Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro donne

di Roberta Cazzulo

  • Numero Rosa gratuito Anti-Violenza e Anti-Stalking 1522: fornisce assistenza e supporto tutti i giorni, 24 ore su 24; 
  • App 1522, disponibile su IOS e Android: consente alle donne di chattare con esperte operatrici; 
  • AppYouPol: realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo. L’App è stata estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche e con essa è possibile trasmettere in tempo reale messaggi agli operatori della Polizia di Stato; 

“Io non la tenevo prigioniera / La incatenavo solo verso sera / Per stare un po’ con lei, per stare stretto a lei / Perché l’amore, l’amore è un colpo di pistola / L’amore, l’amore è un pugno sulla schiena / È uno schiaffo per cena / L’amore ti tocca appena.”

Brunori Sas – Colpo di pistola

Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro donne: istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Molte donne hanno vissuto l’emergenza Covid 19 restando in casa, costrette a condividere gli spazi 24 ore su 24 con il proprio maltrattante: una convivenza forzata che le ha esposte ad abusi e violenze.

In base ai dati della Direzione Centrale per la Polizia Criminale nel corso del 2020 i femminicidi sono stati il 41% del totale degli omicidi, contro il 35% del 2019.

Grafico 01

Su scala mensile troviamo che nel periodo gennaio-giugno 2020 la percentuale di femminicidi sul totale degli omicidi ha raggiunto il picco massimo del 55% a marzo durante i mesi di lockdown totale.

Grafico 02

Nel primo semestre 2021 la percentuale è rimasta pressoché stabile: la minor incidenza si è registrata nel mese di gennaio (32%), mentre il valore più elevato a febbraio (48%).

Grafico 03

Nella prima metà del 2020, il Piemonte è risultato essere al secondo posto dopo la Lombardia nella poco invidiabile classifica dei femminicidi, con 8 vittime tutte in ambito familiare – affettivo. Di poco inferiore il dato del primo semestre 2021, con 6 femminicidi anche qui tutti in ambito familiare-affettivo.

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Roberta Cazzulo – “L’inaccettabile disoccupazione femminile”

Cazzulo Roberta

Il problema dell’occupazione femminile non può più essere sottovalutato, rinviato e accantonato.

Sulla base dei dati forniti da Eurostat, l’Italia è il penultimo paese in Europa per occupazione femminile e su 100 donne tra i 15 e i 64 anni solo 49 lavorano.

La media europea è di 62 e in paesi come la Svezia, l’Olanda e la Danimarca il numero supera i 70.

Analizzando la componente territoriale e confrontando le regioni scopriamo come in Emilia -Romagna (62,1%), Friuli-Venezia Giulia (60,6%) e Lombardia (59,8%) , secondo l’Istat, il tasso di occupazione arriva a 60 donne su 100.

La situazione si presenta peggiore e cambia decisamente nel sud: con la Campania a 29,4 su 100, la Sicilia a 31,5 e la Calabria a 33,1.

In Italia perdura un serio problema legato all’occupazione femminile e questo problema si è acuito con la pandemia: il numero di donne occupate è diminuito quasi il doppio rispetto a quello degli uomini.

L’INAPP – Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche – individua infatti 612.000 lavoratori a rischio licenziamento: il settore tessile e dell’abbigliamento potrebbero essere tra i più colpiti e le donne costituiscono il 60% degli impiegati in questi ambiti.

In base a un’elaborazione di Openpolis su dati Eurostat risalenti al mese di settembre, in Europa, l’Italia è il secondo paese con il più basso tasso di disoccupazione, posizionandosi 10 punti percentuali al di sotto della media, e risulta anche il paese con le maggiori difformità occupazionali a livello regionale, ulteriormente aggravate dalla disparità di genere.

Per quanto riguarda le regioni italiane, al primo posto troviamo la provincia autonoma di Bolzano caratterizzata da un tasso di occupazione superiore al 70% allo stesso livello di molte regioni dell’Europa settentrionale.

Rispetto alla Campania c’è una differenza di ben 30 punti percentuali.

Il divario di genere, ad esempio, è più rilevante nelle regioni meridionali rispetto a quelle settentrionali e la Puglia è la regione dove la disparità è più ampia: sono circa 27 i punti percentuali di differenza tra il tasso di occupazione degli uomini (59,7%) e quello delle donne (32,8%).

Una disparità ampia, che si registra anche nelle altre regioni del mezzogiorno tutte con un divario superiore ai 20 punti.

Al lato opposto invece le regioni del centro e del nord.

Prima la Valle d’Aosta con 7,6 punti di differenza tra percentuale di occupati uomini (71%) e donne (63,4%).

Si parla di shecession (she-recession), il termine inglese utilizzato per indicare la recessione che ha colpito molto più le  donne rispetto agli uomini durante la pandemia.

Gli indici di ogni ricerca sull’argomento attestano, infatti, che la crisi da Covid -19 è soprattutto una crisi di genere.

Questo fenomeno è studiato a livello internazionale.

Negli Stati Uniti hanno messo a confronto la shecession, ossia la recessione che colpisce le donne molto più degli uomini, con la crisi del 2008 chiamata Mancession, che aveva colpito i lavori nei settori a preponderanza maschile.

Le donne risultano le principali vittime dello sconquasso sociale ed economico causato dagli effetti globali del virus.

Un fenomeno di livello mondiale, che ha determinato il calo del 4% della forza lavoro femminile a livello Ocse.

Questo si è verificato perché le donne sono, soprattutto, occupate nel settore terziario colpito maggiormente dalla crisi.

Ciò ha esposto le donne a rischi più alti.

Il Rapporto Inaap 2021 fotografa, per la prima volta, la shecession italiana: a dicembre 2020, le donne occupate erano 9 milioni e 530mila e gli uomini 13 milioni e 330mila.

Nell’anno della pandemia, rispetto all’anno precedente risultano 444mila persone occupate in meno, di cui 312mila donne, corrispondente ad un calo del 3,6% per le donne e del 2% per gli uomini.

In Italia le donne occupate sono diminuite del 2,6% nel lavoro dipendente (contro l’1,9% degli uomini) e del 7,6% nel lavoro indipendente (contro il corrispondente – 2,5 maschile).

I principali fattori che hanno sviluppato la shecession in Italia sono rappresentati dalla composizione settoriale dell’occupazione, secondo la quale le donne lavorano, più degli uomini, nei settori che sono stati oggetto a lungo di misure restrittive e di chiusure dovute al rispetto del distanziamento sociale; dal mancato rinnovo dei contratti a termine, in cui le donne sono da sempre presenti in proporzione maggiore, che ha riguardato il 16,2% delle donne contro il 12,4% degli uomini; dalla riduzione di nuovi rapporti di lavoro che è stata nel 2020 molto più elevata per le donne (-1.975.042) che per gli uomini (-1.486.079) in quasi tutte le tipologie contrattuali (nel tempo determinato -52% donne e -48% uomini; nell’apprendistato -51% donne e -47% uomini; nel lavoro stagionale -34% donne e -31% uomini).

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Roberta Cazzulo – “Una scuola fruibile, permette di concretizzare i sogni e accorcia disparità e distanze”

Il curriculum dello studente costituisce la novità della maturità 2021.

Era stato introdotto dalla Legge 107/2015 (Buona scuola), e convalidato poi dal Decreto Legislativo 62/2017, è stato adottato con il Decreto del 6 agosto 2020 dell’allora ministra dell’Istruzione Azzolina, descrive il percorso scolastico di ogni studente.

Viene allegato al diploma e deve essere rilasciato a tutti gli studenti che lo conseguono, siano essi candidati interni o esterni. Rimane “appiccicato” allo studente anche durante la ricerca del posto di lavoro.

Costituisce un documento importante perché contribuisce a dare informazioni sul profilo scolastico ed extrascolastico dello studente, sulle certificazioni eventualmente possedute e rilasciate da un ente certificatore riconosciuto dal Ministero e sulle attività effettuate che ciascun studente ha svolto al di fuori della scuola.

Il documento è suddiviso in tre sezioni: 1. Istruzione e Formazione 2. Certificazioni 3. Attività extrascolastiche.

La prima sezione, curata dalla scuola,  comprende tutte le informazioni relative al percorso di studi, le competenze trasversali (alternanza scuola – lavoro) e tutti gli altri titoli posseduti, ottenuti in ambito formale.

La seconda sezione riguarda le certificazioni di tipo linguistico, informatico o di altro genere e può essere compilata dalla scuola e/o dagli studenti.

La terza sezione  riguarda le attività extrascolastiche svolte durante gli anni scolastici in ambito sportivo, musicale, artistico, culturale, di volontariato, di cittadinanza attiva  e deve essere compilata dagli studenti.

Il curriculum viene analizzato dalle Commissioni d’esame durante l’esame di Stato e viene preso in considerazione durante lo svolgimento del colloquio.

Al termine dell’esame di Stato, il documento viene ultimato dalle segreterie scolastiche con l’esito ottenuto e infine unito al diploma.

La certificazione e conseguentemente la valorizzazione di tutte quelle attività extrascolastiche di tipo sportivo, musicale, culturale, sociale, valutate nel punteggio finale ci fa pensare, però, che lo studente che proviene da una famiglia facoltosa e cresce in un contesto privilegiato sarà sicuramente più supportato dalla famiglia di origine, la quale “investirà” con facilità il proprio denaro per ampliare il numero di esperienze del proprio figlio, esperienze che per la maggior parte delle famiglie italiane risultano economicamente inaccessibili.

Insomma il privilegio conduce al merito …

Ma all’interno di un luogo, come la scuola, le diseguaglianze sociali ed economiche non dovrebbero annullarsi?

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Roberta Cazzulo – “Essere connessi ci basterà?!”

Da inizio pandemia abbiamo assistito ad una improvvisa, veloce, inaspettata “full immersion” nella tecnologia.

Il Covid passerà e ci lascerà un’Italia trasformata, complessivamente più moderna e consapevole, in cui l’utilizzo delle nuove tecnologie sarà più usuale per tutti.

La pandemia ci ha spaventati, indeboliti e cambiati, abbiamo riscoperto la nostra emotività.

Le modalità di aggregazioni a cui ciascuno di noi era abituato sono state bloccate.

Senza relazioni, senza contatti il virus non esiste … Ma riusciamo a vivere senza intrecciare rapporti interpersonali?!

Aristotele affermava che “l’uomo per sua natura è un animale sociale” … Quindi “aggregarsi” con i suoi simili è un istinto primario ed essenziale?!

Più gli individui sono chiusi all’interno delle proprie abitazioni, tanto più si “assembrano” all’interno del mondo digitale: le lezioni on line, i social network, le chat, le video chiamate.

La tecnologia ci ha aiutato e permesso di mantenere relazioni sociali, affettive e lavorative.

Ognuno di noi ha dovuto aggiornarsi sull’uso delle tecnologie e per molte fasce d’età questo ha rappresentato una nuova sfida: insomma il lockdown ha dato impulso all’alfabetizzazione digitale: in poche settimane, smartworking, didattica a distanza, servizi su internet hanno “abituato” le famiglie italiane al mondo digitale.

Se l’emergenza sanitaria provocata dal Covid e il conseguente lockdown fossero accaduti anni fa, ciascuno di noi come sarebbe riuscito a svolgere le proprie attività lavorative? A mantenere i propri rapporti interpersonali? Come avrebbero contrastato pandemia e crisi la sanità, le aziende e la scuola?

Abbiamo scoperto e cercato di sviluppare velocemente nuove possibilità di comunicazione: lo smart working per i lavoratori, la didattica a distanza per gli studenti.

Gli ultimi dati sul consumo digitale del Global Statshot Report, realizzato in partnership con We are Social evidenziano come l’utilizzo dei social nel mondo cresce di oltre il 12% nell’ultimo anno , con 14 nuovi utenti al secondo, inoltre “Zoom” e “Meet” hanno registrato in tutto il mondo un aumento tra i termini più cercati dagli utenti di rete.

La nostra vita offline e online sono molto più attorcigliate di prima.

Abbiamo “trasferito” online gran parte della nostra vita relazionale, formativa e lavorativa.

Digital 2020 , il report annuale che esamina lo scenario social e digital a livello locale e globale, realizzato da We Are social con la collaborazione di Hootsuite ci mostra la popolazione italiana sempre più connessa: quasi 50 milioni di persone si collegano ad internet ogni giorno, trascorrendo 6 ore online ogni giorno e 1 ora e 57 minuti sui social.

Le persone che accedono a Internet da mobile sono 45 milioni, 35 milioni quelle attive sui canali social, utilizzati in modo differente: per svago, informazione e desiderio di crescita professionale, condivisione e conversazione.

La piattaforma social più attiva resta YouTube, seguita da Facebook,. mentre Instagram cresce maggiormente, di anno in anno, con una percentuale che passa dal 55% al 64%.

Per quando riguarda TikTok, la piattaforma social più popolare al mondo che permette agli utenti di creare brevi video altamente virali utilizzando musica, filtri e altre funzionalità, emerge che il 41% dei suoi utenti principali ha un’età compresa fra i 16 e i 24 anni.

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Roberta Cazzulo – Social network, sarà davvero cambiamento?

Fa molto discutere la censura delle big company dei social network contro le affermazioni pericolose ed imprudenti di Donald Trump.

Facebook ha sospeso per due settimane l’account del presidente degli Stati Uniti d’America, Twitter ha interrotto il suo account in via definitiva e Google ha rimosso dal suo Play Store (il negozio virtuale in cui si possono scaricare e acquistare le app) Parler, il social network che hanno utilizzato i sostenitori di Trump, protagonisti dell’assalto a Capitol Hill

La polemica attorno al fatto che una serie di piattaforme social abbiano deciso di bloccare il profilo del presidente Usa uscente dopo l’assalto da parte dei suoi sostenitori a Capitol Hill, sta dividendo il mondo tra chi si scandalizza e grida alla censura e chi invece considera il “bandire” come un gesto di responsabilità necessario.

Ne deriva l’evidenza del peso, anche politico, e del ruolo centrale dei social network ai giorni nostri … Sono riusciti nell’intento di “zittire” il Presidente degli Stati Uniti, proprio lui … quello che fino al secolo scorso ricopriva il ruolo più autorevole del pianeta.

Ebbene sì: sulle piattaforme un presidente di Stato, al pari di un comune cittadino, ha il dovere di rispettare le regole.

La censura compiuta da Facebook e Twitter evidenzia la necessità di porsi domande sul ruolo dei social network, sulla loro rilevanza politica e sui possibili rischi.

Quando trattiamo di censura, nel senso più ampio del termine, ciascuno di noi si sente in parte condizionato dal fatto se abbia colpito un’ individuo che stimiamo o un’idea che ci sta a cuore oppure un individuo che disprezziamo  e/o un’idea che non condividiamo …

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Roberta Cazzulo – “Sosteniamo una parità doverosa.”

In Europa si chiama #HalfOfIt, in Italia è il Giusto mezzo: entrambi sono movimenti che cercano di consigliare e far ragionare i Governi su quanto sia fondamentale il ruolo delle donne per uscire dalla crisi causata dal Covid.

Due nomi diversi un solo obiettivo.

Il Giusto mezzo, rappresenta la “costola” italiana della campagna #HalfOfIt, lanciata dall’europarlamentare verde Alexandra Geese ed è composto da un gruppo di donne della società civile, attive nel mondo del lavoro in diversi settori e con competenze diversificate che durante la pandemia hanno portato avanti battaglie importanti per il futuro del nostro Paese, tra le quali: una maggiore presenza delle donne nei gruppi decisionali, un’attenzione reale verso i bambini e le bambine, la necessità di riportare le competenze femminili nel mercato del lavoro sia attraverso politiche fiscale, sia di servizi alla persona da zero anni alla terza età e soprattutto attraverso il rafforzamento e la realizzazione delle necessarie infrastrutture sociali.

E’ una mezza mela il logo scelto per la lettera aperta che una rappresentanza di associazioni e alcune donne della società civile hanno indirizzato al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al suo governo il due ottobre scorso.

L’invitante mela in questione sono i 209 miliardi di euro del piano per la ripresa Next Generation EU destinati all’Italia – in altre parole, il cosiddetto Recovery Found.

Il movimento è fortunatamente “poco teorico e molto pratico” chiede, infatti, che i fondi straordinari previsti dalla Commissione europea per contrastare gli effetti negativi della pandemia vengano destinati per il 50%, a progetti a sostegno delle donne: per promuoverne l’occupazione, visto che nel nostro paese, secondo gli ultimi dati Istat, l’occupazione femminile è del 52,5% contro il 71,7% di quella maschile, per rilanciare le imprese in nome della parità di genere ed ottenere la trasparenza retributiva in tutti i settori; per allargare e migliorare i servizi sulla cura della prima infanzia, visto che oggi, a farsi carico della cura dei figli, sono per il 70% le donne (in un paese in cui 75 bambini su 100, sempre in base agli ultimi dati Istat, non hanno un posto al nido).

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Roberta Cazzulo – La sovversione della democrazia da parte di Donald Trump e il significato della vicepresidenza di Kamala Harris.

Trump ha perso.

A gennaio il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà Joe Biden.

Ma Donald continua a far parlare di sé, non ha alcuna intenzione di uscire di scena, non vuole concedere la vittoria, comportandosi in maniera irresponsabile e sacrificando la lealtà.

Non pronunciare il discorso di concessione della vittoria ha un significato indiscutibile: deformare il rispetto delle regole della democrazia.

Infatti la sua tattica è stata definita: “Una notevole intrusione nella politica locale” dal New York Times e il Washington Post ha parlato di una “Sovversione della democrazia senza precedenti”.

La vittoria di Biden è stata larga: ha ottenuto 306 grandi elettori contro i 232 di Trump: ha vinto con la stessa proporzione con cui The Donald sconfisse Hillary nel 2016.

Insieme a Trump perde, soprattutto, il sovranismo populista … che in questi ultimi anni ha attraversato il mondo.

Perde quel modo di fare politica che mette al centro l’idea dell’“uomo forte”, che rifiuta la mediazione, l’ascolto e la sintesi tra diverse posizioni, dimenticandosi del valore delle persone.

La campagna elettorale, per Trump, non è ancora finita … ha iniziato a parlare di brogli soltanto due giorni dopo l’inizio dello scrutinio, quando la sua sconfitta è diventata lampante e i suoi tentativi di capovolgere il risultato tramite diverse cause legali sono stati barcollanti e infondati già dall’inizio.

Donald, secondo il New York Times,  vorrebbe che gli stati governati dai Repubblicani, ma vinti da Biden non attestassero il voto, ma nominassero, invece, dei grandi elettori disposti a votarlo: questa sua “tattica” non sembra avere alcun fondamento legale, non essendoci alcuna prova di irregolarità nel voto, inoltre precedenti sentenze della Corte Suprema hanno teorizzato l’incostituzionalità del voto dei grandi elettori di uno stato che non corrisponda al voto popolare.

Joe Biden ha vinto le elezioni presidenziali.

I democratici, però, non sono riusciti a prendere il controllo del Senato: lo scrutinio non è ancora finito.

A gennaio in Georgia, da molti anni in mano ai repubblicani ora diventata democratica,  ci saranno i ballottaggi per assegnare gli ultimi due seggi al Senato e, soltanto, con questi due seggi il neopresidente potrà governare tranquillamente, mettendo in atto le sue riforme  – dalle tasse all’immigrazione – e ridonando lo spazio dovuto, all’interno del dibattito pubblico, ai diritti e alla dignità delle persone, oppure dovrà scendere a compromessi con i repubblicani e assisteremo alla cosiddetta “lame duck”, espressione che mi riporta ai banchi universitari, e soprattutto alla preparazione del tanto temuto esame di Diritto Costituzionale …. avremo  l’“anatra zoppa” appunto: un presidente senza maggioranza al Congresso e costretto a dover mediare con i repubblicani … per questo motivo Donald non concede la vittoria … e sembra gridarci: “Non vi sbarazzerete tanto facilmente di me!” ….

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Roberta Cazzulo – Ridiamo Valore all’Università

Cazzulo Roberta

In un periodo colmo di incertezze come questo che stiamo vivendo, l’università in primis è il luogo dove studente e docente si incontrano, ovvero è il punto di contatto tra chi desidera apprendere una disciplina e chi gli mette a disposizione il suo sapere.

Il compito principale di una buona università è la trasmissione del sapere.

Viviamo in un’epoca in cui ci basta “cliccare”, ma la capacità di leggere, comprendere ed interpretare la grande quantità di informazioni e di dati a cui siamo sottoposti quotidianamente ci può essere insegnata e trasmessa solo da un buon insegnante.

Il reale, vero apprendimento, spetta poi successivamente a ciascuno studente.

L’ultimo rapporto Istat purtroppo fa emergere che il distanziamento tra noi e l’Europa è ancora troppo elevato, in Italia i laureati sono il 19,5% contro il 33,2 % europeo.

Prendendo in considerazione i giovani tra il 25 e i 30 anni, secondo Eurostat nel 2018, la media europea era del 40,7% quella italiana del 27,8%, siamo in fondo alla classifica.

La Strategia Europa 2020, ovvero l’insieme di obiettivi che si era prefissata l’UE per fare in modo che la ripresa economica in seguito alla crisi economica e finanziaria andasse di pari passo con una serie di riforme che portassero alla creazione di occupazione, aveva messo tra i suoi punti chiave anche quello di ridurre il tasso di abbandono scolastico a meno del 10% e portare almeno al 40% il tasso dei giovani laureati.

Per citare i migliori: l’Irlanda (56,3%), l’Olanda (49,4%), il Regno unito (48,8%), la Francia (46,2%) e la Spagna (42,4%) …. noi ci piazziamo in coda alla classifica con la Romania…Peccato!

Anche perché secondo il Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei Laureati che si basa su un’indagine che riguarda 650mila laureati di 76 Atenei e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro dai laureati ci dice che nel corso del 2019 si sono registrati: maggiore regolarità degli studi, abbassamento dell’età alla laurea, più tirocini curriculari.

Si evidenzia, inoltre, un incremento anche per il tasso di occupazione rispetto al 2014: a un anno dal titolo + 8,4 punti percentuali per laureati di primo livello e + 6,5 punti percentuali per quelli di secondo livello.

Laurearsi conviene: chi possiede una laurea, rispetto a un diplomato, ha più possibilità occupazionali (+13%) e una maggior retribuzione (+39%).

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Roberta Cazzulo – Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!

Roberta Cazzulo

Michele Apicella – Nanni Moretti (Palombella Rossa)

La morte di Willy Monteiro pestato a sangue e giunto praticamente senza vita al pronto soccorso ci mostra  l’ennesimo episodio di gioventù allo sbando e di celebrazione della violenza fine a se stessa.

Che cosa collega l’atroce omicidio di Willy alle cronache, alle sempre più frequenti violenze?

Sociologi, psichiatri e intellettuali cercano la ragione di tutta questa violenza.

Esiste una comune origine fra lo studente omicida di Casarano, i killer di Colleferro, il fratello di Maria Paola Gaglione? O tra i carabinieri drogati e violenti di Piacenza e gli stupratori di Matera?

L’odio sociale è diventato un pensiero legittimo, rappresenta il motore di questi fatti di cronaca violenti, è costantemente presente all’interno dei dibattiti televisivi e politici e ha origine dalla diseguaglianza sociale e dalla insicurezza nel futuro, è frutto della crisi economica e porta a identificare nell’altro il problema, il pericolo per la propria tranquillità.

E «l’altro», “l’intruso”, il “nemico”, è chi viene “descritto” come colui che ti sta sottraendo il lavoro, la ricchezza, la stabilità.

Del “diverso” hanno la necessità le idee autoritarie che si fondano sul disconoscimento delle differenze.

Ci troviamo di fronte ad un’idea  naturale di sopraffazione del debole e del diverso e al contempo tutto quest’odio puro scaturisce dal disagio di una provincia non troppo povera, non troppo degradata …. Piatta …. abbandonata dagli investimenti pubblici, all’interno della quale  i teatri, le librerie, i cinema, le aree comuni trovano purtroppo poco spazio.

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Roberta Cazzulo – Il virus circola al di fuori, il violento agisce dentro casa

femminicidio

Femminicidio: sostantivo maschile

  1. Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.
  • Uccisione di una donna o di una ragazza.

Delitto d’onore

In diritto, il delitto d’onore è un tipo di reato caratterizzato dalla motivazione soggettiva di chi lo commette, volta a salvaguardare (nella sua intenzione) una particolare forma di onore, o, comunque, di reputazione, con particolare riferimento a taluni ambiti relazionali come ad esempio i rapporti sessualimatrimoniali o comunque di famiglia.

L’onore in questo senso inteso è in alcune legislazioni riconosciuto come un valore socialmente rilevante di cui si possa e si debba tener conto anche a fini giuridici, e specialmente se ne parla quindi in ambito penale.

Troppo tempo, ci volle, per eliminare il “delitto d’onore” e il “matrimonio riparatore” in Italia: la data? 1981 .

Fu il Parlamento Italiano ad abrogare la “rilevanza penale della causa d’onore”, una disposizione tremenda e umiliante specialmente per le donne che ne erano le prime vittime.

Si trattava di un “residuo legislativo” del Codice Rocco, in vigore dal Fascismo (e che riprese molto del precedente Codice penale Zanardelli, 1889), e in forte contraddizione con il Nuovo Diritto di famiglia e il divorzio, vigenti da tempo nella legislazione italiana.

Restare tutti a casa: è stato un dovere, una necessità per combattere l’epidemia del coronavirus.

Per le donne che ogni giorno subiscono varie forme di violenza all’interno dell’ambito familiare, la situazione è stata molto più dura. 

Molte donne hanno vissuto l’emergenza Covid 19 restando rintanate in casa, sono state costrette a condividere gli spazi 24 ore su 24 con il proprio maltrattante e non potendo più ritagliarsi un proprio spazio personale, sono diventate molto più esposte ad abusi e violenze.

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