
Nel 1899 l’economista americano di origine norvegese Thorstein Veblen, pubblica un saggio che rimarrà come una pietra miliare nella divulgazione socio-economica di quel paese, oltre ad arricchire le fortune professionali dello stesso autore: The Theory of Leisure Class. (La teoria della classe agiata). Veblen, senza alcuna reticenza, nella sua opera mette a nudo il comportamento vessatorio e predatorio dell’élite di quel tempo; il suo cinismo e conservatorismo ipocrita serpeggiante negli esclusivi circoli dell’aristocrazia finanziaria e industriale americana, i famosi Robben Barons. L’autore descrive il loro sciupio e l’ostentata manifestazione di ricchezza mettendola a paragone con la parca quietudine e l’indole proba di una classe lavoratrice sottoposta alla loro avida rapacità. Il saggio godette di un ampio successo e fu antesignano di una svolta politica che avvenne nell’immediato futuro.
A partire dal 1901 nei sette anni e mezzo successivi della presidenza Theodore Roosevelt, il governo chiamò in causa, per la violazione dello Sherman Antitrust Act quarantaquattro grandi società monopolistiche, incluse alcune tra le più potenti e impopolari come quella degli inscatolatori di carne, l’American Tobacco Company, la Du Pont Corporation e la Standard Oil Company. Tali azioni legali fecero crescere in tutto il paese il prestigio di Roosevelt che si guadagnò il soprannome di trust-buster (distruttore di monopoli).
Se dovessimo distillare la quintessenza del pensiero liberale troveremmo, pur nelle rispettive peculiarità diacroniche e geografiche, tre valenze comuni che lo caratterizzano: la libertà di scambio, un governo contenuto ma regolatore, la lotta alla rendita monopolistica. Si può affermare con sicurezza che questi tre principi costituiscano ancora i pilastri della corrente fase delle politiche economiche autodefinitesi un po’ spregiudicatamente “liberali”? Solo in parte. La tendenza alla “concentrazione” e la folle “deregolamentazione” stanno minando la statica dell’intero edificio. La politica è stata assente per anni, ora finalmente non più. D’ora in poi i nuovi Robben Barons (Facebook, Amazon, Google, Apple) dovranno fare i conti con un’America meno accomodante.
Auguriamocelo.
Elizabeth Warren Proposes Breaking Up Tech Giants Like Amazon and Facebook
By Astead W. Herndon
March 8, 2019
La senatrice Elizabeth Warren[1], la democratica del Massachusetts, che si sta proponendo come la punta di diamante delle elezioni presidenziali democratiche, ha sostenuto un’altra idea progressista venerdì sera di fronte a una folla di migliaia di persone nel Queens: un piano normativo[2] volto a rompere alcune delle più grandi aziende tecnologiche americane, tra cui Amazon, Google, Apple e Facebook.
Durante una manifestazione a Long Island City, il quartiere che doveva essere sede di un importante nuovo campus di Amazon, Ms Warren ha presentato la sua proposta chiedendo alle autorità preposte alle regole di disfare alcune fusioni societarie [già conclusasi] tra le società tecnologiche, oltre a una legislazione che vieti le piattaforme dalle quali [si evidenzia] in entrambi i casi l’offerta di un mercato per il commercio e la [loro] partecipazione [diretta] a quel mercato.
“Abbiamo queste giganti aziende – devo dirlo alle persone a Long Island City? – le quali pensano che possano arrendersi a tutto “, ha sottolineato Mrs Warren alla folla, ricevendo applausi. Ha paragonato Amazon al romanzo distopico “The Hunger Games”, in cui coloro che detengono il potere impongono i loro desideri ai meno fortunati.
“Sono stufa di miliardari che se ne approfittano“, ha aggiunto.
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