Nouriel Roubini – I Cigni bianchi del 2020

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Nouriel Roubini

Se questo articolo non fosse stato scritto da Nouriel Roubini – il noto economista esperto di finanza internazionale, nonché cattedratico alla Stern School of Business, che a dispetto di molti anticipò le due crisi finanziare del 2000 (dot com) e quella tragica del 2008 – l’avremmo confinato nel contenitore delle spam, o probabilmente non letto, men che meno tradotto per il suo contenuto radical-catastrofista, più consono a certi presunti visionari in cerca di puro sensazionalismo.

Sennonché, in ragione di quanto esposto precedentemente sui meriti e sul prestigio dell’economista d’origine medio-orientale, laureatosi  in Italia, non si può “scivolare” sulla sua figura e sulle sue congetture senza porci alcune domande. Certo, questi argomenti non trovano un grande apprezzamento nel dibattito corrente nella nostra sinistra “ombelicale”, più incline a disquisire sui dettagli da politichese spinto, spesso contaminati da “renzianite acuta”, tuttavia essi siglano alcune ipotesi di fondo – per nulla astratte – dalle quali l’ordinaria capillarità politica può essere subitaneamente sconvolta.

Oggi, Wall Street sembra non dare torto per la terza volta a Nouriel Roubini.

The White Swans of 2020      

Feb 17, 2020 NOURIEL ROUBINI

Financial markets remain blissfully in denial of the many predictable global crises that could come to a head this year, particularly in the months before the US presidential election. In addition to the increasingly obvious risks associated with climate change, at least four countries want to destabilize the US from within.

NEW YORK – Nel mio libro del 2010, Crisis Economics, definii le crisi finanziarie non come eventi da “cigno nero” che Nassim Nicholas Taleb descrisse nel suo omonimo bestseller, ma come “cigni bianchi“. Secondo Taleb, i cigni neri sono eventi che emergono in modo imprevedibile, come un tornado, da una distribuzione statistica con la coda grassa (fat-tailed). Invece, io sostenni che le crisi finanziarie, se non altro, sono più simili agli uragani: sono il risultato prevedibile delle vulnerabilità economiche, finanziarie e degli errori politici accumulati nel tempo.

Ci sono momenti in cui dovremmo aspettarci che il sistema raggiunga un punto di non ritorno – il “Minsky Moment” – quando un boom e una bolla si trasformano in uno schianto e in uno scoppio. Tali eventi non riguardano gli “sconosciuti sconosciuti“, ma piuttosto gli “sconosciuti noti“.

Oltre ai soliti rischi economici e politici di cui la maggior parte degli analisti finanziari si preoccupano, quest’anno un certo numero di cigni bianchi potenzialmente sismici sono visibili all’orizzonte. Ognuno di loro potrebbe innescare gravi disordini economici, finanziari, politici e geopolitici non dissimili dalla crisi del 2008.

Per cominciare, gli Stati Uniti sono bloccati in una crescente rivalità strategica con almeno quattro potenze revisioniste implicitamente allineate: Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Tutti questi paesi hanno interesse a sfidare l’ordine globale guidato dagli Stati Uniti e il 2020 potrebbe essere un anno cruciale per loro, a causa delle elezioni presidenziali statunitensi e del potenziale cambiamento che potrebbe seguire nelle politiche globali americane.

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New Statesman (UK) – Thomas Piketty: “Ci sarà un altro crollo economico”

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Sarà interessante leggere come Thomas Piketty interpreta il concetto di ideologia e quale variazione apporterà alla classica concezione marxiana giunta a noi attraverso la tesi della “inversione” direzionale tra pensiero e realtà: non è il pensiero a doversi uniformare alla realtà, ma la realtà al pensiero. Nel caso specifico, per Marx diventa fondamentale il concetto di “lotta di classe” – la forza motrice della storia che il “socialismo” di Piketty sembra voler abiurare – poiché attraverso questo aspro confronto l’individuo disvela quelle idee che rappresentano in diversi modi il pensiero della classe al potere, la quale nelle sue molteplici componenti domina la cultura dell’epoca in tutte le sue espressioni, falsificandone l’evidenza reale: l’acquisizione ingiustificata di plus-lavoro.

La tesi secondo cui l’individuo maturi nel tempo la consapevolezza che “l’impossibile” si trasformi in “ordinario”, seguendo il dettato della “finestra di Overton”[1], non può essere veicolata senza l’ausilio di una forza dinamica propulsiva organizzata. È assai probabile che tale forza non venga più esercitata nel quadro del confronto di classe. Pur tuttavia, in virtù della sua natura e del il suo scopo finale, essa non potrà mai fare a meno di avvalersi del conflitto come pratica politica.

Resta da capire quale siano per Piketty i gruppi di riferimento, i modi e i tempi, nonché gli strumenti della politica attraverso cui questa “lotta” verrà a compiersi.

Thomas Piketty: “There will be another economic crash”

12 FEBRUARY 2020

The French economist and author of Capital and Ideology on Brexit, Labour’s defeat and the next crisis.  

In un’era di produttività stagnante, Thomas Piketty è una notevole eccezione. Nel 2013, l’economista francese pubblicò Il Capitale nel XXI° secolo, una critica di 696 pagine sulla disuguaglianza di ricchezza e reddito, un libro che ha venduto 2,5 milioni di copie. Dopo aver acquisito un pubblico globale, Piketty ha ora prodotto un sequel ancora più grande, Il Capitale e l’Ideologia che enumera 1.150 pagine.

Contrariamente alla sua precedente opera densa di equazioni, il nuovo libro sposta la sua attenzione sul regno delle idee. Piketty rifiuta la visione marxista ortodossa della lotta di classe come “la forza motrice della storia“, sottolineando invece il ruolo dell’ideologia nel preservare e sfidare il capitalismo.

Il punto chiave è che non esistono forze economiche, tecnologiche o culturali deterministiche che rendano le società più disuguali o più uguali di altre“, mi ha detto Piketty, un bel giovanotto di 48 anni, quando ci siamo incontrati di recente alla sede del New Statesman.

Nel quadro di ciò che egli chiama “socialismo partecipativo“, Piketty sostiene politiche che includono aliquote d’imposta sul reddito e sulla proprietà fino al 90%, un’eredità pubblica di € 120.000 (£ 102.000) per ogni individuo al conseguimento del 25esimo anno d’età e un limite del 10% sul potere di voto degli azionisti.

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Giorgio Abonante – Bene fisioterapia, ma per chi?

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La notizia dei venti posti per il corso di Fisioterapia (Upo – Medicina) al Borsalino è molto positiva. Occorre tuttavia che questa novità di prospettiva vada a integrare migliori condizioni di offerta dei servizi sanitari messi a disposizione da Azienda ospedaliera e ASL.

Mi spiego: affinché un domani il beneficio si diffonda anche ai cittadini occorre che le nuove professionalità formate sul territorio possano essere usate per un disegno sanitario completo e profondo.

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The Economist (UK) – Cina, la mortale epidemia sconvolge

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Ci si continua chiedere se la pandemia del corona virus è da considerare un black swan (cigno nero) o semplicemente un “grigio anatroccolo”. Supponiamo che nessuno sia in grado allo stato attuale di darci una risposta certa. Sono molti i fattori che incideranno sull’esito di questo serio, o meno, inaspettato inconveniente che sta affliggendo, non solo la popolazione cinese, bensì anche l’economia mondiale nel suo complesso: il tempo di durata; il contenimento delle misure draconiane imposte dal vertice politico; il grado di trasparenza relativa ai reali dati di contaminazione; la pressoché poca conoscenza da parte degli esperti inerente lo specifico fenomeno sotto il profilo scientifico.

Di ben due cose siamo sicuri:

1) che entrambe le ipotesi, apporteranno conseguenze diametralmente opposte. L’una, il black swan in negativo (costosi effetti di dis-integrazione dell’economia mondiale, quindi il probabile ritorno di spinte inflattive, riduzione dei profitti, ecc.), l’altra, che abbiamo definito come quella del semplice “grigio anatroccolo”, sarà transeunte (limitata nel tempo, pari a un semplice “incidente” domestico);

2) l’attuale leadership cinese dovrà prendere atto che, a prescindere dal esito dell’infezione virale, non potrà più proiettare nel mondo con stucchevole magniloquenza il proprio sistema di organizzazione sociale ed economico altamente tecnologico, senza aver prima risolto al suo interno le contrastanti contraddizioni cetuali (disuguaglianza, assenza di diritti civili, sociali, collettivi) e territoriali.

A deadly disease disrupts

The new coronavirus could have a lasting impact on global supply chains

Multinationals have failed to take seriously the risk of disruption

International Feb 13th 2020 edition

Per intuire l’impatto del nuovo coronavirus sulle aziende globali, consideriamo il caso dell’Apple. Tale è la dipendenza del titano tecnologico americano dalla terraferma cinese per le parti e per l’assemblaggio che la United Airlines regolarmente trasporta ogni giorno circa 50 dei suoi dirigenti tra California e la Cina. Ma non in questo momento. La United e altri vettori hanno sospeso i voli da e per il paese asiatico. La mancanza di lavoratori sta a significare che dopo la fine della vacanze del capodanno lunare la Foxconn, nella cui fabbrica la maggior parte degli iPhone di Apple in Cina, nella corrente settimana non ha potuto riportare i suoi impianti di assemblaggio a piena capacità. Gli analisti ritengono che il virus potrebbe portare l’Apple a smerciare il 5-10% in meno di iPhone in questo trimestre e potrebbe ridurre i suoi piani destinati a incrementare la produzione dei suoi popolari AirPods.

Con la diffusione di covid-19, il suo effetto sugli affari viene amplificato. Il turismo in entrata e in uscita dalle zone interne è precipitato. Si prevede che circa 400.000 turisti cinesi annulleranno i viaggi in Giappone entro la fine di marzo. Una grande nave da crociera in Asia è stata respinta da cinque paesi perché un certo numero [di passeggeri] a bordo sono infetti (la Cambogia alla fine le ha permesso di attraccare). Il Singapore Air Show, da cui si ricavò 250 milioni di dollari nella città-stato nel 2018, ne ottenne molto meno questa settimana a causa delle cancellazioni di 70 compagnie tra cui la Lockheed Martin, un gigante della difesa americano. Il Mobile World Congress, una gigantesca conferenza sulle telecomunicazioni che si terrà a Barcellona questo mese, è stata cancellata dopo che le società di Vodafone, BT, Facebook e Amazon si sono ritirate. È sempre più chiaro che il virus potrebbe danneggiare le catene di approvvigionamento globali (global supply chains), costando caro all’economia mondiale.

Molte aziende multinazionali sono state colte di sorpresa. Questa non è la prima volta che subiscono uno shock  a causa delle loro catene di approvvigionamento asiatiche. Lo tsunami che colpì il Giappone nel 2011 e le devastanti inondazioni in Thailandia nello stesso anno interruppero la produzione di molte grandi aziende. Più recentemente, la guerra commerciale di Donald Trump con la Cina ha messo in luce i rischi di catene di approvvigionamento che dipendono troppo dalla parte interna del paese. Ma i responsabili di tali imprese hanno fatto ben poco per prepararsi allo shock come quello provocato dallo scoppio del nuovo coronavirus.

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Roberta Cazzulo – “Una donna dovrebbe essere solo due cose: chi e cosa vuole.” Coco Chanel

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Roberta Cazzulo

Era il 25 marzo del 1911.

C’erano 146 persone (123 donne, di cui 39 italiane e 23 uomini), per la maggior parte giovani immigrate, quando scoppiò l’incendio nella azienda tessile Triangle Shirtwaist Company di New York.

I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, che al momento dell’incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiusi a chiave le operaie e gli operai per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne e gli uomini rimasti intrappolati.

Alcune donne avevano 12 o 13 anni e facevano turni di 14 ore per una settimana lavorativa che andava dalle 60 alle 72 ore.

Il sindacato non era mai entrato in quella azienda. Diritti zero, sicurezza inesistente.

Il processo che seguì li assolse e l’assicurazione pagò loro 60.000 dollari per i danni subiti, il risarcimento alle famiglie fu di 75 dollari.

Da allora in poi non c’è mai stata festa delle donne che non abbia dedicato un pensiero, una parola, una riflessione a quelle lavoratrici.

Ma le origini della festa dedicata alla donna sono più remote: risalgono all‘8 marzo 1857, quando – ancora una volta a New York – le donne scioperarono, pretendendo per la prima volta condizioni di lavoro più favorevoli. Anche in quell’occasione andò a finire male: la polizia aveva represso con le cariche la protesta.

Tra le prime e più importanti rivendicazioni spicca il diritto al voto per le donne, al centro di una lunga battaglia iniziata in Gran Bretagna alla fine dell’800 con la formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile fondata da Millicent Fawcett.

Si iniziò ad accarezzare l’idea di una giornata che ricordasse i diritti nel 1908 in America (oltreoceano sono sempre un passo avanti…): nel corso della conferenza del Partito Socialista di Chicago prese la parola il membro Corinne Brown per denunciare la condizione di sfruttamento delle operaie.

L’anno seguente, sempre in America, ci fu una manifestazione a sostegno del diritto di voto delle donne e uno sciopero di ventimila camiciaie: scesero in piazza per chiedere un aumento di salario e un miglioramento delle condizioni di lavoro. L’evento fu ribattezzato giornata della donna. L’ufficialità arrivò però solo nel 1910 con la Conferenza Internazionale della Donna a Copenaghen.

L’avvento della guerra non aiutò a tenere viva questa ricorrenza che venne sospesa e poi riufficializzata una seconda volta, con il nome di Giornata internazionale della donna, il 12 marzo del 1922 dal Partito Comunista d’Italia.

Tuttavia bisognerà aspettare gli anni 70 per avere una data comune a tutta Europa: a sceglierla fu l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1977.

Da allora in ogni Paese quella data è l’occasione per ricordare tutte le battaglie combattute, vinte o ancora da vincere per la difesa e la valorizzazione della donna.

E’ passato un secolo e mezzo.

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Giorgio Laguzzi – Algoritmocrazia #0.

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Proponiamo una serie di riflessioni, o se volete un percorso a tappe, sul tema relativo al ruolo degli algoritmi nel capitalismo digitale del XXI secolo. I diversi “episodi” saranno incentrati su diversi temi che riguarderanno sia questioni più tecniche e formali, sia questioni inerenti alla sfera politica ed economica, sino ad alcuni ragionamenti in ambito filosofico.

Quanta informazione e conoscenza abbiamo mediamente su questi algoritmi? Quali ripercussioni potranno verificarsi sia sui nostri stili di vita, ma anche sul nostro pensiero e sul ruolo dell’uomo nella società?

Cercheremo di esporre questi temi in modo divulgativo e non pedante, sperando di suscitare l’interesse del lettore per approfondire.

I lettori che si considerano profani non hanno nulla da temere. Ogni  “episodio” somiglierà ad una breve avventura, lineare e leggera, che avrà principalmente lo scopo di dare qualche spunto iniziale, ma soprattutto di stimolare l’interesse per l’approfondimento.

Gli eventuali lettori più esperti troveranno alcuni passaggi ovviamente approssimativi, come normale per una esposizione molto divulgativa. Ma cercheremo anche nell’approssimazione di non essere mai banali e sempre corretti e onesti nell’esposizione. Inoltre, vista la ampiezza del discorso, anche lettori esperti potrebbero trovare spunti interessanti su questioni apparentemente slegate tra loro.

Eccovi l’episodio introduttivo.

Giorgio Laguzzi

Akademischer Rat presso Albert-Ludwigs-Universitaet Freiburg

Algoritmocrazia # 0

Uno spettro si aggira per la società, lo spettro degli algoritmi.

Immaginate un mondo iper-tecnologico ove vi siano sensori disposti nel nostro corpo che permettano di rilevare in base a micro-variazioni e reazioni biochimiche il nostro “stato d’animo”, le nostre preferenze, eventuali malattie insorgenti, e fossero in grado così di programmare al meglio le nostre giornate in modo da prevenire stati di depressione, problemi al sistema cardiocircolatorio, l’insorgenza di carcinomi, e quant’altro.

O ancora immaginate un sistema che abbia saputo implementare algoritmi che, monitorando le nostre preferenze, le nostre attitudini, le nostre reazioni nell’arco di tutta la nostra vita, siano in grado di eseguire scelte inerenti a varie situazioni, in ambito sia economico sia politico, in modo da poter, ad esempio, prendere una decisione in maniera più razionale ed elaborata rispetto a quella che potremmo prendere sulla base di emozioni e apparenze scaturite in maniera fuorviante magari qualche ora prima.

Oppure immaginate un programma in grado di generare risposte a delle vostre domande e di simulare i comportamenti umani al punto da impedirvi di distinguere in una conversazione orale, o in una chat, se dall’altra parte vi sia un reale essere umano oppure un computer/bot.

Forse ancora qualche decennio fa avremmo potuto pensare che questi esempi provenissero da un romanzo di fantascienza, mentre oggi essi appaiono non così lontani, e in alcuni casi addirittura già in essere, come approfondiremo nei prossimi episodi.

Ma cosa sono davvero questi fantomatici algoritmi di cui si sente spesso parlare, i quali sembrano ormai essere parte fondamentale in molte discipline tra cui la finanza, l’economia, la comunicazione e il marketing, le scienze sociali, ma anche le scienze mediche, oltre che ovviamente le scienze forti, come la matematica e la fisica?

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Mozione Comune – Il Polo Chimico e la riqualificazione ambientale della Fraschetta

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La mozione nasce dal confronto e dal lavoro dei consiglieri di minoranza a cui si stanno aggiungendo, come firmatari, anche colleghi di altre forze politiche presenti in Consiglio.

Gli obiettivi di questa iniziativa sono: riportare il Comune di Alessandria al centro di una discussione da cui, a volte e per certi versi, sembra volersi sottrarre; riprendere il filo del confronto con le istituzioni competenti e con i cittadini; coinvolgere le sedi universitarie alessandrine in un progetto di riqualificazione ambientale e di sviluppo sostenibile di Alessandria e del territorio della Fraschetta; provare ad affermare e praticare una via diversa rispetto alle opinioni di chi minimizza il risultato delle indagini epidemiologiche recentemente presentate o di chi parla esplicitamente di chiusura dei siti produttivi.

Gruppi cons. PD – M5stelle – Lista Rossa – Moderati

Al Presidente del Consiglio comunale

Alessandria, 3 febbraio 2020

Mozione

Oggetto: POLO CHIMICO DI SPINETTA MARENGO, PRODUZIONI PERICOLOSE E RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE DELLA FRASCHETTA

PREMESSA:

I Composti perfluoroalchilici sono stati impiegati per anni nel Polo Chimico di Spinetta Marengo e sono stati rilasciati nelle falde acquifere e nei corsi di acqua. Sono defluiti dalla Bormida al Tanaro e via via fino al Po. Tali composti sono altamente nocivi alla salute umana: per questo motivo sono stati banditi su scala mondiale a decorrere dal 2012.

Solvay nel 2012 fu costretta a sostituire il PFOS – vietato come ricordato dalle convenzioni e normative internazionali – con un altro componente fluorurato il C6O4 che iniziò a produrre in un reparto allestito all’interno dello stabilimento di Spinetta Marengo.

Solvay ha richiesto alla Provincia una nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per poter costruire un nuovo e più grande reparto per la preparazione del C6O4 in modo da aumentarne la produzione e l’impiego.

Legambiente si è opposta alla richiesta ed il 28 ottobre scorso ha inviato alla Provincia un documento nel quale si afferma che tale autorizzazione debba essere concessa solo a conclusione di studi condotti da centri di eccellenza “super partes”.

Contemporaneamente Legambiente ha richiesto alla Provincia di Alessandria di visionare la documentazione integrale prodotta da Solvay Speciality Polymers Italy SPA riguardante il procedimento in oggetto, rendendo accessibile il contenuto dei ben 56 “omissis” presenti nella relazione tecnica attualmente resa pubblica sul sito delle Provincia.

La Provincia di Alessandria, il 14 novembre 2019, pare abbia espresso il diniego alla suddetta richiesta. Legambiente ha allora richiesto la sospensione del procedimento di autorizzazione a costruire il nuovo impianto (A.I.A.) appellandosi al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Provincia di Alessandria. Anche questo ricorso sembrerebbe non essere stato accolto e, martedì 19 novembresi è svolta in Provincia la conferenza di autorizzazione a produrre tale composto, alla quale per Legambiente ha partecipato l’ingegner Claudio Lombardi. Solvay ne ha contestato la presenza per preservare “segreti industriali”. La Provincia ha allora deciso che il rappresentante di Legambiente avrebbe potuto presenziare unicamente agli interventi di ARPA, Comune e ASL, ma depurati di dati quantitativi e senza prendere la parola. Nel seguito pare che ARPA abbia reso noto che nelle acque del Bormida a valle dello scarico del Polo Chimico la concentrazione di C6O4 è di 1,6 microgrammi/litro contro un valore di fondo inferiore a 0,1 microgrammi/litro. ARPA avrebbe espresso seri dubbi sull’efficacia dei sistemi di abbattimento delle emissioni inquinanti di C6 O4 adottati da Solvay e richiesto una serie di precisazioni.

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NYT (Usa) – La Cina rafforza il blocco di Wuhan in quella che definisce una battaglia nel corso del periodo bellico nei confronti del corona virus

 

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Dopo aver letto questo report pubblicato dal quotidiano Americano New York Times, siamo sempre più convinti che il governo italiano abbia adottato misure provvide ed efficaci

China Tightens Wuhan Lockdown in ‘Wartime’ Battle With Coronavirus

Feb. 6, 2020

With infections doubling every four days and more than 600 deaths, China intensified its response in Wuhan, with house-to-house temperature checks and mass confinements at quarantine centers.

WUHAN, Cina – Giovedì le autorità cinesi hanno fatto ricorso a misure sempre più estreme per tentare di arrestare la diffusione del coronavirus mortale, ordinando ispezioni casa per casa, radunando i malati e convogliandoli in enormi centri di quarantena.

I passi urgenti, apparentemente improvvisati, arrivano nel mezzo di una peggioramento della crisi umanitaria a Wuhan, esacerbata dalle tattiche che hanno lasciato questa città di 11 milioni con un tasso di mortalità del 4,1 % (lo scorso giovedì) a causa del coronavirus che è incredibilmente più alto di quello del resto del paese (0,17 %). Con i malati radunati nei campi di quarantena improvvisati, con cure mediche minime, un crescente senso di abbandono e paura ha preso piede a Wuhan, alimentando la consapevolezza che la città e la provincia circostante di Hubei vengano sacrificate per il bene più grande della Cina.

Le severe nuove mosse fatte a Wuhan, epicentro dell’epidemia, hanno chiaramente fatto scattare l’allarme nel Partito Comunista al potere. [Un governo] che non fu in grado di mettere sotto controllo l’epidemia di coronavirus, la quale ha travolto il sistema sanitario del paese e sta minacciando di paralizzare la Cina, il paese più popoloso del mondo e la seconda economia più grande.

Le fasi delle nuove misure furono annunciate dalla massima autorità che sta guidando la risposta del paese al virus, il vice premier la signora Sun Chunlan, che visitò Wuhan lo scorso giovedì. Queste evocano immagini delle misure di emergenza adottate per combattere la pandemia di influenza spagnola del 1918 che ha ucciso decine di milioni di persone in tutto il mondo. Disposizioni, le quali nonostante la loro severità, tuttavia, non offrirono garanzie di successo.

La città e il paese devono affrontare “condizioni di guerra“, ha detto la signora Sun. “Non ci devono essere disertori, o saranno inchiodati per sempre al pilastro della vergogna storica“.

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Dani Rodrik – I Democratici americani e la necessità di una rivisitazione delle politiche commerciali globali

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Elizabeth Warren

Quanto sia reale l’ipotesi di una sostanziale revisione delle correnti relazioni economiche e politiche internazionali a seguito di un eventuale successo dei Democrats americani il prossimo 3 Novembre (Presidenza e maggioranza in Senato) sfugge alla maggior parte dei nostri media nazionali, impegnati spesse volte in noiose dispute domestiche.

Ovviamente, l’intensità di questo cambiamento dipenderà da quale tra i più rappresentativi candidati prevarrà nella convention di Milwaukee il prossimo luglio. Dani Rodrik, in questo breve post, ci fornisce una tanto succinta quanto chiara spiegazione di alcune importanti logiche in materia di politica commerciale internazionale che, nel caso i Democrats conquistassero la White House e il Senato, verrebbero rivoluzionate.

L’attuale ordine economico mondiale è la lineare conseguenza della svolta “azionaria” (shareholder economy) teorizzata da Jensen e Friedman (Scuola di Chicago) nel secondo quinquennio degli anni 70 e incorporata politicamente dalla presidenza Reagan (80) nel corso dei suoi due successivi mandati. E’ altresì vero che a partire da quel periodo a tutt’oggi i Democrats conquistarono due volte la Presidenza, e parzialmente il Senato, con Bill Clinton e Barack Obama (8 anni ciascuno, doppio termine) senza che l’impianto preesistente subisse grandi variazioni. Anzi, il periodo clintoniano, in particolare il 2nd term, si mostrò assai aderente ai principi originari; con Obama le cose cambiarono, ma non di molto.

Correttamente Rodrik fa rilevare che oggi i Democrats si presentano all’elettorato americano con una proposta politica decisamente più progressista e battagliera rispetto al passato – includendo in questo arcobaleno di tonalità: l’intransigenza di Sanders, il left liberalism della Warren, il neo-centrismo di Buttigieg, il vecchio moderatismo di Biden – e quindi, seppur nella loro varianza, complessivamente più o meno indisponibili ad accettare i vecchi dogmi sia di orientamento economico sia di politica geo-strategica.

The Need for a Global Trade Makeover

Dec 26, 2019 DANI RODRIK

It is not just the United States and other advanced economies that need more policy space. China and other countries should not be encumbered by global trade rules in deploying their own growth-promoting structural diversification policies.

CAMBRIDGE – Il “sì e no” intermittente della guerra commerciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro la Cina ha aggiunto nuvole minacciose di incertezza sull’economia mondiale nel 2019, aumentando la prospettiva di una significativa recessione economica globale. Il suo stile irregolare e altisonante peggiorò una brutta situazione, ma la guerra commerciale USA-Cina è un sintomo di un problema che va molto più in profondità delle politiche commerciali ataviche di Trump.

L’impasse di oggi tra questi due giganti economici è radicata nel paradigma difettoso che chiamo “iper-globalismo”, in base al quale le priorità dell’economia globale hanno la precedenza sulle priorità dell’economia domestica. Secondo questo modello per il sistema internazionale, i paesi devono aprire al massimo le loro economie al commercio e agli investimenti esteri, indipendentemente dalle conseguenze per le loro strategie di crescita o per i loro modelli sociali.

Ciò richiede che i modelli economici nazionali – le norme nazionali che governano i mercati – convergano considerevolmente. Senza tale uniformità, le normative e gli standard nazionali apparirebbero come ostacoli [non permettendo] l’accesso al mercato. Sono trattati come “barriere commerciali non tariffarie” nella lingua degli economisti e dei giuristi che si occupano di commercio. L’ammissione della Cina all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) si basava sul presupposto che essa sarebbe diventata un’economia di mercato simile ai modelli occidentali.

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Shoshana Zuboff – Il Capitalismo della Sorveglianza

Zuboff

L’esercizio da parte di una ristretta élite d’imporre un regime di “sorveglianza” nei confronti di una comunità non appare così originale nel secolare tratto della storia percorsa dai popoli di cultura occidentale. Sin dalla Controriforma in là – ciò che Michel Foucault lo definirà nel secondo 900 con il neologismo di “biopolitica” e quasi contemporaneamente George Orwell lo caratterizzerà attraverso il travaglio fisico e interiore di Winston Smith, il personaggio centrale del suo distopico 1984 – a tutt’oggi la filosofia politica ne ha fatto ampia occasione di studio.

Riflessioni, ancora presenti nella nostra contemporaneità, le quali non portano a escludere che un certo potere dispotico e manipolatorio debba essere considerato un esclusivo retaggio del passato. Metaforicamente, oggi si tende a relegarlo nel sottosuolo del vivere civile, come uno scorrimento carsico, non apparente visibile, al di sopra del quale, nel cosiddetto “mondo reale” della democrazia occidentale si irradiano i valori democratici e liberali.

Sennonché, Shoshana Zuboff con il suo Capitalismo della Sorveglianza, ci mette in guardia dalla inossidabile natura del potere coercitivo. Potere di tale natura, che con la sua vitale capacità di autoperpetuarsi non perde mai l’occasione di emergere dal basso per promuovere le sue mire dispotiche. Nel caso specifico – qui descritto dalla sociologa americana – il capitalismo, il quale nell’arco di questi ultimi due secoli si è inverato come l’essenza del moderno potere, in conformità con il suo istinto predatorio, ri-inventa sé stesso dismettendo i panni ormai frusti della “biopolitica” per indossare quelli più “alla moda” della “bioeconomia”.

Surveillance Capitalism

Jan 3, 2020 SHOSHANA ZUBOFF

Over the past two decades, an entirely new economic model has taken hold, seemingly right under our noses. Whereas the Internet and digital technologies once promised to liberate humanity through disintermediation and shared connections, now they have been turned into tools for behavioral manipulation and exploitation.

CAMBRIDGE – Così come entriamo in un nuovo decennio, nello stesso tempo ci proiettiamo anche in una nuova era dell’economia politica. Nel corso dei secoli, il capitalismo si è evoluto attraverso una serie di fasi, dal capitalismo industriale, poi a quello gestionale, infine a quello finanziario. Ora, stiamo entrando nell’era del “Capitalismo della Sorveglianza“.

Sotto il Capitalismo della Sorveglianza, le esperienze vissute dalle persone sono unilateralmente rivendicate da società private e tradotte in flussi di dati proprietari. Alcuni di questi dati vengono utilizzati per migliorare prodotti e i servizi. Ciò che rimane [da questa elaborazione] è considerato come una sorta di “eccedenza comportamentale” ed è  apprezzato per i suoi ricchi segnali premonitori. Questi dati predittivi vengono inviati alle nuove strutture dotate di intelligenze artificiali dove vengono calcolati in prodotti di previsione altamente redditizi che anticipano le vostre scelte attuali e future.

I prodotti di previsione vengono quindi scambiati in quelli che io chiamo “mercati comportamentali a termine “, in cui i cosiddetti Capitalisti della Sorveglianza vendono “certezza” ai loro clienti commerciali. La “percentuale di clic” su Google è stata il primo prodotto di previsione di successo a livello globale e i suoi mercati pubblicitari sono stati i primi a negoziare “futures umani”. I Capitalisti della Sorveglianza sono già da tempo diventati immensamente ricchi mediante queste operazioni commerciali e sempre più aziende, in quasi tutti i settori economici, hanno mostrato la smania di scommettere sul nostro comportamento futuro.

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