Stephen S. Roach – La crisi del 2020

Roach

Stephen S. Roach

Non si può che essere d’accordo con Stephen Roach – uno tra i più competenti ed equilibrati esperti americani in materia di mercati finanziari – tuttavia egli “dice e non dice”, si limita a fotografare l’esistente mettendo in guardia il lettore, alias investitore o risparmiatore, dai possibili rischi di fallimento. La verità nuda e cruda è ben più agghiacciante. L’attuale sistema economico-finanziario si sta lentamente “sovietizzando”. Le banche centrali, pur di scongiurare la caduta dei prezzi delle attività finanziarie, sono “politicamente” costrette ad acquistare voracemente azioni e obbligazioni – siano esse pubbliche o private – ingrossando a dismisura i propri bilanci. L’avvertimento di Roach consiste nel fatto che prima o poi l’attuale valore di queste attività si dovrà conformare con quello generato pari tempo dall’economia reale (un differenziale che riflette negli ultimi cinque anni la divergenza fra il corso dell’indice S&P 500 e i profitti del corporate USA, stimato in eccesso per il primo intorno al 30%). Forse, l’unica regola aurea dell’economia di mercato. Ciò che invece noi ci chiediamo e ben più allarmante: in questa follia neoliberista trova ancora posto ciò che i liberal intendono come libera economia di mercato?

The Crisis of 2020

Dec 23, 2019 STEPHEN S. ROACH

It doesn’t take much to spark corrections in vulnerable economies and markets, and big shocks to highly vulnerable systems are a recipe for crisis. That’s why the vulnerability of today’s global economy – reflected in real economies, financial asset prices, and misguided monetary policy – needs to be taken seriously.

NEW HAVEN – Prevedere la prossima crisi – finanziaria o economica – è un gioco da folli. Sì, ogni crisi ha il suo eroe che ha correttamente avvertito di ciò che stava per accadere. E, per definizione, l’eroe è stato ignorato (da qui la crisi). Ma il record delle previsioni moderne contiene una nota di cautela: coloro che predicono correttamente una crisi raramente la ri-pronosticano.

Il meglio che gli economisti possono fare è valutare la vulnerabilità. L’osservare gli squilibri nell’economia reale o nei mercati finanziari dà un’idea delle potenziali conseguenze di un grave shock. Non ci vuole molto per innescare correzioni in economie e mercati vulnerabili. Ma una semplice correzione è molto diversa da una crisi. La gravità dello shock e il grado di vulnerabilità sono importanti: i grandi shock ai sistemi altamente vulnerabili sono una ricetta per la crisi.

In questa ottica, la fonte di vulnerabilità di cui mi preoccupo di più è il sovraesposto stato dei bilanci delle banche centrali. La mia preoccupazione deriva da tre ragioni.

In primo luogo, i bilanci delle banche centrali sono innegabilmente tirati. Le attività delle principali banche centrali – la Federal Reserve degli Stati Uniti, la Banca centrale europea e la Banca del Giappone – hanno incamerato (nel proprio bilancio) al novembre 2019 collettivamente $ 14,5 trilioni, che è leggermente inferiore rispetto al picco di circa $ 15 trilioni stimato all’inizio del 2018 e oltre 3,5 volte il livello pre-crisi di $ 4 trilioni. Una conclusione analoga deriva dalla scala delle attività in base alle dimensioni delle rispettive economie: il Giappone è in testa al 102% del PIL nominale, seguita dalla BCE al 39% e la Fed solo al 17%.

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D. Ravetti/G. Abonante – Nuovo ospedale di Alessandria

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La legge 67 del 1988 ha istituito il programma di ammodernamento del patrimonio pubblico sanitario e nel 1992 il legislatore ha stabilito che gli interventi sono definiti tramite accordo fra le Regioni e i Ministeri competenti.

La Regione Piemonte nel 2000 ha sottoscritto un accordo di programma, conseguente alla normativa qui brevemente richiamata, integrandolo con un protocollo d’intesa siglato nel 2008. Il programma di adeguamento della rete ospedaliera regionale agli standard della legge 135 del 2012 e al Patto per la Salute è avvenuto sulla base delle linee di indirizzo per la rete territoriale approvate nel novembre del 2014.

L’aggiornamento degli interventi sulle strutture ospedaliere obsolete è stato ulteriormente definito dal Consiglio regionale nel maggio 2018. In attesa di un nuovo coinvolgimento dell’assemblea regionale che dovrà chiarire le modalità di intervento sulle urgenze già identificate nelle ASL e ASO di Cuneo e Alessandria e su quelle relative al nuovo ospedale di Ivrea, è necessario sensibilizzare la Giunta regionale attraverso l’attivazione delle istituzioni alessandrine e dei portatori d’interesse strategici per l’avvio dell’iter riguardante il necessario nuovo Ospedale di Alessandria.

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Angelo Marinoni – Un anno dopo, 27/12/18

Marinoni Angelo

Il 27 dicembre ricorre un anniversario che ritengo personalmente importante e che credo sia importante per tutta l’area vasta che converge su Alessandria: il 27 dicembre 2018 venne celebrato ad Alessandria il Consiglio Comunale Congiunto di Alessandria e Asti che sancì l’inizio di un’azione comune fra le due città e rispettive amministrazioni provinciali per la tutela e lo sviluppo del loro sistema trasporti.

L’evento ebbe un valore aggiunto enorme che fu il voto unanime delle forze politiche del consiglio comunale alessandrino su un documento riassumibile in una dichiarazione d’intenti circa il raggiungimento di obiettivi come il miglioramento del collegamento con Milano e il superamento dell’isolamento rispetto alle rotte nazionali di un’area vasta di 700 mila abitanti che ha per centro Alessandria e confini Asti, Casale, Tortona e Ovada.

Rispetto a un anno fa sono stati fatti passi avanti: Slala in parallelo al fondamentale ruolo che sta svolgendo in ambito logistico ha costituito una commissione mobilità in grado di fornire risposte progettuali laddove ancora mancano e sono state avanzate prime richieste al Ministero circa i collegamenti intercity, sono stati coinvolti i Comuni e il mondo dell’impresa perché la prospettiva logistica che il nuovo piano RFI ha rivelato non vada perduta e possa essere occasione di un rilancio ancora più vasto.

Il tema dello sviluppo del sistema logistico non è slegato al tema della mobilità viaggiatori: l’adeguamento infrastrutturale impostato alla centralità dell’area vasta alessandrina nell’ottica retroportuale non è scisso dall’adeguamento infrastrutturale alla centralità del nodo ferroviario di Alessandria rispetto al corridoio territoriale Torino – Alessandria/Genova – Milano.

In questo contesto l’anniversario è occasione per chiedere alla politica un rinnovo di trasversalità rispetto a temi di interesse generale come i trasporti, specie in un contesto in cui la regione Piemonte, identificata da decenni nella sola città metropolitana torinese, ha finora visto come un competitor da marginalizzare l’areale Alessandria-Asti invece di vederlo per quello che è, ovvero un territorio complessivamente di pari importanza socioeconomica a una piccola regione.

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Giorgio Abonante – Tra Tani e Burmia

Alessandra storie

La settimana amministrativa prima di Natale è passata quasi interamente tra sessioni di Consiglio comunale e commissioni consiliari nelle quali si è discusso di diversi temi, purtroppo cancellati per l’opinione pubblica dalla ormai celebre battuta “meglio il dialetto dell’inglese“. Va detto che il centrodestra queste riduzioni da caricatura se le merita visto che se le cucina tutte in casa; la proposta infatti è partita dai banchi della maggioranza ed è stata maldestramente accolta da Sindaco e Giunta. Tuttavia, il tema, che presentato in altro modo sarebbe stato anche interessante discutere, ha occupato in misura minima il tempo delle sedute.

Si è parlato soprattutto di Documento unico di programmazione, provvedimento che detta le attività prioritarie del Comune, testo che, per essere davvero utile, dovrebbe essere sempre giustificato da un’aggiornata diagnosi territoriale, da attività conseguenti e da specifiche disponibilità di bilancio. Se sulla parte di bilancio si rimane in attesa del Ministero e della Corte dei Conti (valutazioni sul piano di riequilibrio) e del rendiconto 2019 (verifica della reale condizione di salute economica del Comune), sulla prima questione, diagnosi e scelte, la confusione nella maggioranza non ha giustificazioni.

L’aggravante sta nel fatto che negli stessi giorni suonavano due sveglie; l’indagine sulla qualità della vita (Il Sole 24ore), con Alessandria crollata ben oltre la soglia di allarme peraltro già varcata negli ultimi anni; la fine in Cassazione del processo Solvay che ha fatto il paio con la presentazione nelle stesse ore dell’indagine epidemiologica sulla Fraschetta. Non da ieri sappiamo che Alessandria ha due priorità, secondo tutti gli studi di sviluppo locale di cui siamo a conoscenza: intervenire sul capitale ambientale e su quello cognitivo.

Noi abbiamo chiesto: – un Consiglio comunale aperto sulla riqualificazione ambientale della Fraschetta, per provare a ridare centralità alla politica e alle istituzioni in una fase in cui i cittadini avrebbero bisogno di una prospettiva; – un tavolo di regia fra le istituzioni pubbliche e private locali, Upo e Politecnico, per aggiornare la qualità e la prospettiva delle presenze universitarie in relazioni alle vocazioni alessandrine.

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Robert Reich on Facebook

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Amici, considero questo giorno un giorno triste. Trump sarà accusato dal Congresso perché ha corrotto l’Ucraina per aiutarlo nelle elezioni del 2020 secondo le rivelazione di un informatore uscite circa 3 mesi fa e confermate dalla “trascrizione” della Casa Bianca. Ma l’asse autoritario di Trump, Fox News con gli acquiescenti repubblicani hanno inventato una contro-narrativa che ha oscurato questo fatto evocando un “tentativo di colpo di stato” da parte dei democratici e da un cosiddetto “stato profondo”. L’impeachment va al Senato per un processo a gennaio, pochi se non quasi nessuno dei senatori repubblicani voterà per condannarlo. E Trump con il suo asse autoritario affermeranno che egli sarà scagionato, basandosi sul fatto che Robert Mueller lo abbia già scagionato.

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Giorgio Laguzzi – Alcune riflessioni e tentativo di rispondere a domande sul tema elezioni UK 2019.

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  • Il Labour è stato troppo massimalista di sinistra?
    Se così fosse la proposta Labour di Corbyn sarebbe stata rigettata già nel 2017. Molti dei commentatori che oggi si scagliano, a mio avviso strumentalmente, contro la presunta radicalità indigesta del manifesto Labour di Corbyn dimenticano, o omettono volutamente, che la stessa proposta elettorale ebbe un risultato ottimo nel 2017, che permise di invertire una rotta negativa iniziata dal 2010 in poi. Ripassando i dati infatti troviamo un Gordon Brown al 29% con 258 seggi nel 2010, Ed Milliband con il 30% e 232 seggi nel 2015, e poi appunto l’inversione di tendenza del Labour guidato da Corbyn nel 2017 con il 40% e 262 seggi vinti. La presunta radicalità può forse aver inciso in parte, ma relativamente nel perdere qualche “voto al centro”, ma certamente ha permesso di trattenerne altrettanti (anzi forse ancor più) nelle fasce più popolari, e soprattutto giovanili. Peraltro la proposta economica, seppur viziata da alcuni eccessi (tuttavia abbastanza accettabili in un programma elettorale), si presenta come una forma modello “neo-socialista” o se vogliamo di “capitalismo progressista” più che richiamare i modelli novecenteschi (Green New Deal, aumento del Minimum Wage, investimenti pubblici nel settore della ricerca avanzata, eliminazione delle concessioni private in corrispondenza di monopoli naturali, riequilibrio dell’estrazione fiscale a esclusivo carico del 10% ricco della popolazione, un piano ardito di “rigenerazione” scolastica, il rifinanziamento dell’assistenza sanitaria e di tutela per gli anziani i diversamente abili e l’infanzia nel suo complesso). In ogni caso, leggere l’esito come una necessità di tornare alla “Terza Via” blairiana sarebbe un errore non di poco conto. Il dato più lampante, quello che salta più all’occhio è rappresentato dai voti assoluti ottenuti da Jeremy Corbyn. Infatti, il Labour Party è stato votato da 10.292.054 persone. Quando Tony Blair divenne premier per la terza volta ottenne 9.552.436 voti. Praticamente 750mila in meno di quelli raccolti da Jeremy Corbyn nel 2019. Va inoltre sottolineato come il messaggio socialista di Jeremy Corbyn abbia avuto ottimo seguito tra le fasce giovani della popolazione, e in controtendenza con altri partiti socialdemocratici  continentali, il Labour è un partito che attrae il voto giovanile, fattore molto positivo in prospettiva. Poi sui limiti della leadership di Corbyn si può discutere, non senza qualche ragione, e rimandiamo all’ultimo punto per approfondire ciò.
  • Il non essersi schierato su Brexit in maniera più netta ha inciso?
    Forse in parte, ma a mio avviso non significativamente direi. Al contrario molti dei seggi persi sono avvenuti in realtà cosiddette Labour-Leave (ovvero dove aveva vinto il Labour nel 2017 e il Leave nel referendum su Brexit). Inoltre i Lib-Dem non sembrano aver risucchiato voti al Lab con la loro proposta Remain, (la scozzese Jo Swinson il loro leader – fatto eccezionale nella storia secolare elettorale in inglese – non venne eletta ai Comuni nel suo seggio “natale”) – dunque difficile pensare che tale fattore abbia inciso in maniera sostanziale, anche se sicuramente ha giocato qualche punto percentuale e forse una quindicina di seggi in alcuni punti, facendone però perdere altri appunto nel nord. Ma la sconfitta pareva destinata a materializzarsi comunque.

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Salvatore Biasco – Diciannove su venti dei nostri studenti non distingue tra fatti e opinioni. Lo sconvolgente rapporto OCSE

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Salvatore Biasco

Ieri, un bellissimo dibattito su “Il valore democratico della conoscenza” a partire dal libro omonimo curato da Fabrizio Rufo, che consiglierei caldamente a tutti di leggere (vedi sotto la locandina).
E’ ovvio che si sia parlato (tra l’altro) della svalorizzazione della cultura e della scienza cui è andata incontro la nostra società: disintermediazione negli orientamenti, diffidenza e rigetto del ruolo degli esperti, emozioni che fanno premio sul metodo scientifico. Non sarà facile por mano a processi di educazione sociale e di valorizzazione di una visuale scientifica senza un ambiente culturale che favorisca una comprensione del senso e del ruolo della scienza. Il sistema educativo ha ovviamente un ruolo primario.

Dobbiamo chiederci se la nostra scuola sia adeguata a trasmettere modelli positivi di autorità e idonea anche alla formazione di un individuo dotato di capacità critiche e di un nuovo tipo di abilità, vale a dire quelle di indagare, porsi domande, abbracciare complessità, avere un metodo per stabilire i rapporti di causa effetto e non una opinione.

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Andrea Biancato – Crediti gruppo AMAG

Biancato

Andrea Biancato ex amministratore REAM Alegas, Gruppo AMAG

Per fornire più ampie coordinate al lettore che si appresta a leggere il successivo post di Andrea Biancato abbiamo scelto come premessa un passaggio ricavato da un breve saggio dell’economista esperto di tematiche del lavoro Lionello Tronti[1] che citiamo integralmente:

…Nonostante il rallentamento della produttività, i dati mostrano comunque nel lungo periodo un tasso di crescita dei salari significativamente inferiore al tasso di crescita del reddito. L’Eurostat ci dice che fatta 100 la retribuzione reale media di un dipendente a tempo pieno italiano nel 1995, nel 2016 l’indice sale a 101,5 mentre nel frattempo l’indice del reddito lordo prodotto dall’economia è passato da 100 a 118,3. Ciò ha provocato un andamento della distribuzione funzionale del reddito sfavorevole al lavoro. Una tendenza che è opportuno correggere, anche per gli effetti negativi che essa esercita non solo sull’andamento dei consumi (e indirettamente degli investimenti), ma anche sull’incentivo alla cooperazione tra lavoratori ed imprese per l’aumento della produttività.

Detto in altri termini, quel differenziale (101,5/118,3) non è andato a compensare l’aumento del salario reale bensì si è “perso” in quella area di reddito che Mariana Mazzucato definisce come “value extraction” (estrazione di valore).

Quando si parla del gruppo AMAG è inevitabile che, di tanto in tanto, venga chiamato in causa l’annoso problema legato alla gestione dei crediti insoluti. Tema fondamentale per qualsiasi azienda e che deve sicuramente essere affrontato con la massima importanza e trasparenza.

Detto questo, mi sorprendono alcune affermazioni sentite recentemente, secondo le quali il sistema di gestione del recupero crediti sia stato trascurato dal precedente management. Sentendomi parzialmente chiamato in causa, e limitandomi alle realtà che meglio conosco ed ho amministrato (Alegas Srl e Ream Spa) ritengo utile partecipare al confronto condividendo alcune considerazioni in merito.

Innanzitutto chiariamo come il problema legato alle sofferenze derivanti dai crediti deteriorati sia un tema che affligge buona parte del tessuto aziendale nazionale, assumendo una connotazione ancora più marcata se il campo operativo si sposta nel mondo delle utilities, a prescindere dal fatto che la fornitura in questione sia relativa a Gas Metano, Energia Elettrica o Acqua. Questo è un dato di fatto sul quale, purtroppo, concordano tutti gli stakeholders di riferimento.

Il perché è abbastanza facile da intuire; il trend economico globale che stiamo attraversando da circa 10 anni a questa parte ci racconta di una situazione di crisi generalizzata che si manifesta frequentemente in una crescita della morosità, soprattutto per le aziende la cui base clienti è distribuita in modo eterogeneo. Sia che si analizzi l’andamento dei crediti (Gas&Power) del settore industriale, delle partite iva o del settore privato residenziale, la sensazione è che ci sia una tendenza diffusa a procrastinare i pagamenti oltre alle scadenze previste. La riscossione tributi nel settore pubblico fornisce indicazioni simili.

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Giorgio Abonante – Piano urbano della mobilità sostenibile, si parte male

Abonante Giorgio

Ho partecipato all’interessante incontro tenutosi la scorsa settimana a Palazzo Monferrato, organizzato da Ascom, sul nuovo Piano urbano della mobilità sostenibile. A mio giudizio il documento è molto buono negli indirizzi e negli obiettivi, si tratta di incalzare in modo costruttivo l’amministrazione comunale nel migliorarlo, dove possibile, ma soprattutto realizzarlo, attraverso un calendario preciso dei passaggi previsti.

Tuttavia, si parte col piede sbagliato. La commissione, prevista il 10 dicembre p.v., è stata convocata senza l’invio ai consiglieri comunali delle osservazioni formulate dai cittadini entro il 15 novembre scorso. A meno che non ne siano arrivate, ma se così fosse sarebbe il caso di riaprire i termini seppur per un periodo limitato e ben pubblicizzato. In secondo luogo, tra gli invitati e tra i relatori manca un soggetto fondamentale al quale l’amministrazione comunale stessa ha delegato il compito di approfondire le connessioni territoriali di area vasta sulla direttrice ferro – gomma, la Fondazione Slala.

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The Guardian (UK) – Che cosa sta succedendo in Germania?

SPD

Fiumi di parole corrono sull’ESM, ma silenzio tombale verso chi lo vuole rafforzare. Ottima l’analisi del The Guardian.

The Guardian view on political turbulence in Germany: can the centre hold?

17 Nov. 2019

The country’s traditional powerhouses on the centre-left and the centre-right face a moment of reckoning

La politica tedesca del dopoguerra ha la reputazione di essere moderata, consensuale e un po’ noiosa. Ma ci sono stati momenti di grande drammaticità. Nel novembre del 1959, ad esempio, il Partito socialdemocratico (SPD) abbandonò la sua storica ambizione di sostituire il capitalismo con il socialismo, dismise il racconto marxista della lotta di classe e iniziò a proporsi come un Volkspartei (partito popolare). La storia ha dimostrato che quella decisione era giusta. Per i successivi 50 anni circa, la SPD ha lottato per il potere con l’altra grande forza politica del paese, la CDU (e il suo alleato bavarese CSU), poiché entrambe le parti raggiungevano regolarmente una quota di voto di oltre il 40%.

La CDU e la SPD si resero celebri per esercitare una politica per le masse, ciò che ora anelerebbero per tali numeri. Le agonie della Brexit e l’ascesa del populismo di destra hanno rivendicato la nozione di protagonismo politico in Europa.

Ma chi è alla ricerca di indizi sul futuro del continente farebbe bene a guardare da vicino la Germania nelle prossime settimane.

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