Giorgio Laguzzi – Fine della storia o arroganza liberista?

 

Laguzzi con lo spezzino (2)

Il Governo gialloverde sembra essere giunto al capolinea. Ma cosa ha significato questa esperienza, e quali importanti riflessioni ci deve portare a compiere?

Proponiamo qui una riflessione seguendo un approccio ampio e generale, cercando anche un filo conduttore quasi storico in termini di cicli politici e economici, poiché, come insegnavano le scuole politiche dei partiti di massa, al fine di analizzare una situazione in maniera appropriata, risulta necessario prima analizzare le questioni in termini generali e globali, e solo conseguentemente desumere la situazione a livello nazionale e locale.

In un successivo articolo cercheremo poi di portare questa riflessione generale sul terreno nazionale e contingente per tentare di capire dove stia tirando il vento e quale sia la posta in gioco.

Dalla tricotomia Liberalismo-Socialismo-Nazionalismo alla tricotomia Globalizzazione-Democrazia-Nazione

Durante il periodo di interregno tra la prima e la seconda guerra mondiale, il mondo si caratterizzava per la presenza di tre grandi categorie del pensiero politico con corrispondenti visioni di politica economica: la dottrina liberale, che vedeva la sua espressione più estrema economico-politica nell’anglosfera attraverso il capitalismo liberale; la dottrina socialista, la quale vide la sua espressione più estrema nel regime sovietico attraverso la dittatura del proletariato e un de facto capitalismo di stato comunista; la dottrina nazionalista, la quale vide la sua massima espressione in Germania e Italia durante gli anni Venti e Trenta.

Continua a leggere “Giorgio Laguzzi – Fine della storia o arroganza liberista?”

Daniele Borioli – Rilanciare la ferrovia ad Alessandria: NON SOLO LOGISTICA

Borioli 02

Alessandria è stata per molti anni definita, forse con eccessivo ottimismo, “il centro del triangolo industriale”. Erano gli anni del “miracolo economico”. Il capoluogo cresceva e, con esso, la concentrazione di attività produttive e commerciali, articolate sia nelle numerose imprese di origini e storia locale (prima fra tutte la “Borsalino”), sia nella de-localizzazione degli impianti di grandi gruppi industriali italiani e stranieri.

Perno essenziale di queste dinamiche di sviluppo era il nodo ferroviario, con il grande scalo merci e una stazione passeggeri diventata in pochi anni punto cruciale dei flussi migratori da e verso il Mezzogiorno d’Italia. Alessandria era “la città dei ferrovieri”, insediati in larghissimo numero nel rione “Cristo”, che da questa presenza ricevette una forte e duratura connotazione sociale e politica.

In quegli stessi anni, il centro cittadino assumeva e progressivamente consolidava la propria funzione quale riferimento commerciale per larga parte della provincia. Alessandria, con le proprie vie centrali, si proponeva al resto del territorio provinciale come una sorta di  “emporio” qualificato a cielo aperto, in grado di attrarre clientela di ogni ceto sociale. Compresi i nuovi ricchi orafi e gioiellieri valenzani, che, come vuole la “credenza popolare”, preferivano fare shopping nel vicino capoluogo, per non ostentare agli occhi dei concittadini la loro “fortuna”.

Simbolo di questa funzione era, insieme ai numerosi bar e a una catena di negozi di tutto rispetto e per tutte le tasche, ancora una volta la stazione ferroviaria, alla quale non solo arrivavano i treni, ma anche gran parte delle “corriere” provenienti da ogni dove. Ad accogliere tutti quanti, c’erano gli straordinari giardini pubblici, tenuti allora come oggi capita solo in Svizzera di vedere. Aiole fiorite, piante mantenute alla perfezione, fontanelle, statue e busti a ricordare i personaggi della storia locale. Persino un orologio, collocato a terra, con le sue grandi lancette, nel contesto di uno spazio verde e fiorito.

Tra le poche cose esponibili al fine di decantare le bellezze di una città che, su questo fronte, non ha certo gli atout che si possono giocare Siena o Venezia, proprio i giardini della stazione comparivano, quasi in esclusiva, sulle cartoline illustrate alle quali, prima dell’avvento di internet, era affidato il compito di far conoscere agli amici e ai conoscenti le “bellezze” visitate.

Continua a leggere “Daniele Borioli – Rilanciare la ferrovia ad Alessandria: NON SOLO LOGISTICA”

Giorgio Abonante – Quelli che il dissesto non c’era…

Campanile AL

Foto di Alessandro Decarolis

E’ da metà maggio che la Giunta sa di dover passare dal Consiglio comunale con il Piano di riequilibrio. Per tutti i consiglieri comunali, non solo di minoranza, le sceneggiate di martedì scorso nelle commissioni in cui gli assessori si sono negati al confronto e in cui il piano non è stato presentato sono state sorprendenti e preoccupanti, vista l’importanza e la delicatezza del momento.

Oggi, finalmente, abbiamo la possibilità di leggere le integrazioni al documento fortunatamente richieste dai revisori. Integrazioni che ci dicono quel che evidentemente gli assessori avevano problemi a dirci. Con tagli, risparmi, prospettive e considerazioni che ci vorrebbe un articolo di dieci pagine per dire tutto quel che ci sarebbe da dire.

La mazzata sul trasporto disabili e in generale sul trasposto pubblico locale ci preoccupa tanto, al pari dell’ulteriore taglio previsto sulla mensa scolastica, già oggi ampiamente insoddisfacente. Per non parlare delle previsioni di entrata, tutte da verificare. Ne discuteremo in commissione e in consiglio comunale la prossima settimana sperando di trovare una maggioranza meno sfilacciata e più concentrata su questo passaggio che, piaccia o non piaccia, è fondamentale per il futuro di Alessandria.

Continua a leggere “Giorgio Abonante – Quelli che il dissesto non c’era…”

Il Vento del Nord-Ovest (Democrats e Labour alla riscossa)

occupy-wall-street-march-teacher-union-daly_gsgk2f

La sempre più consistente crescita del movimento progressista anglo-americano ci obbliga a volgere lo sguardo a occidente, qualora desiderassimo anche qui da noi nel regno dell’euro mettere fine all’attuale egemonia neoliberista

Molti si stupiscono del nostro particolare interesse per il corrente dibattito politico presente nell’anglosfera, principalmente per ciò che sta accadendo negli USA. Parimenti si chiedono il motivo per il quale dedichiamo poca attenzione nel seguire il noioso chiacchiericcio nazionale. Discussioni che, comunque, già trovano ampio spazio, a seconda dei toni e delle strumentalizzazioni di parte, su qualsiasi piattaforma social a noi conosciuta. Le ragioni per tale scelta sono fondamentalmente tre e tutte correlate tra loro:

  • l’attuale interdipendenza politica ed economica generata dal fenomeno della globalizzazione, attraverso cui gli Usa ne detengono il potere egemonico (la fissazione di regole di mercato, orientamenti geostrategici, strutture di potere operanti su vasta scala) di fatto accentua sensibilmente ciò che storicamente fu definito in passato come effetto “alone”, più propriamente collegato all’influenza che può esercitare un nuovo corso della politica americana sul rimanente perimetro occidentale (Great Society 64);
  • le attuali relazioni di mercato sono condizionate imperativamente dal complesso di meccanismi, i cui ingranaggi muovono il motore della “grande finanza” di Wall Street, che nel corso del tempo hanno profilato in modo più o meno compiuto una nuova forma di governo: la “Post-democracy”;
  • il vigente fondamentalismo di mercato (Washington Consenso), nato nell’anglosfera nei primi anni 80, pur da tempo imperante, sta generando in misura maggiore anticorpi che cominciano a essere efficaci e numerosi in quella area del mondo. Solo da laggiù si possono assorbire ed emulare i principi che puntellano una proposta di drastica alternativa al lessico economico corrente.

Continua a leggere “Il Vento del Nord-Ovest (Democrats e Labour alla riscossa)”

Angelo Marinoni – Alessandria: polo logistico e hub regionale non sono ancora una scommessa persa

Marinoni

Angelo Marinoni

La logistica alessandrina sta assurgendo al ruolo di mito, in tanti se ne occupano e in tanti se ne gioverebbero, ma in altrettanti si sono adoperati per mantenerla al solo livello di progetto.

Le ultime due amministrazioni regionali ne hanno, quasi orgogliosamente, certificato la riduzione ad attività collaterale promuovendo politiche del tutto deprimenti qualunque vitalità del comparto trasporti alessandrino, seppure un territorio al confine di quattro regioni, al centro del ben noto triangolo (Torino – Milano – Genova) parzialmente deindustrializzato, ma molto polarizzante, di trasporti essenzialmente dovrebbe vivere.

Durante la giunta Cota, in Piemonte, si sono sostanzialmente assecondate le politiche industriali del gruppo FS di allora ed alla forte contrazione dell’offerta ferroviaria sia nazionale che regionale, peraltro già minata da una inaffidabilità cui era applicata una pessima programmazione, si promosse definitivamente l’accentramento nello scalo novarese del ruolo di hub merci e di smistamento, certificando la riduzione a scalo piccolo e periferico per il gruppo ferroviario nazionale di Alessandria Smistamento.

Concausa dell’abbandono è stato il “ben servito” di fatto dato a più riprese a cavallo de decennio localmente da Alessandria a Deutsche Bahn che tramite Railion (ora DB Cargo) sul cargo e Autozug sui viaggiatori stava offrendo una vera possibilità di sviluppo proprio durante il processo di depotenziamento progressivo dello scalo.

La Giunta Chiamparino ha mantenuto la stessa formula peggiorandola negli effetti cercando di salvare Orbassano desertificando, di fatto se non nelle intenzioni, tutto quanto vi sia fra Orbassano e Voltri e lasciando nell’oblio in cui l’aveva messo la giunta Cota con assessore trasporti Bonino un documento di pianificazione dei trasporti regionali edito nel 2010 dalla Giunta Bresso con assessore trasporti Borioli che promuoveva una infrastrutturazione e una pianificazione performante e con lungimiranza di lungo periodo,  varando, invece, un piano dei trasporti (che si può leggere sul sito della Regione) contestabile in molti momenti essenziali, di sommaria pianificazione e  in sostanziale continuità con la politica, ampiamente sbagliata, dei trasporti avviata dalla giunta precedente.

Continua a leggere “Angelo Marinoni – Alessandria: polo logistico e hub regionale non sono ancora una scommessa persa”

Daniele Borioli – Niente di nuovo per la logistica alessandrina

borioli

Che la politica sia anche propaganda è un fatto. Che tra propaganda e azione la politica debba stabilire un limite, per non perdere la propria credibilità, dovrebbe essere una semplice questione di buon senso. Ma non sempre funziona così.

Nei mesi scorsi, in concomitanza con la prima legge di bilancio varata dal governo 5S-Lega, ha avuto grande rilievo la notizia del finanziamento di due milioni assegnati per il “Retroporto di Alessandria”. Per quanto mi riguarda, ho sempre detto in proposito: “meglio poco che niente, meglio tardi che mai”.

Un atteggiamento normale per chi, avendo fatto a lungo l’amministratore, sa bene che il “tutto e subito” non è quasi mai possibile. Certo, non ho mancato di sottolineare come due milioni non siano neppure sufficienti a realizzare un quinto della strada di collegamento tra lo scalo e il sistema delle tangenziali e autostrade e che sarebbe stato necessario definire quanto prima possibile l’azione cui destinare quelle poche ma importanti risorse.

Naturalmente, gli attori politici oggi alla guida della città, in polifonia con i nuovi vertici di Slala e in sintonia con autorevoli istituzioni locali quali la Camera di Commercio e la Fondazione CRAL, hanno messo ben altra enfasi sulla notizia. Hanno parlato di “svolta storica”, di una “nuova primavera per la logistica ad Alessandria”, trovando zelanti amplificatori presso alcuni commentatori e opinionisti locali.

Continua a leggere “Daniele Borioli – Niente di nuovo per la logistica alessandrina”

Angelo Marinoni – elzeviro alessandrino

stupore

Angelo Marinoni è un ottimo tecnico e una penna politica raffinata. In questo breve articolo dice in modo chiaro quel che penso da giorni, non così bene, io a immagini, sul balletto incomprensibile che sta andando in scena sull’asse  Alessandria – Torino fra Palazzo Rosso e Palazzo Lascaris. Aumentano, pare, gli abbonamenti autobus per alcune categorie di utenti alessandrini, conseguenza dei tagli decisi dal Comune.

La Giunta comunale coinvolge Torino che dice di non avere competenze in materia. E già qui ci sarebbe da ridere. Poi l’assessore regionale afferma che non può farci niente, ma una riunione non si nega a nessuno. Allora, il ViceSindaco di Alessandria annuisce sì, vero, la Regione non c’entra (scherza, spero) ma non sappiamo che pesci prendere quindi ci si incontra, poi si vedrà.

Invece, Palazzo Rosso dovrebbe sapere che la Regione può, potrebbe, eccome se potrebbe. Poi, Palazzo Rosso dovrebbe ammettere che il Governo con il Salva Alessandria ha solo scaricato sui cittadini il peso del riequilibrio. Un Decreto sostanzialmente acqua fresca. Il Gatto, la Volpe e gli alessandrini che fanno da Pinocchio. Proposta, vediamoci prima della sessione di bilancio, se non siete permalosi qualche idea noi l’avremmo.

Giorgio Abonante

Angelo Marinoni – elzeviro alessandrino

Sarebbe interessante capire perché la Regione come Ente, sotto qualunque amministrazioni sembra non abbia mai competenze su Alessandria e faccia un favore a parlarle insieme,  avendo, però  avuto  reazioni interessanti.

Facciamo un po’ di cronaca: Fallisce l’ATM e cosa c’entra la regione? Niente. Infatti si fa gli affari suoi. Si chiede la conurbazione che allora come ora risolverebbe parte del problema e come reagisce AMP che è Regione? Spallucce.

Continua a leggere “Angelo Marinoni – elzeviro alessandrino”

Dani Rodrik – Che cosa sta spingendo il populismo?

Rodrik Dany

Ottimo questo breve post di Dani Rodrik pur nella sua stringatezza. Due sono gli elementi da lui messi in luce ritracciando la corrente temperie populista:

  • non è vero che tale fenomeno abbia sempre generato un dissolvimento sociale;
  • si è più propensi a considerare gli shock esogeni di tipo economico come una sorta di “acceleratore” delle precedenti divisioni d’ordine etico-culturali, piuttosto che la fonte primaria, essendo la contrapposizione valoriale già presente nel tessuto sociale, benché in forma letargica.

Il primo punto può essere facilmente dimostrabile dalla parabola del People’s Party americano di James Weaver, candidato alla presidenza nel 1892 che, sebbene sconfitto, guidò per circa un decennio una formazione politica nel cui programma si stagliavano proposte orientate a rompere il bastione elitario dell’aristocrazia corporativa di quel tempo. Tra le più importanti si distinguevano: la nazionalizzazione dei monopoli ferroviari e telegrafici, l’imposta progressiva sui redditi, l’iniziativa legislativa popolare, una giornata lavorativa più breve e altre misure tese a diminuire l’influenza politica nel mondo degli affari e dell’alta finanza. Gran parte della piattaforma rivendicativa del People’s Party fu recepita da quella corrente nazionale di riformismo socio-politico che prese corpo trasversalmente, tanto nel nascente sistema bipartitico quanto nell’opinione pubblica statunitense, nel corso dei primi anni del XX° secolo. denominato “Progressivism”. Il movimento espresse la nomina di due grandi Presidenti riformatori: Theodore Roosevelt e Woodrow Wilson.

Nel secondo punto, l’autore mette in discussione la “compiacenza” che mostrò sia la sinistra democratica sia la liberal-democrazia nei confronti dell’aggressione plutocratica da parte di una fronda ben organizzata del capitalismo globale (il famoso Big Bang finanziario), avvenuta a partire dalla metà degli anni 80 del secolo scorso. Non a caso Dani Rodrik ripete più volte il termine inglese “backlash” (contraccolpo, reazione) sintomatico per affermare che la mancanza di un valido contenimento democratico contro la sottostante temperie neoliberista non avrebbe potuto risolversi se non con l’avvento di un epilogo “cruento” e disordinato, questo incarnato da un backlash populista.

Sapremo far tesoro dell’esperienza americana del fine XX° secolo?

What’s Driving Populism?

Jul 9, 2019 DANI RODRIK

If authoritarian populism is rooted in economics, then the appropriate remedy is a populism of another kind – targeting economic injustice and inclusion, but pluralist in its politics and not necessarily damaging to democracy. If it is rooted in culture and values, however, there are fewer options.

CAMBRIDGE – [La sua origine] è culturale o economica? Questa domanda inquadra gran parte del dibattito sul populismo contemporaneo. La presidenza di Donald Trump, la Brexit, e l’ascesa dei partiti politici nativisti di destra nell’Europa continentale sono la conseguenza di una profonda spaccatura nei valori tra i social-conservatori e i liberaldemocratici, con i primi che hanno dato il loro supporto a personaggi politici xenofobi, etno-nazionalisti e autoritari? Oppure riflettono l’ansia e l’insicurezza economica di molti elettori, alimentate dalle crisi finanziarie, dall’austerità e dalla globalizzazione?

Molto dipende dalla risposta. Se il populismo autoritario è radicato in economia, allora il rimedio appropriato è un populismo di altro genere, che mira all’ingiustizia e all’inclusione economica, ma pluralista nella sua politica e non necessariamente dannoso per la democrazia.

Se esso è radicato nella cultura e nei valori, tuttavia, ci sono meno opzioni, la democrazia liberale può essere condannata dalle sue stesse dinamiche e contraddizioni interne.

Continua a leggere “Dani Rodrik – Che cosa sta spingendo il populismo?”

Mariano G. Santaniello – La Città, Territorio di Diseguaglianze

santaniello (2)

Il tema della gestione del territorio, del disegno urbano e della città è andato nel corso degli anni via via scomparendo dalla scena principale del dibattito politico e culturale sicuramente in Italia, ma anche nel mondo occidentale.

Sono ormai lontani gli anni in cui questi argomenti costituivano essi stessi,  uno degli asset prioritari della cultura e delle policies riformiste e democratiche su cui venivano condotte battaglie ideali finalizzate alla costruzione di innovative forme di welfare e di nuove modalità di convivenza e cooperazione sociale.

La ricerca accademica e la letteratura urbanistica è andata gradualmente rinchiudendosi in una ridotta sempre più specialistica e autoreferenziale, diventando inevitabilmente asfittica e incapace di proporsi come momento di innovazione culturale.

Ritengo che in parte ciò sia stato causato anche dalla incapacità di rinnovarsi di una classe intellettuale che, constatando la perdita di capacità di influenzare il dibattito e di saperlo condizionare, ha valutato più opportuno rinchiudersi in una ricerca ultra specialistica, incapace di rapportarsi proficuamente con le altre discipline delle proprie delle scienze sociali invece sapersi confrontare seriamente con esse.

Continua a leggere “Mariano G. Santaniello – La Città, Territorio di Diseguaglianze”

Joseph Stiglitz – Pollice verso nei confronti della criptovaluta di Facebook

joseph-stiglitz-portrait

Dopo aver letto questo breve post di Joe Stiglitz, mi venne in mente un suggestivo sottotitolo di un editoriale pubblicato lo scorso anno che tratteggiava criticamente il suo pensiero economico, ovviamente scritto da un columnist americano assai vicino al GOP (partito repubblicano), rispetto al quale oggi, considerate la velenosità profusa da Stiglitz in questo suo ultimo breve lavoro, non posso fare altro che concordare con quelle poche lapidarie righe.

Al tempo, la frase riportava più o meno questo giudizio: “Joseph Stiglitz’s shoulders are broader enough to enable it to do so”. La metafora relativa alle “broader shoulders” (ampie spalle) mostrava un significato molto chiaro: Stiglitz, godrebbe di una tale autorevolezza che a lui è permesso di dire ciò che meglio crede. Sebbene il taglio dell’articolo dissentisse dalle periodiche accuse dell’economista di Gary verso il corrente pensiero economico, l’editorialista procedeva con toni felpati senza mai eccedere nella polemica contestativa.

Accade raramente tra la vasta letteratura critica economica che un economista del calibro di Joe Stiglitz emetta giudizi così sferzanti nei confronti del suo presidente (una propensione a delinquere) e verso una big della tech-economy per nulla poco influente (un sistema che premierebbe la truffa e l’evasione fiscale). Sennonché, questo è Joseph Stiglitz, un economista “militante”, nonché uno scienziato a cui venne conferito un Premio Nobel, ma soprattutto un interprete citato dal The Economist come uno dei massimi teorici della grigia scienza tra il gruppo dei sei, i quali – a parere del pregiato foglio britannico – nel secolo scorso promossero idee che rivoluzionarono l’impianto concettuale di tale disciplina, (Six Big Ideas). Egli è in buona compagnia: J.M. Keynes, John Nash, Robert Mundell, Hyman Minsky, George Akerlof.

Forse a ciò si riferiva l’articolista quando sottolineava le “ampie spalle” del vecchio Joe.

Thumbs Down to Facebook’s Cryptocurrency

Jul 2, 2019 JOSEPH E. STIGLITZ

Only a fool would trust Facebook with his or her financial wellbeing. But maybe that’s the point: with so much personal data on some 2.4 billion monthly active users, who knows better than Facebook just how many suckers are born every minute?

NEW YORK – Facebook e alcuni dei suoi alleati [favorevoli al dominio delle grandi aziende] hanno deciso che ciò di cui il mondo ha realmente bisogno è un’altra criptovaluta, e che lanciarne una è il modo migliore per utilizzare i grandi talenti a loro disposizione. Il fatto che Facebook la pensi in questo modo rivela molto di ciò che è [da considerarsi] sbagliato per quanto concerne il capitalismo americano del XXI° secolo.

In un certo senso, è un momento curioso di lanciare una valuta alternativa. In passato, la principale lamentela relativa alle valute tradizionali derivava dalla loro instabilità, con un’inflazione rapida e incerta che le rendeva una scarsa riserva di valore. Ma il dollaro, l’euro, lo yen e il renminbi sono rimaste [nel tempo] tutte notevolmente stabili. Se non altro, la preoccupazione dell’oggi riguarda la deflazione, non l’inflazione.

Continua a leggere “Joseph Stiglitz – Pollice verso nei confronti della criptovaluta di Facebook”