Re Riccardo e lo “scippo” di Vercelli

Riccardo III° Re d’Inghilterra

Il documento ufficiale che sostiene il nuovo “Dipartimento per lo sviluppo sostenibile e la transizione ecologica (DISSTE) è una sorta di “apologo” dell’Università del Piemonte Orientale (UPO) che illustra la necessità di introdurre un nuovo paradigma tecnico-scientifico e morale finalizzato alla “salvezza del mondo”, con contenuti impossibili da non condividere per chi, come chi scrive su questo blog, critica i modelli economici neoliberisti basati sulla indiscriminata “estrazione di valore”.

Se vi capita di scorrere a ritroso i testi pubblicati su Il Ponte troverete molti post attentamente selezionati dalla recente letteratura economica anglosassone, i cui autori (Mariana Mazzucato, Dani Rodrik, Joseph Stiglitz, Angus Deaton, Paul Krugman, ecc.) pongono simili quesiti, al seguito dei quali non mancano mai da parte loro ipotesi di “soluzioni” metodologiche inerenti la cosiddetta pianificazione sostenibile.

Il nostro obiettivo si poneva il compito di sensibilizzare la comunità locale, la sua corrente classe dirigente verso le cosiddette “avanguardie” economico-sociali che, nonostante lo sferzare dell’uragano neoliberista, si proponevano di guidare il cocchio di una sinistra pragmatica e propositiva (l’economia digi-circolare, il ritorno delle politiche di bilancio, la fallibilità del mercato), contrapponendosi aspramente all’accondiscendenza di una moderata socialdemocrazia, acclimatata da tempo e per pigrizia nella confortevole “sintesi neoclassica”. Parimenti, dimostrandosi altrettanto risoluta nel non rinunciare alla difesa dei diritti collettivi e sociali. Questi, intesi, come architravi imprescindibili per la costruzione di un nuovo paradigma economico-sociale.

I livelli di azioni per la sostenibilità presenti nel documento del DISSTE sono complessi e articolati, non dissimili dalla trama tessuta dall’economista anglo-italiana Mariana Mazzucato con le sue celeberrime “missions”, le quali, se dal punto di vista della politica economica ri-inventano un nuovo rapporto interattivo tra privato e pubblico, in quello dell’analisi teorica pongono le basi per un suggestivo sincretismo intellettuale tra Keynes e Schumpeter.

Tuttavia il punto non è questo. Lo “scatto” in avanti dell’UPO concentra le tre strategie indipendenti (formazione, ricerca, sperimentazione applicativa regionale e internazionale) sull’asse preferenziale Vercelli – Novara, lasciando Alessandria nell’oscuro mondo delle tenebre e creando, addirittura, un corso di laurea magistrale in Giurisprudenza istituito al Dipartimento di Studi per l’Economia e l’Impresa (Disei) di Novara a partire dall’anno accademico 2022-2023[1].

Citiamo fedelmente dal documento DISSTE: “Le forze imprenditoriali di punta del territorio Vercellese e Novarese hanno espresso un forte interesse a sviluppare sinergie con il nuovo dipartimento, ai fini sia della formazione sia della ricerca.

C’è da chiedersi che cosa facesse il nostro prode Re Riccardo e il suo seguito di valvassori e valvassini – ormai assunto stabilmente nel gotha nazionale della politica e del carrozzone mediatico – nel momento in cui il rettorato di Vercelli avocò a sé la parte più succosa e innovativa del progetto UPO, lasciando ovviamente ad Alessandria l’incertezza sul che fare.

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