12 luglio 2020
Porta che bussi servizio che trovi. Il sistema della Provincia di Alessandria è ingiusto. Solo l’indifferenza o l’inadeguatezza della politica possono accettarlo. Questo è il tempo di cambiare
(Prima elaborazione dei dati)
Avremo a che fare con i numeri di una nuova fragilità sociale che si sovrapporrà a quella storica, numeri così grandi che la sola proiezione, già oggi accertabile, dovrebbe farci tremare.
Ad essere all’altezza della sfida si dovrebbe da subito avere il senso del limite degli strumenti che sono a disposizione nelle politiche socio sanitarie. Tale approccio permetterebbe al decisore pubblico di valutare con precisione che il sistema escluderà molti cittadini e che per non escluderne troppi è opportuno rendere il sistema stesso il più giusto possibile.
E già oggi, purtroppo, il sistema che eroga servizi socio sanitari presenta disparità economiche, e quindi qualitative, che solo l’indifferenza o l’inadeguatezza politica possono giustificare. Questo sistema iniquo ha molti padri e molte madri. Con questa prima parte di indagine conoscitiva, sviluppata grazie agli ultimi dati (2017) pubblicati nel dossier della Regione Piemonte “I servizi sociali territoriali in cifre”, e con la volontà di essere conseguenti nella prossima azione politico amministrativa, non si intende evidenziare il problema per incolpare qualcuno ma si prova a evidenziare le storture per porre rimedio.
Sul finire della scorsa Legislatura regionale le proposte di cambiamento non sono mancate ma le forze della conservazione, a destra come a sinistra, hanno costruito solidi muri a tutela dell’esistente. Ma l’esistente non è la migliore espressione dell’uguaglianza sociale.
Dovremmo chiedere a chi “sta sul campo” delle disperazioni sociali e sanitarie tutti i giorni, con una fatica immane, se è vero che quasi quotidianamente si scontrano, loro malgrado, con l’incapacità del sistema di offrire ai cittadini equità di accesso ai diritti, ai servizi e alle singole prestazioni individuali. E se è vero che ancora oggi negli sportelli si raccolgono le volontà di nuclei familiari che cambiano residenza perché “in quel territorio ti danno di più” o “offrono un servizio migliore di assistenza domiciliare”, e così via.
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