Domenico Ravetti – Le Politiche Sociali in Piemonte?

 

12 luglio 2020

Porta che bussi servizio che trovi. Il sistema della Provincia di Alessandria è ingiusto. Solo l’indifferenza o l’inadeguatezza della politica possono accettarlo. Questo è il tempo di cambiare  

(Prima elaborazione dei dati)

Avremo a che fare con i numeri di una nuova fragilità sociale che si sovrapporrà a quella storica, numeri così grandi che la sola proiezione, già oggi accertabile, dovrebbe farci tremare.

Ad essere all’altezza della sfida si dovrebbe da subito avere il senso del limite degli strumenti che sono a disposizione nelle politiche socio sanitarie. Tale approccio permetterebbe al decisore pubblico di valutare con precisione che il sistema escluderà molti cittadini e che per non escluderne troppi è opportuno rendere il sistema stesso il più giusto possibile.

E già oggi, purtroppo, il sistema che eroga servizi socio sanitari presenta disparità economiche, e quindi qualitative, che solo l’indifferenza o l’inadeguatezza politica possono giustificare. Questo sistema iniquo ha molti padri e molte madri. Con questa prima parte di indagine conoscitiva, sviluppata grazie agli ultimi dati (2017) pubblicati nel dossier della Regione Piemonte “I servizi sociali territoriali in cifre”, e con la volontà di essere conseguenti nella prossima azione politico amministrativa, non si intende evidenziare il problema per incolpare qualcuno ma si prova a evidenziare le storture per porre rimedio.

Sul finire della scorsa Legislatura regionale le proposte di cambiamento non sono mancate ma le forze della conservazione, a destra come a sinistra, hanno costruito solidi muri a tutela dell’esistente. Ma l’esistente non è la migliore espressione dell’uguaglianza sociale.

Dovremmo chiedere a chi “sta sul campo” delle disperazioni sociali e sanitarie tutti i giorni, con una fatica immane, se è vero che quasi quotidianamente si scontrano, loro malgrado, con l’incapacità del sistema di offrire ai cittadini equità di accesso ai diritti, ai servizi e alle singole prestazioni individuali. E se è vero che ancora oggi negli sportelli si raccolgono le volontà di nuclei familiari che cambiano residenza perché “in quel territorio ti danno di più” o “offrono un servizio migliore di assistenza domiciliare”, e così via.

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Roberta Cazzulo – Il virus circola al di fuori, il violento agisce dentro casa

femminicidio

Femminicidio: sostantivo maschile

  1. Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.
  • Uccisione di una donna o di una ragazza.

Delitto d’onore

In diritto, il delitto d’onore è un tipo di reato caratterizzato dalla motivazione soggettiva di chi lo commette, volta a salvaguardare (nella sua intenzione) una particolare forma di onore, o, comunque, di reputazione, con particolare riferimento a taluni ambiti relazionali come ad esempio i rapporti sessualimatrimoniali o comunque di famiglia.

L’onore in questo senso inteso è in alcune legislazioni riconosciuto come un valore socialmente rilevante di cui si possa e si debba tener conto anche a fini giuridici, e specialmente se ne parla quindi in ambito penale.

Troppo tempo, ci volle, per eliminare il “delitto d’onore” e il “matrimonio riparatore” in Italia: la data? 1981 .

Fu il Parlamento Italiano ad abrogare la “rilevanza penale della causa d’onore”, una disposizione tremenda e umiliante specialmente per le donne che ne erano le prime vittime.

Si trattava di un “residuo legislativo” del Codice Rocco, in vigore dal Fascismo (e che riprese molto del precedente Codice penale Zanardelli, 1889), e in forte contraddizione con il Nuovo Diritto di famiglia e il divorzio, vigenti da tempo nella legislazione italiana.

Restare tutti a casa: è stato un dovere, una necessità per combattere l’epidemia del coronavirus.

Per le donne che ogni giorno subiscono varie forme di violenza all’interno dell’ambito familiare, la situazione è stata molto più dura. 

Molte donne hanno vissuto l’emergenza Covid 19 restando rintanate in casa, sono state costrette a condividere gli spazi 24 ore su 24 con il proprio maltrattante e non potendo più ritagliarsi un proprio spazio personale, sono diventate molto più esposte ad abusi e violenze.

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Joseph Stiglitz – Quali sono le priorità in una economia Covid-19

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Joseph Stiglitz

In questo breve post Joseph Stiglitz conferma la sua prassi politica tipicamente rooseveltiana: il ritorno a uno Stato regolatore, investitore ma non compartecipe, che sappia guidare la nazione verso un cambiamento strutturale delle politiche economiche. Le lucide analisi  espresse in questo suo tratto d’impegnata maturità presentano meno formulazioni “teoriche” rispetto alle idee che in passato gli conferirono fama e autorevolezza, in luogo a una maggior caratterizzazione politica, pragmatica e militante.

Per Stiglitz la disuguaglianza è nefasta non solo per ragioni ideologiche ma lo è principalmente per la sua evidenza pratica. Il premio Nobel di Gary non ripudia la cosiddetta “eccezione americana” (The American exceptionalism), tuttavia ciò che un tempo questa significò prosperità può – in osservanza alla sua nota tesi https://ilponte.home.blog/2019/05/11/joseph-e-stiglitz-the-progressive-capitalism/ Progressive Capitalism – essere ancora rinverdita a patto che la si direzioni verso il basso (politica dei redditi e dei diritti sociali).

Per Stiglitz l’élite finanziaria di WS non è solo colpevole per quel flusso di ricchezza di cui beneficiò per quattro decenni incontrastata, sottraendolo alla middle-class (monetarismo, shareholder economy), ma lo è anche per la sua pervicace stoltezza nel non capire che gli USA si trovano al cospetto di un salto paradigmatico dal quale non si possono sottrarre (ambiente, istruzione e sanità), e che in forza di ciò il ripristino di quell’equilibrio sociale che garantiva l’eccezione americana non è altresì più rimandabile.

Realtà incontrovertibili che se non comprese con sufficiente contezza si tradurrebbero in una stagnazione dell’economia, nonché una appannamento dei valori democratici e conseguentemente, sul piano geostrategico, un vantaggio consegnato a l’emergente autoritarismo politico, le cui ombre, a parer suo, non farebbero ben sperare (Cina).

Priorities for the COVID-19 Economy

Jul 1, 2020 JOSEPH E. STIGLITZ

With hopes of a sharp rebound from the pandemic-induced recession quickly fading, policymakers should pause and take stock of what it will take to achieve a sustained recovery. The most urgent policy priorities have been obvious since the beginning, but they will require hard choices and a show of political will.

NEW YORK – Sebbene sembri una storia antica, non è passato tanto tempo da quando le economie di tutto il mondo hanno iniziato a chiudersi in risposta alla pandemia di COVID-19. All’inizio della crisi, la maggior parte delle persone si aspettava una rapida ripresa a forma di V, supponendo che l’economia avesse semplicemente bisogno di un breve periodo di pausa. Dopo due mesi di tenera cura amorevole e un sacco di soldi, essa avrebbe ripreso il suo corso dal punto in cui s’interruppe.

È stata un’idea accattivante. Ma ora siamo già nel mese di luglio e un recupero a forma di V è probabilmente una fantasia. È probabile che l’economia post-pandemia sia anemica, non solo nei paesi che non sono riusciti a gestirla (in particolare gli Stati Uniti), ma anche in quelli che si sono comportati bene. Il Fondo monetario internazionale prevede che entro la fine del 2021 l’economia globale sarà a malapena più grande di quanto non fosse alla fine del 2019, nello specifico la statunitense e l’europea saranno ancora inferiori di circa il 4 %.

Le prospettive economiche attuali possono essere visualizzate su due livelli. La macroeconomia ci dice che la spesa diminuirà, a causa dell’indebolimento dei bilanci delle famiglie e delle imprese, una esplosione di fallimenti che distruggerà il capitale organizzativo e informativo, inoltre vi sarà un forte comportamento precauzionale indotto dall’incertezza sul corso della pandemia e in ragione delle risposte politiche adottate. Allo stesso tempo, la microeconomia ci dice che il virus agisce come una tassa sulle attività che coinvolgono lo stretto contatto umano, quindi continuerà a guidare notevoli cambiamenti nei modelli di consumo e di produzione, che a loro volta determineranno una più ampia trasformazione strutturale.

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Daniele Borioli – Le Fondazioni di Origine Bancaria: Per un Nuovo Modello di Relazione con la Comunità “Paese”

 

Libro di Nunzio

Alessandro Di Nuzio e Diego Gandolfo, I Signori delle città (editore “Ponte alle Grazie”), hanno svolto un pregevole lavoro di indagine sul sistema delle fondazioni di origine bancaria, che alla luce della necessità impellente e molto concentrata nel tempo (qui e ora) di trovare le risorse indispensabili per impostare un nuovo modello economico e sociale nel dopo Covid-19, assume una valenza ulteriore.

Ma procediamo con ordine. Il lavoro di inchiesta ha in primo luogo il merito di aver ricostruito la vicenda storica, relativamente recente, delle fondazioni di origine bancaria: nate nel 1990 e destinate ad essere, nelle intenzioni di Giuliano Amato che ne fu artefice, creature transeunti, nel cui grembo collocare le azioni delle banche di rispettivo riferimento, sino a compimento del processo di privatizzazione del sistema bancario italiano.

Tuttavia, come spesso accade nei processi biologici, la vita degli organismi si riproduce al di là e talvolta a dispetto dell’apparente fragilità. Così, le fondazioni non solo in diversi casi si sono addirittura rivoltate, e hanno resistito lungamente, alla stessa ragione per la quale erano nate: intervenendo e condizionando i processi di scomposizione e ricomposizione del sistema bancario italiano, giocando alla fine il ruolo di azionisti “attivi”, con esiti in non pochi casi poco lusinghieri, che il libro racconta in maniera chiarissima; ma si sono alla fine inserite strutturalmente, con modalità del tutto peculiari, nel sistema dei poteri locali, diventandone molto spesso snodo essenziale, soprattutto a fronte delle declinanti disponibilità finanziarie dei Comuni e delle Province.

La natura giuridica “privatistica” delle fondazioni bancarie consente peraltro alle fondazioni, come evidenziano molto bene gli autori del volume, di gestire le risorse a loro disposizione con considerevoli margini di discrezionalità, tanto sul fronte della distribuzione dei contributi finalizzati a sostenere progetti di varia natura, quanto sul versante riguardante i meccanismi di affidamento di lavori, forniture e servizi.

Naturalmente, l’indagine evidenzia correttamente come questa condizione giuridica di partenza non abbia assunto ovunque le stesse declinazioni pratiche. Diversi sono i casi in cui le fondazioni si sono date regole trasparenti, o tendenzialmente tali, circa le modalità di erogazione dei contributi, di affidamento degli appalti, del rapporto tra la quantità di risorse spese per il sostegno alle attività culturali e sociali delle comunità locali di riferimento e quelle invece impiegate per il funzionamento delle strutture e degli organi. Ma non mancano certo, e sono evidenziati nel lavoro, i casi anche clamorosi nei quali intorno alle fondazioni si sono venute organizzando lobbies di potere, tendenti ad autoperpetuarsi, rigenerandosi fino a quando possibile negli organismi delle fondazioni stesse o in quelli di soggetti di varia natura a loro volta, in non pochi casi, costituiti dalle fondazioni stesse.

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Giorgio Abonante – I treni persi di Cirio e Gabusi

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La Giunta regionale, per voce dell’Assessore competente, stupita dai disagi che devono subire pendolari e vacanzieri si è scatenata nel lavoro di diffusione di comunicati stampa. Ma i problemi sono sempre gli stessi, pur drammatizzati dalle regole Covid. Tuttavia, in altre parti d’Italia i problemi li risolvono, qui invece al momento siamo sempre fermi, a parte i fiumi di parole in uscita dagli uffici stampa. Noi proviamo a ripetere le proposte su cui battiamo da anni, visto che Alessandria e Asti risultano essere le peggio servite, peraltro in un contesto di area vasta già deficitario.

Sulle medio-lunghe percorrenze citiamo un paio di esempi freschi su cui Regioni, Ministero dei Trasporti e gestori hanno trovato le soluzioni (interessante leggere chi partecipa alle spese…)

https://www.ferrovie.info/index.php/it/13-treni-reali/14557-ferrovie-riparte-il-frecciarossa-perugia-milano-e-da-dicembre-fermera-a-terontola

oppure

https://www.ferrovie.info/index.php/it/13-treni-reali/14305-ferrovie-il-frecciarossa-1000-arriva-in-versilia-all-argentario-e-nel-levante-ligure

con partenze tutte da Milano con buona pace del “mito” MiTo fermatosi a Mi.

La richiesta di estensione degli intercity Lecce – Bologna su Piacenza – Alessandria – Torino P.N., è del 2018. Tutto tace per adesso.

Altre tre direttrici che possono e devono essere prese in considerazione:

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Mauro Buzzi – Cultura e persone con disabilità

 

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La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità  sancisce il diritto “delle persone con disabilità a prendere parte su base di uguaglianza con gli altri” alle attività culturali, nel senso più lato del termine e comprendendo naturalmente anche gli spettacoli teatrali:  è dunque  un diritto umano da riconoscere e tutelare.

Negare o ostacolare l’esercizio di questo diritto si configura come una discriminazione.

Eppure ancora oggi, a distanza di anni, l’esercizio di quel diritto è, nei fatti, negato da una legislazione carente e da condizioni della società e dell’ambiente fisico disabilitanti, in Italia e nel mondo.

Se occorre riconoscere che nell’ultimo decennio sono stati fatti passi avanti nella accessibilità a favore delle persone con disabilità motoria, grazie proprio a legislazioni che si sono poste l’obiettivo dell’abbattimento delle barriere architettoniche, per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere sensoriali è stato fatto ben poco e ancora troppe persone con disabilità visiva, uditiva e intellettiva sono escluse dal piacere di partecipare ad uno spettacolo teatrale, ad un concerto o alla rappresentazione di un’opera lirica. Eppure esistono strumenti che potrebbero consentirlo. Forse, in alcuni casi, anche a costi inferiori di quelli necessari per abbattere le barriere architettoniche!

Audiointroduzioni e audiodescrizioni, interpretariato nella lingua dei segni, sopratitoli, tour tattili, relaxed performances, impianti audio a induzione magnetica, sono solo alcuni degli strumenti che vengono utilizzati internazionalmente per consentire una piena accessibilità allo spettacolo dal vivo.

Purtroppo l’ambito culturale rimane il luogo dove si percepisce con minore forza non solo l’applicazione della convenzione, ma anche la lotta all’inclusione da parte delle stesse associazioni di rappresentanza delle persone con disabilità.  Questo, in particolare, nel nostro paese. nonostante i dati ISTAT ci dicano che il 92,3% delle persone con limitazioni non vanno a teatro neanche una volta l’anno e il 91,7% non ha assistito a un concerto nell’ultimo anno.

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Ripartire all’epoca del Covid. Alessandria e il Piano Al.Via

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Incertezza e fragilità caratterizzano oggi le economie avanzate nell’emergenza Covid, inclusi la nostra città e il nostro territorio, caratterizzati da una presenza industriale ancora significativa, verosimilmente in grado di guardare avanti, ma anche da un tessuto di esercizi commerciali, artigianali, di terziario avanzato, di operatori culturali e persone fisiche inevitabilmente provati dal cosiddetto lockdown e spaventati dal futuro prossimo.

Il Comune di Alessandria ha recentemente reagito promuovendo il Piano Al.Via[1], un atto di indirizzo, nelle intenzioni degli estensori, in grado di dettare un’agenda di intervento che potrebbe beneficiare di aiuti e fiducia da parte del Governo, della Regione e dei privati interessati.

I capitoli del documento fotografano lo stato dell’arte al momento dello stop con le implicazioni che tale inaspettato fatto ha comportato per l’economia, per i cittadini e per la comunità alessandrina in generale.

Quel che ancora manca, su cui è bene premettere che nessuno può vendere facili verità, è una visione, un’immagine di quel che sarà il futuro, ipotizzando che la struttura delle relazioni cambierà a tal punto da imporre una modifica radicale del sistema commerciale, artigianale, del terziario avanzato, del consumo di cultura, di una parte significativa dell’attività economica e delle relazioni locali.

Quanto e come cambieranno domanda e offerta è difficile da dire oggi ma, forse, ne sappiamo abbastanza per immaginare che occorrerà mettere a disposizione della città e della provincia strumenti per adeguare la capacità produttiva almeno delle microimprese, ridurre i costi di produzione o il costo di accesso ai fattori produttivi, cercare economie e relazioni in un mercato che è già cambiato.

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Der Spiegel (DE) – Nouriel Roubini – Il mercato azionario si sta ingannando (intervista)

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Nouriel Roubini

In questo “purgatorio” dantesco descritto da Roubini pare che vi sia poca speranza, almeno nel breve, per una risalita verso un approdo meno tenebroso e illuminato dal chiarore del buon senso. La dimensione tragica del dialogo appare in tutte le sue forme, in particolare quando egli manifesta la convinzione che i domatori di questo ircocervo finanziario non pagheranno nessun fio per le loro malefatte, non saranno cacciati nel terzo girone dell’inferno costretti a stare seduti nella sabbia arroventata dalla pioggia di fiammelle, poiché “l’estintore” delle BBCC (Banche Centrali) provvederà a spegnere ogni scintilla.

Qui, ci permettiamo parzialmente di dissentire, pur nutrendo molto rispetto per l’accademico americano d’origine medio-orientale, laureatosi alla Bocconi. Liquidità non fa il pari con solvibilità. Ci potrà essere un mare di denaro nelle riserve delle banche commerciali ma se il debitore non è in grado di adempiere alle proprie obbligazioni finanziarie, fallisce. Del resto, cosa accadde alla Lehman & Brothers nel 2008 in pieno QE, fece bancarotta.  E’ altresì vero che le BBCC faranno l’impossibile per evitare che si verifichi un “credit crunch”, (stretta creditizia) ma occorre ricordare che la loro potenza di fuoco rispetto alla massa di denaro amministrata presente nel mercato finanziario globale è irrisoria. Una semplice palla di neve tirata per gioco potrebbe scatenare una valanga. Non è detto che succeda, ma mai equivalere l’improbabilità alla “certezza”. Le “code”, come suggeriva Keynes, sono “malefiche”.

“The Stock Market Is Deluding Itself”

Interview with Economist Nouriel Roubini

Prominent American economist Nouriel Roubini does not believe the global economy will recover quickly. He believes that the dire situation will produce a summer of protest in the U.S. and years of difficulties in Europe as well.

Interview Conducted by Tim Bartz

12.06.2020, 18.26 Uhr

DER SPIEGEL: Mr. Roubini, la pandemia ha messo in ginocchio l’economia globale e milioni di persone hanno perso il lavoro. La crisi è grave come quella della Grande Depressione degli anni 30?

Roubini: il tracollo è persino maggiore d’allora. Ci sono voluti anni dal 1929 fino a quando la piena estensione della crisi divenne visibile. Rispetto ad oggi, si configurava come un disastro ferroviario al rallentatore. Ora l’economia mondiale è crollata nel giro di poche settimane e solo negli Stati Uniti oltre 40 milioni di persone sono disoccupate. Molti credono che l’economia riprenderà altrettanto rapidamente, ma questo è un errore.

DER SPIEGEL: Lei non crede in una ripresa a forma di V nonostante gli enormi pacchetti di stimolo economico? Dopotutto, a maggio, sono stati nuovamente creati 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti.

Roubini: Certo, vedremo una ripresa nella seconda metà dell’anno. Ma non sarà una vera ripresa, bensì un’illusione. L’economia è caduta così rapidamente che a un certo punto è praticamente scontata una sua ripresa. Ma ciò non compenserà in alcun modo il tracollo. Anche alla fine del 2021, l’economia degli Stati Uniti sarà ancora al di sotto rispetto al livello conseguito all’inizio del 2020; troppo si è rotto. E il tasso di disoccupazione si stabilizzerà intorno al 16 o 17 %,  durante la crisi finanziaria era solo del 10 %. La creazione di posti di lavoro a maggio è stata di soli 2,4 milioni dopo che 42 milioni hanno perso il lavoro negli ultimi mesi. E il tasso di disoccupazione attuale è molto più alto di quello ufficialmente misurato.

DER SPIEGEL: Il mercato azionario vede ovviamente le cose diversamente, con il prezzo delle azioni negoziate pari allo stesso livello dell’inizio anno.

Roubini: il mercato azionario si sta ingannando. Gli investitori scommettono che ci saranno ulteriori pacchetti di stimolo economico e un recupero degli utili a forma di V. Ma per le persone qui [che vivono] negli Stati Uniti, ciò non significa nulla.

DER SPIEGEL: Da quando gli americani non si preoccupano del mercato azionario?

Roubini: L’andamento dell’indice di Wall Street è da attribuire alle grandi società, in particolare le banche e le società tecnologiche. Supereranno la crisi perché lo Stato non le lascerà mai andare sott’acqua. Elimineranno le maestranze, ridurranno i costi e alla fine avranno ancora più potere di mercato rispetto a prima. Ma ciò che qui chiamiamo Main Street, le piccole e medie imprese, non possono farlo. Vanno in bancarotta. Stimo che ad ogni secondo [che passa] un ristorante di New York City dovrà chiudere, ma McDonald riuscirà a cavarsela. Ma non è tutto.

DER SPIEGEL: Cosa c’è d’altro?

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Irish Time (IE) Mariana Mazzucato – La ripresa necessita un rinnovamento economico di ampia portata (intervista)

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Mariana Mazzucato

Nella scorsa settimana alcune agenzie di stampa hanno fatto filtrare la notizia delle dimissioni di Mariana Mazzucato da consulente economico del Premier italiano, la cui motivazione sarebbe da attribuire a dissidi interni maturati nel corso della stesura del Piano programmatico per la ripresa economica, diretto da Vittorio Colao. Progetto composito e voluminoso, il cui contenuto dovrebbe rendere ragione della quota di finanziamento europeo destinato all’Italia (Recovery Fund), come traccia di lavoro in una sorta di simposio internazionale ad hoc con il nome di Stati Generali. Intitolazione, per altro, non foriera di buoni auspici, in quanto ci riporta in mente l’epilogo tragico che scontò l’omonima istituzione dell’ancien régime allo scoppio della rivoluzione francese.

Qualche giorno prima che la notizia inerente alla mancata firma del documento finale da parte della Mazzucato fosse divulgata, la teorica economica italo-americana rilasciò una lunga intervista a uno dei più diffusi e autorevoli quotidiani irlandesi: The Irish Time. Leggendo il testo, risulterebbe non così difficile intuire le motivazioni di tale rottura.

 ‘The recovery needs to be a full-scale economic renewal’

Top economist Mariana Mazzucato on ‘doing economics differently’ in a post-Covid-19 world

Fri, May 29, 2020, 09:28 Cliff Taylor

This weekend The Irish Times presents a series of articles on remaking Ireland after the pandemic. As part of this, Prof Mariana Mazzucato of the University College London – a leading international economist and author – answered questions from Cliff Taylor about what should happen next

Cliff Taylor: secondo lei la crisi del Covid-19 ha mostrato carenze nella capacità degli Stati di rispondere?

Mariana Mazzucato: La crisi ha mostrato carenze nelle capacità degli Stati, ma soprattutto ha dimostrato come sia stato del tutto inappropriato il modo in cui abbiamo  concepito il ruolo dello Stato nell’ultimo mezzo secolo. A partire dagli anni 80, ai governi fu detto di prendere un posto in secondo piano, lasciando alle imprese il compito di guidare e creare ricchezza, intervenendo esclusivamente con lo scopo di risolvere problemi qualora si fossero presentati. Il risultato ci mostra che i governi non sono sempre adeguatamente preparati e attrezzati per affrontare crisi come quella del Covid-19 o dell’emergenza climatica. Partendo dal presupposto che i governi devono attendere fino al verificarsi di un enorme shock sistemico prima di decidere d’agire, i preparativi che sono stati approntati strada facendo si sono dimostrati insufficienti. In questo processo le istituzioni cruciali che forniscono servizi pubblici e beni pubblici in modo più ampio – come il Servizio Sanitario Nazionale nel Regno Unito, dove dal 2015 si sono registrati tagli alla salute pubblica per un totale di 1 miliardo di sterline – ne sono uscite indebolite. Le misure di austerità imposte dopo la crisi finanziaria del 2008 agirono in modo opposto rispetto alla necessità di destinare investimenti per aumentare le capacità del settore pubblico e per renderlo pronto ad assorbire il prossimo shock sistemico.

Cliff Taylor: quali sono le lezioni che traiamo dal Covid-19 per la ripresa?

Mariana Mazzucato: Questa crisi, e la ripresa di cui abbiamo bisogno, ci danno l’opportunità di capire ed esplorare come progettare il capitalismo in modo differente. Ciò richiede un ripensamento su come i governi debbano agire.

Piuttosto che limitarsi a correggere i fallimenti del mercato quando si presentano, dovrebbero orientarsi verso la formazione attiva e la creazione di mercati con lo scopo d’affrontare le sfide più urgenti che investono le società.

Dovrebbero anche garantire che le partnership con le imprese, i cui interessi coinvolgono risorse governative, siano guidate dall’interesse pubblico e non dal profitto. Quando le società private si rivolgono ai governi per essere salvate, dobbiamo considerare qual è il mondo futuro che vogliamo costruire e quale direzione deve intraprendere la necessaria innovazione per conseguirlo, e nel porre di conseguenza le condizioni per questi salvataggi, dobbiamo far sì che il beneficio risulti di pubblico scopo, non solo privato. Ciò garantirà la direzione del percorso che desideriamo: verde, sostenibile ed equa. Quando le condizionalità vengono poste in modo appropriato, il comportamento aziendale si allinea ai bisogni della società. Nel breve termine, ciò si concentra sulla conservazione dei rapporti di lavoro nel corso della crisi e sul mantenimento della capacità produttiva dell’economia, evitando al contempo l’estrazione di risorse dai mercati finanziari e l’elevata remunerazione da parte del management aziendale. Nel lungo termine, si tratta di fare affidamento su modelli di business che portino a una crescita più inclusiva e sostenibile.

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Giorgio Baracco – La sfida delle piattaforme territoriali: il caso di covid19alessandria.help

Baracco

Giorgio Baracco

Nel pieno della crisi covid19 si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà e mutuo aiuto dei cittadini e tra i cittadini.  Contrariamente a quanto si sarebbe potuto pensare il distanziamento sociale non ha infatti inciso (almeno nel breve termine) sulla capacità di auto-organizzazione delle comunità, ma ha rappresentato in molti casi un incentivo alla mobilitazione.

Anche ad Alessandria, una delle province più colpite dalla pandemia, è emersa con forza l’importanza dell’attivismo civico, del volontariato e del coinvolgimento strutturato della società civile nella risposta al bisogno. Una risposta che è passata, e passa, dagli snodi tradizionali del volontariato cittadino, Caritas, Anfas, Auser, solo per citare i più noti, per arrivare a nuove forme di partecipazione che allo slancio civico integrano una forte componente di progettazione e digitale.

E’ il caso della piattaforma www.covid19alessandria.help,  promossa  da un gruppo di organizzazioni del privato sociale aggregatesi intorno a lab121 (www.lab121.org)   che, sulla base di una comune lettura del bisogno, hanno deciso di consolidare in uno spazio virtuale le informazioni di carattere istituzionale e non, le iniziative di solidarietà (dalla raccolte fondi alle azioni di mutuo aiuto) e i servizi attivi sul territorio durante l’emergenza covid19.

La piattaforma ad oggi ha registrato 40.000 pagine visualizzate e gestito quasi 200 segnalazioni da parte di cittadini orientando questi ultimi verso i Servizi competenti o fornendo direttamente le informazioni necessarie.

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