Alfredo Fracchia – Iniziativa Confcommercio Salute

Fracchia Alfredo

Alfredo Fracchia

Nella nostra bella Italia dove purtroppo la politica è sempre più lontana dai veri bisogni delle persone e in particolare delle persone anziane, nasce all’interno di Confcommercio: Confcommercio Salute. https://www.genova24.it/2019/12/confcommercio-salute-il-nuovo-portale-web-dedicato-ai-servizi-di-cura-e-assistenza-genova-avanguardia-nazionale-228050/ Una nuova e importante iniziativa che sancisce una alleanza tra imprese del settore sanitario e socio-sanitario, cittadini, anziani e famiglie.

Confcommercio Genova, che ha promosso Confcommercio Salute  a livello Nazionale, ha presentato il portale web Confcommercio Salute come strumento operativo di questa alleanza cittadino-imprese sociosanitarie.

La tutela e l’aiuto dei cittadini della terza e quarta età sono i principi fondanti di questa iniziativa, che propone sinergie tra le imprese associate a Confcommercio e la popolazione al fine di creare un circuito virtuoso che sia di vero aiuto alle famiglie e alle imprese.

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Andrea Biancato –“La Cina è vicina”…molto vicina

 

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Sulla questione Ilva si sono spese, e si stanno spendendo, molte parole. Sia legate al recente annuncio da parte di Arcelor-Mittal di volersi disimpegnare dalla gestione del polo manifatturiero tarantino, che relativamente al possibile interesse di un nuovo interlocutore cinese, interessato a subentrare al colosso indiano.

Notizia potenzialmente positiva per gli immediati risvolti legati al mantenimento dei livelli occupazionali che, tuttavia, potrebbe nascondere qualche insidia nella prospettiva a medio lungo termine soprattutto nel caso in cui l’eventuale accordo non tenga in considerazione, oltre che dei livelli occupazionali, dei risvolti in termini di localizzazione, spillovers e know-how.

Per spiegare meglio la dinamica in questione, risaliamo alla genesi attraverso la quale l’interesse Cinese nei confronti di aziende estere prende corpo.

Il piano “Made in China 2025”, nato nel maggio 2015, viene concepito con lo scopo di far diventare il Paese una “superpotenza industriale e manifatturiera” entro il 2050 con il desiderio implicito di sovvertire il primato economico delle principali potenze politiche e società internazionali.

I pilastri del programma consistono nel produrre una crescita mirata a promuovere le innovazioni tecnologiche incentivando parallelamente la sostenibilità ambientale, trasformando la Cina da semplice “gigante manifatturiero” a “potenza manifatturiera”, puntando ad una caratterizzazione non più limitata alla quantità delle merci prodotte, ma estendendola al contenuto qualitativo dei beni realizzati.

Ma cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questo piano di crescita e quale sia il suo principio ispiratore.

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Joseph Stiglitz – La verità sulla Economia di Trump

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Donald Trump nel recente discorso a Davos ha affermato che grazie alla sua presidenza gli USA stanno godendo di un invidiabile successo economico. C’è chi invece non ha dubbi sul fatto che si tratterebbe proprio del contrario. Secondo voi quale dei due dimostrerebbe una maggior autorevolezza in questa contesa? Scontata, è la risposta per noi.

The Truth About the Trump Economy

Jan 17, 2020 JOSEPH E. STIGLITZ

It is becoming conventional wisdom that US President Donald Trump will be tough to beat in November, because, whatever reservations about him voters may have, he has been good for the American economy. Nothing could be further from the truth.

NEW YORK – Mentre le élite del mondo degli affari si recano a Davos per il loro incontro annuale, quella gente dovrebbe porsi una semplice domanda: costoro hanno superato la loro infatuazione per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump?

Due anni fa, pochi leader aziendali erano preoccupati per i cambiamenti climatici, o turbati dalla misoginia e dal bigottismo di Trump. Tanto che, la maggior parte di loro celebrava le riduzioni fiscali adottate dal presidente per i miliardari e le società e non vedeva l’ora di veder compiere i suoi sforzi per liberalizzare l’economia. Ciò avrebbe consentito alle imprese d’inquinare l’aria in misura maggiore, di far dipendere più americani dagli oppioidi, d’invogliare più bambini a mangiare gli alimenti che favoriscono il diabete e d’impegnarsi in quel tipo d’imbrogli finanziari che causarono la crisi del 2008.

Oggi, molti dirigenti aziendali stanno ancora parlando della continua crescita del PIL e dei prezzi record delle azioni. Ma né il PIL né il Dow sono una buona misura della performance economica. Né questa ci dice cosa stia succedendo agli standard di vita dei comuni cittadini o qualcosa sulla sostenibilità. In effetti, la performance economica degli Stati Uniti negli ultimi quattro anni ci fornisce una prova, l’atto d’accusa di non fare affidamento su questi indicatori.

Per avere una buona lettura della salute economica di un paese, si inizia guardando lo stato di salute dei suoi cittadini. Se sono felici e prosperi, saranno sani e vivranno più a lungo. Tra i paesi sviluppati, l’America si trova in fondo alla lista rispetto a questa considerazione. L’aspettativa di vita degli Stati Uniti, già relativamente bassa, è diminuita in ciascuno dei primi due anni di presidenza di Trump e, nel 2017, la mortalità nella mezza età ha raggiunto il suo tasso più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Questa non è una sorpresa, perché nessun presidente ha lavorato così tanto per assicurarsi che più americani non abbiano l’assicurazione sanitaria. Milioni di persone hanno perso la loro copertura e il tasso dei non assicurati è aumentato, in soli due anni, dal 10,9% al 13,7%.

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Andrea Biancato – Industria 4.0

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Sono molti gli argomenti legati all’approvazione della finanziaria 2020 diventati, negli ultimi giorni, oggetto di discussione sui principali media: plastic tax, sugar tax, sono fra i trend topics più gettonati.

Fra i punti inclusi nel documento di previsione economico finanziario, confermato ma soggetto a profonde modifiche, il Piano Nazionale Industria 4.0 meriterebbe una maggiore condivisione ed un livello di approfondimento più esteso. Provvedimento che al netto delle critiche, alcune fondate, rappresenta forse l’operazione più intelligente sviluppata negli ultimi anni per il settore industriale, linfa vitale per alcuni dei segmenti in cui ha trovato applicazione. Definire i nuovi parametri di riferimento e le modalità applicative sono temi sui quali il dibattito avrebbe dovuto essere più esteso, coinvolgendo in modo più ampio i principali stakeholders, invece si ha la sensazione che questo passaggio sia stato saltato e che la ridefinizione di parte dei contenuti non sia stata sufficientemente condivisa con i principali attori delle categorie interessate.

Ma chiariamo qualche concetto: quando parliamo di Piano Nazionale Industria 4.0 facciamo riferimento ad un quadro normativo nato per supportare le imprese che hanno la necessità di investire in beni strumentali, sia materiali che immateriali, utili per ottenere un miglioramento tecnologico puntando alla digitalizzazione dei processi.

L’accessibilità a questa forma di incentivazione non richiede requisiti particolarmente stringenti. Per poterne usufruire è sufficiente che il soggetto sia titolare di un reddito di impresa e che abbia sede fiscale sul territorio nazionale, tutto ciò a prescindere dalla forma giuridica che incarna, dalla dimensione aziendale e dal settore in cui opera.

I principali vantaggi, guardando alla versione in vigore fino a fine 2019, erano sostanzialmente due: una supervalutazione degli investimenti in tecnologie e dispositivi che rendano possibile la trasformazione dei processi in ottica 4.0 (Iper-ammortamento) ed una supervalutazione degli investimenti in beni strumentali, a patto che essi siano stati acquisiti tramite leasing o con un contratto di acquisto diretto. Beneficiando dell’iper-ammortamento si aveva inoltre la possibilità di fruire di una supervalutazione relativamente agli investimenti in beni strumentali immateriali (software e sistemi IT).

Proprio qui interviene la prima modifica sostanziale introdotta con la finanziaria 2020: la nuova versione prevede infatti come principale canale di accesso il credito di imposta. Non sentiremo più parlare quindi di super ed iper ammortamento ma di credito di imposta per beni strumentali. Variazione che tende ad ampliare il bacino di possibili fruitori, soprattutto in virtù del fatto che le agevolazioni previste saranno destinabili anche ad aziende che non producono utili o soggette a regime forfettario.

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Costanza Zavanone – Le candidature e il problema della formazione politica

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Certamente ci mancheranno, ci siamo detti Gian Luca Barbero ed io, la grande intensità di questi anni fatti di ore piene di impegni, incontri umani, confronti e scontri, risultati raggiunti, difficoltà a volte insuperabili, giorni immersi nel presente carico di domande ma sempre proiettati nel futuro alla luce di tanti progetti.

Perché dunque decidere di non ricandidarsi, pur restando al servizio della politica?

Prima di tutto mi sembra importante ricordare il fatto che fare politica significa agire al fine di incidere sulla realtà per migliorarla, guidati da un progetto. In mancanza di azione coerente e/o di un progetto, non c’è politica. C’è solo  esibizione dell’ego, direi.

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Gianluca Veronesi – Santa ignoranza

Veronesi

Gianluca Veronesi

Sono stato designato in una commissione che doveva assegnare borse di studio a studenti universitari meritevoli. Siccome la cifra a disposizione era consistente e la selezione era intitolata a Umberto Eco, chissà perché pensavo che il riconoscimento dovesse premiare elaborati che approfondissero i peraltro enciclopedici interessi del grande semiologo e romanziere alessandrino.

Tutto si è poi risolto nella individuazione, da parte dell’Università stessa, dei più brillanti fra gli studenti, sulla base di una trasparente selezione meritocratica, calcolata unicamente sull’esito degli esami. I primi 16 allievi (tante erano le borse) hanno conseguito una media spaventosa: 100+lode alla maturità, per il premio alle matricole neo iscritte e 29.70 punti per gli studenti dei vari anni successivi. La media del 29.70 significa che un paio di somari, onta della classe, durante tutto l’anno hanno floppato ignominiosamente un solo esame, prendendo il vergognoso voto di 29.

Ora voglio riflettere sul perché mi sia sembrato, per un attimo, incongruo che degli studenti ricevessero un premio unicamente per la loro abituale dedizione allo studio. Vedete, tutti ci sciacquiamo la bocca con le parole merito, diligenza, disciplina ma poi quando ne troviamo esempi pratici sviliamo il tutto con la considerazione che, in fondo, non hanno fatto altro che il loro dovere.

È vero, fa parte del proprio impegno studiare, applicarsi e guadagnare un giudizio sufficiente ma certamente supera la norma avvicinarsi alla perfezione. La verità è che il sacrificio degli altri ci appare relativo, volontario e compiaciuto. Come se ottenere ottimi voti fosse nient’altro che un esercizio di esibizionismo, una vanità praticata unicamente per umiliare i compagni. Oppure un’ossessione tipica dei timidi e complessati che, insicuri dei loro mezzi, sono costretti a performance esagerate.

Come vedete, alla mia generazione le persone che si sacrificavano per lo studio apparivano quanto meno affette da patologie. Tanto è vero che un mito intramontabile viene trasmesso di generazione in generazione: l’eroe scolastico più inossidabile è lo studente che non fa nulla tutto l’anno, poi si concentra all’ultimo e, senza sforzo, si guadagna la sufficienza. Siamo di fronte ad una variante del genio incompreso: il genio inconsapevole.

Questo nostro Paese arranca agli ultimi posti di ogni classifica internazionale e pensare che basterebbe che quel tipo di alunno si concentrasse un po’ più spesso.

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Robert Reich – La Guerra dai Droni e le Balle di Trump

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Robert Reich

Ogni volta che seguiamo in diretta i discorsi o le dichiarazioni di Trump – questa volta sulla BBC – rimaniamo sempre assai dubbiosi che egli dica la verità. Ciò che non finisce mai di sorprenderci riguarda come questi leader volutamente menzogneri (Salvini, Johnson) abbiano nel tempo, con spudoratezza, inquinato il nobile certame della politica trasformandolo in una sorta di permanente reality show. La stessa formula che quotidianamente inzeppa il nostro schermo nelle ore meridiane e serali.

Al di là della solita querelle sul “populismo”, tanto cara all’élite dei benpensanti, la domanda che ci dobbiamo fare e ben diversa. Non sarà forse che per colpa di quella stessa élite – la quale ha occupato quasi l’intero spazio della cultura politica occidentale degli ultimi 30 anni, con le sue tetragone sicurezze liberal in campo economico favorenti un individualismo “dis-intermediante”, – i nostri popoli del fine secolo scorso, mediamente coscienti e politicamente partecipativi, si siano “trasformati” in plebi amorfe e disincantate all’alba del terzo millennio?

Sì, è vero la digitalizzazione e i social, fecero la loro parte in questo post-moderno “protestantesimo” politico ove, a seconda delle posizioni, credenti e miscredenti sono invigoriti o bistrattati dalle predicazioni o dalle ammonizione twittate del “sacro” vertice.

Detto ciò, per porre fine a questo abuso demagogico di “false verità” una contromossa vincente consiste nel costruire strutturati apparati di controinformazione volti a contrastare la manipolazione, utilizzando con cura gli stessi strumenti attraverso cui si spargono menzogne.

Negli USA, Robert Reich con Inequality Media[1] e Michael Moore con Rumble[2] lo capirono ancor prima che Donald Trump scendesse in campo. Ora, le due più note piattaforme (ve ne sono alcune dozzine di calibro inferiore) raggruppano alcuni milioni di followers, ricevono decine di migliaia di contatti giornalieri e ribattono puntualmente a ogni palla avvelenata del presidente.

Lo si chiami con dispregio “populismo progressivo”, sta di fatto che funziona, e come funziona! Bernie Sanders e Elizabeth Warren non avrebbero mai potuto candidarsi per puntare al successo presidenziale, come ora lo ritengono possibile, senza il precedente apporto divulgativo di queste due importanti “voci” digitali di controinformazione.

Eccovi un esempio (Robert Reich): riguarda lo smascheramento di alcune “verità” pomposamente sottolineate da Donald Trump nel corso della Press Conference alla White House martedì scorso, dopo l’attacco ritorsivo iraniano.

“Trump mente così come la maggior parte delle persone respira, e oggi non ha fatto eccezioni. Il suo discorso di stamattina relativo agli attacchi missilistici dell’Iran contro le due basi dell’esercito americano in Iraq è stato pieno zeppo di dichiarazioni fuorvianti, retorica infiammatoria e assolute menzogne. [Il contenuto si colloca] tra i più alti scandalosi racconti di Trump.

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Mariano G. Santaniello – Alessandria, l’Università e gli altri: note per una proposta di cooperazione

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Mariano G. Santaniello

Alessandria e la sua Università: un connubio che ha ormai alcuni decenni di vita, ma un matrimonio che si è dipanato tra alti e bassi, con momenti e risultati non sempre indimenticabili. La configurazione territoriale a triade sul Piemonte orientale non ha certo favorito il suo radicamento territoriale, ma è un dato abbastanza incontrovertibile che la presenza dell’ateneo in città ancora oggi non è vissuto con compartecipazione dalla popolazione e certamente Alessandria non si offre quale città universitaria.

Le ragioni sono forse da ricercarsi nella riottosità un “po’ mandrogna” verso le novità oppure nel ritenere questa esperienza così giovane e fuori dagli schemi correnti nel mondo accademico nazionale, da far sì che non abbia saputo amalgamarsi in maniera convincente con il tessuto sociale alessandrino. E’ possibile che siano queste le motivazioni, o forse siano altre ancor più articolate e complesse, ma ritengo che una quota parte di responsabilità non piccola sia da far ricadere anche sull’ateneo e su come ha gestito storicamente la sua presenza nel tempo e in città.

Mi pare abbastanza evidente che nel corso degli anni si siano effettuate scelte strategiche sul piano degli investimenti e su quello della creazione di reti di relazioni con il tessuto culturale ed economico territoriale che gradatamente possono essere apparse contraddittorie e non hanno aiutato a costruire un percorso di identificazione e di riconoscimento reciproco tra la città e l’università.

In questi ultimi mesi il tema dell’UPO in Alessandria ricorre spesso sulle pagine dell’informazione locale ed è stato oggetto di specifici momenti pubblici d’incontro. La recente nomina di un nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ateneo che governerà e gestirà per la durata del suo mandato l’Università – e che ha tra i suoi  consiglieri eletti anche il dott. Antonio Maconi, navigata personalità politica di rilievo nel panorama alessandrino – e la successiva approvazione del Bilancio di previsione 2020-2022 hanno riportato d’attualità l’argomento.

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Der Spiegel (DE) – Il conflitto con l’Iran potrebbe essere inevitabile dopo l’uccisione del generale

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Dopo la contraddittorie dichiarazioni da parte del Dipartimento di Stato USA successive all’uccisione di Qassem Soleimani: “ci ritiriamo, contrordine non ci ritiriamo”; “la lettera è vera, ma non doveva essere scritta”; in aggiunta alle dichiarazioni minacciose, parzialmente poi smentite, da parte dell’attuale presidente; l’articolo pubblicato l’altro ieri dal settimanale tedesco Der Spiegel ci pare che illustri uno scenario non molto dissimile, sebbene a parti invertite, dal copione del Dottor Stranamore di Stanley Kubrick.

Conflict with Iran Could Be Inevitable after Killing of General

U.S. President Donald Trump has repeatedly insisted he does not want war with Iran. Now, with the killing of General Qassem Soleimani, that conflict could be inevitable. It is the price for instinctual foreign policy devoid of experts.

A Commentary by Maximilian Popp

Volle fare tutto in modo diverso, usando accordi invece di alleanze, pressione anziché strategia. Anche tra i critici di Donald Trump, molti pensarono a lungo che ciò potesse essere un brutto modo di avvicinarsi alla politica estera. Dopotutto, i precedenti presidenti degli Stati Uniti avevano lottato per anni per trovare soluzioni alla stessa serie di crisi apparentemente insolubili: Afghanistan, Iran, Corea del Nord.

Donald Trump ruppe completamente con la tradizionale politica estera degli Stati Uniti. Si sbarazzò degli esperti del Dipartimento di Stato e scartò gli strumenti della diplomazia: le negoziazioni, i compromessi e la ponderazione degli interessi. Il principio che lo guidò fu lo “sconvolgimento”. Trump sostenne di poter risolvere i conflitti esclusivamente con il suo carisma e la sua immaginazione. Dopotutto, le aziende tecnologiche della Silicon Valley non rimodellarono allo stesso il mondo con le loro innovazioni?

Ora, tuttavia, il fallimento dell’approccio di Trump è diventato ovvio per tutti. Lo “sconvolgimento” potrebbe essere un modello appropriato per Google e per Facebook, ma non lo è per la politica globale.

Martedì, i miliziani sciiti attaccarono l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad, probabilmente per volere dell’Iran, e l’ambasciatore dovette essere evacuato insieme al personale dell’ambasciata. Giovedì sera, gli Stati Uniti risposero uccidendo il comandante della forza iraniana dei Quds, Qassem Soleimani, in un attacco missilistico a Baghdad. Soleimani era considerato il secondo uomo più potente in Iran e il suo assassinio è a dir poco una dichiarazione di guerra. Quasi nello stesso momento, il dittatore nordcoreano Kim Jong Un minacciava di eseguire nuovi test sulle armi nucleari. Due crisi che Trump aveva promesso di contenere, ora sono diventate più acute e minacciose di quanto non lo fossero state per qualche tempo.

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Giorgio Baracco – Fallire bene, fallire meglio

 

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Tra la surreale querelle dialetto-inglese e la notizia della riapertura al traffico di Piazza Santa Maria di Castello per utenti con difficoltà motorie non certificate (sic), grande è la confusione tra la Bormida e il Tanaro. Se Eco buonanima fosse ancora in vita probabilmente si precipiterebbe ad editare il suo celeberrimo articolo sulla città di Gagliaudo (Pochi Clamori tra la Bormida e il Tanaro ), vergato verso la fine degli anni 60 per segnalare un insperato e insospettabile riflusso di vitalità.

Ma guardiamo oltre. Anzi, stiamo sul punto. Potremmo infatti derubricare i due fatti a piccole scaramucce di provincia, a polemicucce di piccolissimo cabotaggio, e in parte lo sono, intendiamoci, oppure potremmo cercare di leggerci qualcosa di più profondo e sottile, qualcosa che a che fare con quello che siamo e sempre più vorremmo essere come città e come comunità. Prendo in prestito una riflessione condivisa su Facebook da un mio amico, che si domandava se e come i fallimenti individuali potessero diventare occasione di apprendimento collettivo (non solo e non tanto per fare meglio quella determinata cosa, ma per fare meglio altre e più importanti cose).

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