della Sala Zandrino, quando c’era Rita Rossa Sindaco, quindi dal 2012. Invece dal 2017 tutto è stato chiuso senza una vera spiegazione. Perciò ora siamo tornati indietro miseramente, nell’abbandono più totale. Ad un anno dalle elezioni il Sindaco (Cuttica) ci viene a dire che ha delle idee innovative per riaprire il Teatro, senza spiegarci come. Si tratta, a mio parere, delle solite promesse elettorali assurde. Una situazione paradossale che a me dà molto fastidio, fa molto male, perché questo era il luogo migliore dove era possibile vedere/partecipare a spettacoli, occasioni di cultura, a carattere cinematografico, teatrale di livello, musicali dal vivo, anche con grandi formazioni. Ebbene … da undici anni le persone con disabilità motoria non possono più accedere a luoghi di qualità adeguatamente serviti. E, ovviamente, insieme a loro tutta la cittadinanza, che si chiede cosa succederà di questo contenitore.”

Redazione – … Vero. Perché erano stati predisposti servizi e facilitazioni ad hoc per i diversamente abili e già ne aveste occasione di parlare (…discutere e portare a concretezza) una quindicina di anni fa in Commissione consiliare comunale…Assolutamente sì. L’ingresso era garantito al piano terra, così come tutti i passaggi ai piani (inferiori e superiori) erano dotati di sistemi idonei con trasporta-persone o ascensori. Stessa cosa vale per i servizi igienici, a norma e – a volte – addirittura in anticipo rispetto al recepimento delle normative EU. Insieme alla allora Direttrice Anna Tripodi (*) si predispose un sistema specifico di “facilitazione” nelle due ultime file finali delle sale principali grazie ad uno specifico servizio per i disabili ed i loro accompagnatori.

Redazione – … (*) Anna Tripodi che ci ha lasciato prematuramente , purtroppo, da qualche anno e di cui è presente il marito, Valentino, qui con noi oggi.

E lo ringrazio di questa significativa presenza. Tra l’altro le rampe di cui si parlava prima, non interessavano solo gli accessi esterni, i corridoi e gli scaloni, ma anche le salite interne ai palchi. Fatto, questo. non sempre scontato che ha permesso a molti artisti con disabilità di muoversi -per lavoro – all’interno delle strutture ed ha garantito la possibilità di svolgimento di manifestazioni, premiazioni, tavole rotonde e altro con presenza mista di persone anche diversamente abili. Oggi, in questa città che comunque mantiene una numerosità relativa consistente di più di novantamila abitanti, non ci sono strutture adeguate con pari servizi per chi ha problemi”.– Cosa si dovrebbe / potrebbe fare per invertire questo trend negativo?

Continua a leggere “Pier Luigi Cavalchini – Una città in movimento, non più una città addormentata”

Giorgio Abonante – A come Alessandria e Ambiente

Città di Alessandria

Studiare costa ma non sempre paga. I nuovi poveri in Piemonte sono gli under 40 con una laurea in tasca e perlopiù sono donne. Persino chi ha la licenza media se la cava meglio e riesce a migliorare la propria condizione economica. A identificare le traiettorie delle nuove diseguaglianze è l’ultimo rapporto di Bankitalia, realizzato su elaborazioni di dati Istat, un’analisi secondo cui la conoscenza non sembra ridurre il divario tra ricchi e poveri. Anzi, semmai, in assenza di lavoro qualificato, le amplifica.

https://torino.corriere.it/economia/21_giugno_25/poveri-la-laurea-tasca-solo-chi-ha-licenza-media-riesce-migliorare-reddito-ced37746-d519-11eb-a631-8b78d473314e.shtml

Tuttavia, solo pochi giorni è stata pubblicata l’indagine Almalaurea che ci consegna dati abbastanza positivi sui laureati dell’Università del Piemonte Orientale sia per quantità di occupati che per livello medio di reddito. https://radiogold.it/cronaca/278192-almalaurea-2021-universita-piemonte-orientale/

L’Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 3.471 laureati UPO. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2019 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2015 e intervistati dopo cinque anni.

Per quanto riguarda i laureati triennali contattati a un anno dal conseguimento del titolo, il 54,2% decide di proseguire il percorso formativo con un corso di secondo livello. Indagando la quota rimanente (45,4%), il tasso di occupazione è dell’83,5% a fronte di una media nazionale del 69,2%, la retribuzione media è di 1.433 Euro (rispetto alla media nazionale di 1.270 Euro) e il 78,5 % valuta efficace o molto efficace il titolo conseguito (contro il 62,8%).

Tra i laureati di secondo livello del 2019 intervistati a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è pari al 75,4% (media italiana 68,1%), la retribuzione media è di 1.489 Euro (media nazionale 1.364 Euro), il lavoro part-time coinvolge il 18,6% dei laureati (contro il 20,7%), la laurea è giudicata efficace o molto efficace dal 66,8% (contro il 66%).

Non cambia di molto la fotografia dei laureati di secondo livello del 2015, intervistati a 5 anni dal conseguimento del titolo. Il tasso di occupazione è pari al 91,6% (media italiana 87,7%), la retribuzione media è di 1.552 Euro (media nazionale 1.556 Euro), il lavoro part-time coinvolge il 7,2% dei laureati (contro il 10,9%), la laurea è giudicata efficace o molto efficace dal 70,4% (contro il 68,5%).”

Proviamo a trarre una conclusione, per quanto sommaria. Il capitale di investimento per consegnare un futuro decente alle prossime generazioni non è costituito dal terreno da regalare “basta che porti lavoro” come dicono Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia ma dal territorio con le sue relazioni, competenze, qualità, istituzioni e imprese valorizzate dal fattore Università.

Continua a leggere “Giorgio Abonante – A come Alessandria e Ambiente”

The Economist (UK) – Le grandi aziende tecnologiche dovrebbero iniziare a preoccuparsi

Lina Khan

“Tandem erat tempus”

Big tech firms should start to worry

Joe Biden appoints Lina Khan to head the Federal Trade Commission

Jun 19 Th 2021

Il primo motto di Mark Zuckerberg, il capo di Facebook, era “Muoviti velocemente e non importa cosa rompi”. Bruce Mehlman, un ex assistente segretario al commercio per la politica tecnologica, prevede che la stessa massima potrebbe ora guidare la Federal Trade Commission (FTC), un’agenzia per la protezione dei consumatori. Il 15 giugno è trapelata la notizia che Lina Khan, un’importante voce critica delle grandi aziende tecnologiche, alla quale il Senato aveva appena confermato essere uno dei cinque commissari della FTC, avrebbe presieduto l’agenzia. La sua nomina mostra che affrontare la questione delle grandi corporation tecnologiche è diventata una rara preoccupazione bipartisan a Washington e che la Casa Bianca sostiene l’applicazione di un programma più determinato.

Ms Khan, che ha 32 anni, è meglio conosciuta per “Il paradosso antitrust di Amazon“, un articolo che ha scritto nel 2016 mentre era studentessa alla Yale Law School. Nel breve saggio essa sostiene che le attuali interpretazioni dell’antitrust, secondo cui se i consumatori beneficiano di servizi gratuiti, non subiscono alcun danno, sono insufficienti per avvalorare il potere di piattaforme come quella di Amazon. I giganti della tecnologia potrebbero usare prezzi predatori e controllo del mercato per danneggiare le aziende più piccole.

Continua a leggere “The Economist (UK) – Le grandi aziende tecnologiche dovrebbero iniziare a preoccuparsi”