Gianluca Veronesi – Voglio essere positivo

Gianluca Veronesi

Il sentimento predominante è la stanchezza che supera ormai la paura.
Milioni di persone stanno chiuse in casa non più per evitare il contagio ma perché l’hanno contratto o sono stati vicino a chi lo ha fatto. Detta così sembrerebbe una situazione drammatica. Ma siccome la malattia o non si manifesta o si manifesta in forma lieve, la pazienza tende ad esaurirsi, soprattutto per il protrarsi della convalescenza-positività.

La situazione è complicata: tende a frenare la ripartenza economica, ad indebolire i servizi (anche quelli di prima necessità), apre al rischio di una sottovalutazione della epidemia, nell’illusione di una prematura “normalizzazione” della malattia, declassata a malanno ordinario. Certo la stanchezza è giustificata, sul piano fisico ma principalmente emotivo.
D’altronde pensate quanti stati d’animo abbiamo vissuto dall’inizio della malattia.

Dapprima la preoccupazione trasformatasi poi in paura e addirittura terrore che portava però con se’ anche una sorta di eccitazione per le tante novità: il comune sentire, la solidarietà, il sacrificio che rasenta l’eroismo (gli addetti alla sanità), l’orgoglio nazionale, una pazienza paradossalmente “combattiva”. Mille alti e bassi che alternavano speranza a delusione e rassegnazione. Poi la rinascita, il miracolo, la provvidenza: quando sembrava non potessimo più sbagliare nulla, che il mondo fosse ai nostri piedi.

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Yanis Varoufakis – Il Covid 19 e la UE: un’ipotesi contraria a un fatto realmente accaduto

Apprezzabile esercizio stilistico retorico di Yanis Varoufakis, un gesto di sfida nei confronti di una Unione Europea che dalla lotta alla pandemia esce disorientata e a pezzi. La “controfattualità” dell’economista greco è pari alla “fattualità” dell’Amministrazione di Joe Biden.

A COVID Counterfactual for Europe

Apr 5, 2021 YANIS VAROUFAKIS

Understanding why the European Union will emerge from the pandemic weaker rather than stronger may prove to be a source of gloom. But recognizing what might have been could also serve as a springboard for change.

ATENE – Immaginate che la pandemia di coronavirus, anziché minare la fiducia nell’Unione Europea, l’abbia rafforzata. Immaginate che il COVID-19 abbia convinto i leader della UE a superare anni di acrimonia e frammentazione. Immaginate che oggi [la drammatica esperienza] sia servita da catalizzatore per l’emersione di un blocco più forte e più integrato in un mondo che auspica una leadership globale.

Immaginate. Non è difficile da fare.

Alla fine di febbraio 2020, due settimane prima che l’OMS dichiarasse la pandemia, il Consiglio della UE aveva già incaricato la Commissione europea di coordinare la propria guerra contro il coronavirus. In pochi giorni, la Commissione compila un elenco di attrezzature essenziali che scarseggiano in tutta Europa, dai dispositivi di protezione alle unità di terapia intensiva, ordinando forniture ai produttori. Infine, convoca il Cov-Comm, un comitato formato dai migliori epidemiologi e rappresentanti dei sistemi sanitari pubblici della UE per comunicare linee guida quotidiane. Liberati dalla necessità di procurarsi forniture essenziali, di elaborare adeguate regole di viaggio e di distanziamento, i governi nazionali si concentrano sull’attuazione del piano d’emergenza europeo.

Nel momento in cui, un mese dopo, la pandemia aveva mostrato i suoi denti nel nord Italia, camion carichi di equipaggiamento protettivo, bombole d’ossigeno, macchinari per terapie intensive e persino medici e infermieri cominciano ad arrivare da tutta Europa, tutti coordinati da Bruxelles. Mentre il Parlamento europeo discute i punti più delicati riguardanti l’equilibrio tra le libertà civili e la salute pubblica, la Commissione continua a mappare, in collaborazione con i governi nazionali, le esigenze dei sistemi sanitari in tutta la UE.

A marzo, Cov-Comm suggerisce i confinamenti, con regole che variano da regione a regione. Il Consiglio europeo appoggia il piano della Commissione per l’adozione e il monitoraggio quotidiano della quarantena. Nel momento in cui gli europei vi entrano, una rete di centri di test di massa in tutta la UE viene istituita. Test regolari in ogni quartiere, vicino a ogni scuola e presso ogni luogo di lavoro, il che consente un’uscita coordinata e sicura dal confinamento orizzontale.

In Aprile, essendo il mese più crudele, il numero di vittime aumenta, ma almeno gli ospedali reggono bene, grazie alla messa in comune d’attrezzature e di risorse umane in tutta Europa. Alla domanda da parte dei giornalisti in che modo i medici e gli infermieri stranieri presenti comunicano con i loro colleghi italiani e spagnoli all’interno dei reparti di terapia intensiva, un anestesista tedesco risponde: “Di fronte alla morte, i professionisti medici comunicano per osmosi“.

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László Bruszt – Viktor Orban, il Dittatore della Pandemia in Ungheria

Salvini Orban

C’è qui da noi chi accusa il governo di sopprimere le libertà civili. La precedente immagine, accoppiata al contenuto del post, ne svela le mendaci contraddizioni.

Hungary’s Disease Dictator

Apr 16, 2020 LÁSZLÓ BRUSZT

The free flow of information, together with public debates involving trusted experts, is crucial to managing the COVID-19 pandemic successfully. Hungary’s recent enabling act, which allows Prime Minister Viktor Orbán to rule by decree indefinitely, will have the opposite effect.

BUDAPEST – Ciò che i critici definiscono giustamente come  una “norma conferente potere”, che il parlamento ungherese approvò il 30 marzo, consente al primo ministro Viktor Orbán di governare con decreto per un periodo illimitato, presumibilmente per aiutare il governo a combattere la pandemia di COVID-19. In effetti, la nuova legge mette in pericolo la vita di molti ungheresi autorizzando il governo a limitare drasticamente le informazioni sulla gestione del virus. Da Wuhan, in Cina, ci appaiono ben note le conseguenze mortali di un simile approccio, dove le autorità hanno inizialmente soppresso le informazioni sui focolai di un nuovo coronavirus.

La disposizione di legge voluta da Orbán neutralizza i pochi canali rimanenti di responsabilità democratica rimasti in Ungheria. Porterà un’estrema centralizzazione del controllo sul flusso di informazioni attinenti alla pandemia e sulla sua gestione. E Orbán, al potere dal 2010, ha un disperato bisogno di controllarne la narrativa, dato il grave sottoinvestimento dei suoi governi nel sistema sanitario nazionale nell’ultimo decennio.

La nuova legge gli conferisce quel potere. Ad esempio, fa sì che siano punibili fino a cinque anni di prigione il propagare “false” informazioni sul virus: una vera spada sospesa sulla testa di medici e giornalisti. La giustificazione contenuta nella pertinente disposizione, insieme alla punizione, è quasi indistinguibile da una misura simile in vigore in Arabia Saudita. In effetti, l’atto di potere minimizza lo spazio rimanente per i media indipendenti ungheresi.

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Joseph Stiglitz – Quali sono le priorità in una economia Covid-19

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Joseph Stiglitz

In questo breve post Joseph Stiglitz conferma la sua prassi politica tipicamente rooseveltiana: il ritorno a uno Stato regolatore, investitore ma non compartecipe, che sappia guidare la nazione verso un cambiamento strutturale delle politiche economiche. Le lucide analisi  espresse in questo suo tratto d’impegnata maturità presentano meno formulazioni “teoriche” rispetto alle idee che in passato gli conferirono fama e autorevolezza, in luogo a una maggior caratterizzazione politica, pragmatica e militante.

Per Stiglitz la disuguaglianza è nefasta non solo per ragioni ideologiche ma lo è principalmente per la sua evidenza pratica. Il premio Nobel di Gary non ripudia la cosiddetta “eccezione americana” (The American exceptionalism), tuttavia ciò che un tempo questa significò prosperità può – in osservanza alla sua nota tesi https://ilponte.home.blog/2019/05/11/joseph-e-stiglitz-the-progressive-capitalism/ Progressive Capitalism – essere ancora rinverdita a patto che la si direzioni verso il basso (politica dei redditi e dei diritti sociali).

Per Stiglitz l’élite finanziaria di WS non è solo colpevole per quel flusso di ricchezza di cui beneficiò per quattro decenni incontrastata, sottraendolo alla middle-class (monetarismo, shareholder economy), ma lo è anche per la sua pervicace stoltezza nel non capire che gli USA si trovano al cospetto di un salto paradigmatico dal quale non si possono sottrarre (ambiente, istruzione e sanità), e che in forza di ciò il ripristino di quell’equilibrio sociale che garantiva l’eccezione americana non è altresì più rimandabile.

Realtà incontrovertibili che se non comprese con sufficiente contezza si tradurrebbero in una stagnazione dell’economia, nonché una appannamento dei valori democratici e conseguentemente, sul piano geostrategico, un vantaggio consegnato a l’emergente autoritarismo politico, le cui ombre, a parer suo, non farebbero ben sperare (Cina).

Priorities for the COVID-19 Economy

Jul 1, 2020 JOSEPH E. STIGLITZ

With hopes of a sharp rebound from the pandemic-induced recession quickly fading, policymakers should pause and take stock of what it will take to achieve a sustained recovery. The most urgent policy priorities have been obvious since the beginning, but they will require hard choices and a show of political will.

NEW YORK – Sebbene sembri una storia antica, non è passato tanto tempo da quando le economie di tutto il mondo hanno iniziato a chiudersi in risposta alla pandemia di COVID-19. All’inizio della crisi, la maggior parte delle persone si aspettava una rapida ripresa a forma di V, supponendo che l’economia avesse semplicemente bisogno di un breve periodo di pausa. Dopo due mesi di tenera cura amorevole e un sacco di soldi, essa avrebbe ripreso il suo corso dal punto in cui s’interruppe.

È stata un’idea accattivante. Ma ora siamo già nel mese di luglio e un recupero a forma di V è probabilmente una fantasia. È probabile che l’economia post-pandemia sia anemica, non solo nei paesi che non sono riusciti a gestirla (in particolare gli Stati Uniti), ma anche in quelli che si sono comportati bene. Il Fondo monetario internazionale prevede che entro la fine del 2021 l’economia globale sarà a malapena più grande di quanto non fosse alla fine del 2019, nello specifico la statunitense e l’europea saranno ancora inferiori di circa il 4 %.

Le prospettive economiche attuali possono essere visualizzate su due livelli. La macroeconomia ci dice che la spesa diminuirà, a causa dell’indebolimento dei bilanci delle famiglie e delle imprese, una esplosione di fallimenti che distruggerà il capitale organizzativo e informativo, inoltre vi sarà un forte comportamento precauzionale indotto dall’incertezza sul corso della pandemia e in ragione delle risposte politiche adottate. Allo stesso tempo, la microeconomia ci dice che il virus agisce come una tassa sulle attività che coinvolgono lo stretto contatto umano, quindi continuerà a guidare notevoli cambiamenti nei modelli di consumo e di produzione, che a loro volta determineranno una più ampia trasformazione strutturale.

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Giorgio Baracco – La sfida delle piattaforme territoriali: il caso di covid19alessandria.help

Baracco

Giorgio Baracco

Nel pieno della crisi covid19 si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà e mutuo aiuto dei cittadini e tra i cittadini.  Contrariamente a quanto si sarebbe potuto pensare il distanziamento sociale non ha infatti inciso (almeno nel breve termine) sulla capacità di auto-organizzazione delle comunità, ma ha rappresentato in molti casi un incentivo alla mobilitazione.

Anche ad Alessandria, una delle province più colpite dalla pandemia, è emersa con forza l’importanza dell’attivismo civico, del volontariato e del coinvolgimento strutturato della società civile nella risposta al bisogno. Una risposta che è passata, e passa, dagli snodi tradizionali del volontariato cittadino, Caritas, Anfas, Auser, solo per citare i più noti, per arrivare a nuove forme di partecipazione che allo slancio civico integrano una forte componente di progettazione e digitale.

E’ il caso della piattaforma www.covid19alessandria.help,  promossa  da un gruppo di organizzazioni del privato sociale aggregatesi intorno a lab121 (www.lab121.org)   che, sulla base di una comune lettura del bisogno, hanno deciso di consolidare in uno spazio virtuale le informazioni di carattere istituzionale e non, le iniziative di solidarietà (dalla raccolte fondi alle azioni di mutuo aiuto) e i servizi attivi sul territorio durante l’emergenza covid19.

La piattaforma ad oggi ha registrato 40.000 pagine visualizzate e gestito quasi 200 segnalazioni da parte di cittadini orientando questi ultimi verso i Servizi competenti o fornendo direttamente le informazioni necessarie.

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Der Spiegel (DE) – Che cosa fa il Coronavirus nel corpo umano

Notte della movida milanese

La “Movida” (Il Fatto Quotidiano)

Articolo divulgativo e interessante.

What the Coronavirus Does Inside the Body

Anatomy of a Killer

By Philip Bethge 15.05.2020, 11.01 Uhr

L’agente patogeno ha già fatto un bel po’ di danno. Sono passati solo cinque giorni da quando il paziente ha iniziato a mostrare i sintomi tipici del COVID-19, ma già nelle scansioni TC [Tomografia Compiuterizzata] dei polmoni si possono vedere ombre minacciose.

È come il vetro smerigliato“, così Christian Strassburg, professore di medicina interna dell’ospedale universitario di Bonn, descrive i cambiamenti resi visibili dalla scansione. “Il tessuto polmonare è saturo di liquido. Le secrezioni e le cellule morte stanno impiastricciando le pareti degli alveoli polmonari “come la Jell-O” [gelatina marchio Kraft].

È estremamente difficile per l’ossigeno passare attraverso uno strato come quello per andare dal polmone al flusso sanguigno“, spiega il professore. È un fenomeno che egli stesso ha potuto constatare frequentemente nelle ultime settimane, ed è causato dal nuovo coronavirus, SARS-CoV-2. Il numero dei pazienti con COVID-19 [la malattia] confermato in tutto il mondo è ora ben oltre i 4,2 milioni e il numero di decessi si avvicina a 300.000. Nel frattempo, dottori e biologi stanno facendo tutto il possibile per comprendere meglio l’agente patogeno alla base della pandemia.

SARS-CoV-2 si comporta in modo diverso rispetto a quasi tutti gli altri virus che il genere umano ha dovuto affrontare, e persino ora, a diversi mesi dall’inizio della pandemia, non si è d’accordo su quale percentuale di pazienti COVID-19 manifesti sintomi gravi. Le stime tendono considerare questo tasso intorno al 5 % sul totale delle infezioni contratte. E in quei casi, il virus sviluppa un potere distruttivo insondabile.

L’epicentro di tali infezioni sono quasi sempre i polmoni. Ma come ora i medici specialisti hanno potuto constatare il virus può colpire anche altri organi e tessuti, inclusi cuore, cervello, reni ed intestino. Nel peggiore dei casi, il corpo inizia ad attaccare sé stesso. Quando il sistema immunitario va fuori controllo in quel modo, i medici lo chiamano “tempesta citochinica” e quando i pazienti muoiono in conseguenza di ciò, il cedimento multiplo degli organi tende a esserne la causa.

In tutto il mondo oltre 100 candidati stanno attualmente sviluppando il vaccino per combattere la SARS-CoV-2, ma nel peggiore dei casi, potrebbero essere necessari anni prima che un vaccino si renda disponibile. Fino ad allora, il virus sarà ancora tra noi. Anche se la pandemia s’indebolisce un po’, gli esperti ritengono che una seconda ondata sia proprio dietro l’angolo.

I primi discorsi sul COVID-19, per lo più ritenuta come una malattia lieve, si sono dimostrati “pericolosamente falsi“, ha scritto Richard Horton, caporedattore della rivista medica The Lancet. Al letto del malato, afferma, è “una storia di terribili sofferenze, angoscia e totale smarrimento“. Il cardiologo statunitense Harlan Krumholz ha descritto la ferocia del COVID-19 nella rivista Science come “mozzafiato e umiliante“. La malattia, ha aggiunto, “può attaccare quasi tutto il corpo con conseguenze devastanti“.

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Dani Rodrik – Ottenere il migliore risultato possibile dopo la pandemia mondiale

Dani Rodrik

Dani Rodrik

Anthony Fauci, il noto virologo americano, in audizione al cospetto dei due rami del parlamento statunitense, martedì scorso affermò in modo chiaro e inequivocabile di non essere in grado prevedere come e quando una seconda ondata pandemica infetterà il mondo. Detto ciò, a suo parere, è assai probabile che un deprecato ritorno avvenga, in quanto il virus, essendo altamente contagioso, può ri-esplodere in qualsiasi area del globo. Quindi, sottolineava con enfasi lo scienziato americano, è necessario che ogni comunità politica adotti le giuste misure affinché nel più breve tempo possibile limiti e confini il sorgere dell’infezione. Dal punto di vista scientifico tali sensate raccomandazioni non fanno una grinza. Il problema nasce quando gli inviti alla prudenza e alla lungimirante programmazione si scontrano con un onnivoro sistema economico-finanziario, la cui propensione al rischio sconsiderato e al guadagno immediato ne innervano la sua sostanza.

Dani Rodrik, il noto politologo di Harvard, sostiene che ci stiamo avviando verso un concreto cambiamento paradigmatico.

Making the Best of a Post-Pandemic World

May 12, 2020 DANI RODRIK

Insofar as the world economy was already on a fragile, unsustainable path, COVID-19 clarifies the challenges we face and the decisions we must make. The fate of the world economy hinges not on what the virus does, but on how we choose to respond.

CAMBRIDGE – L’economia globale sarà plasmata negli anni a venire da tre tendenze. Le relazioni tra i mercati e lo Stato saranno sottoposte a un ribilanciamento, a favore di quest’ultimo. Ciò sarà accompagnato da un riequilibrio tra iper-globalizzazione e autonomia nazionale, sempre a favore di quest’ultima. E le nostre ambizioni per la crescita economica dovranno essere ridimensionate.

Non c’è niente come una pandemia per evidenziare l’inadeguatezza dei mercati di fronte ai problemi dell’azione collettiva e l’importanza della capacità dello Stato di rispondere alle crisi e proteggere le persone. La crisi COVID-19 ha aumentato il volume delle richieste di una assicurazione sanitaria universale, di protezioni più forti del mercato del lavoro (compresi i lavoratori saltuari) e di una protezione delle catene di approvvigionamento domestiche per le apparecchiature mediche essenziali. Ha portato i paesi a privilegiare la resilienza e l’affidabilità della produzione rispetto ai risparmi sui costi e all’efficienza attraverso l’outsourcing globale.

E i costi economici dei lockdown cresceranno nel tempo, poiché il forte shock dell’offerta causato dall’interruzione della produzione interna e delle catene del valore globali produce anche una riduzione della domanda aggregata.

Ma mentre COVID-19 rafforza e radica queste tendenze, non è la forza primaria che le guida. Tutti e tre – maggiore azione del governo, ritirata dall’iper-globalismo e tassi di crescita più bassi – precedono la pandemia. E mentre potrebbero essere visti come pericolosi per la prosperità umana, è anche possibile che siano portatori di un’economia globale più sostenibile e inclusiva.

Consideriamo il ruolo dello Stato. Il consenso fondamentalista del mercato neoliberista è in ritirata da qualche tempo. La progettazione di un ruolo più ampio per il governo nel rispondere alla disuguaglianza e all’insicurezza economica è diventata una priorità fondamentale per economisti e politici. Benché l’ala progressista del Partito Democratico negli Stati Uniti non è riuscita a ottenere la nomina presidenziale del partito, ha in gran parte dettato i termini del dibattito.

Joe Biden può essere un considerato un “centrista”, ma su ogni tema politico – salute, istruzione, energia, ambiente, commercio, criminalità – le sue idee sono posizionate a sinistra rispetto al precedente candidato presidenziale Democrats, Hillary Clinton. Come ha affermato un giornalista, “l’attuale serie di ricette politiche di Biden sarebbe … considerata radicale se fosse stata proposta in una precedente primaria presidenziale democratica“. Biden potrebbe non vincere a novembre. E nel caso in cui vincesse, potrebbe non essere in grado o disposto ad attuare un’agenda politica più progressista. Tuttavia, è chiaro che la direzione, sia negli Stati Uniti sia nell’Europa, vada verso un maggiore intervento statale.

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Roberta Cazzulo – Welfare State e sanità pubblica: sono i fattori chiave per raggiungere l’uguaglianza economica e sociale?

 

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Roberta Cazzulo

L’articolo di Robert Reich https://ilponte.home.blog/2020/05/11/the-guardian-uk-robert-reich-la-tragedia-covid-19-negli-usa/ci presenta una lucida disamina delle cause della maggior incidenza di Covid-19 negli Stati Uniti, ragioni che essenzialmente sono legate sia a fattori contingenti (la Presidenza Trump) sia a fattori di tipo strutturale (le caratteristiche della società americana e del suo welfare pressoché inesistente).

Reich ci permette di pensare, effettuare confronti e soprattutto scongiurare un modello, come quello americano,  privo di welfare (ad esempio per i dipendenti del settore privato non è prevista malattia retribuita) e fondato su di un sistema sanitario di tipo assicurativo – privatistico:  per gli americani più fortunati, pochi, i costi sono coperti da assicurazioni sanitarie complete, per gli altri milioni, questi costi sono un potenziale peso insostenibile.

Il Covid-19 rende quindi ancora più trasparente, e drammatica, una situazione che è strutturale nella società americana.

La pandemia del Covid-19 costituisce un chiaro esempio di quello che nell’analisi delle politiche pubbliche è chiamato “focusing event”, un evento che – per la sua natura dannosa e repentina  – forza opinione pubblica e parte politica ad inserire nell’agenda istituzionale temi che non necessariamente vi sarebbero entrati o che almeno non lo avrebbero fatto con la stessa forza e la stessa rapidità.

E in Italia?

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The Guardian (UK) Robert Reich – La tragedia Covid-19 negli USA

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Robert Reich

Con il più alto tasso di contaminazione al mondo e la prospettiva di contare 100.000 vittime tra qualche settimana, il tutto ha indotto Barack Obama nella sua prima apparizione pubblica come ex Presidente definire la situazione “un caos drammatico”. Robert Reich, tra i più influenti intellettuali Democrats, mediante il britannico The Guardian ci fornisce qualche dettaglio ulteriore su cui riflettere, e parallelamente, perché no, fare un sorta di paragone con la presunta “confusa” conduzione italiana.

Under Trump, American exceptionalism means poverty, misery and death

Robert Reich

Sun 10 May 2020

Nessun’altra nazione ha subito così tante perdite a causa del Covid-19, né un tasso di mortalità altrettanto elevato così come negli Stati Uniti. Con il 4,25% della popolazione mondiale, l’America ha finora la tragica singolarità di rappresentare circa il 30% delle morti per pandemia.

Nessun’altra nazione ha allentato i blocchi e altre misure di distanziamento sociale mentre i decessi aumentano, come si sta facendo ora negli Stati Uniti.

Nessun altra nazione avanzata era impreparata alla pandemia cosi come lo furono gli Stati Uniti.

Ora sappiamo che Donald Trump e la sua amministrazione furono informati da esperti di sanità pubblica a metà gennaio. A partire da quella data sarebbe stata necessaria un’azione immediata per fermare la diffusione di Covid-19. Ma secondo il dottor Anthony Fauci, “sorsero molte contrarietà a farlo“. Trump non agì fino al 16 marzo. Nessuna nazione diversa dagli Stati Uniti lasciò alle unità di governo subordinate – stati e città – l’acquisto di ventilatori e dispositivi di protezione individuale.

In nessun’altra nazione esperti di sanità pubblica e di preparazione alle emergenze vennero messi da parte e sostituiti da amici politici come il genero di Trump, Jared Kushner, che a sua volta fu consigliato dai finanziatori di Trump e dalle celebrità della Fox News.

In nessun’altra nazione avanzata il Covid-19 sta costringendo così tanti cittadini appartenenti alla classe media scivolare nella povertà così rapidamente. The Urban Institute riferisce che oltre il 30% degli adulti americani ha dovuto ridurre le proprie spese alimentari.

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The Economist (UK) – Dopo il Morbo, il Debito

Debito

Faranno molto discutere le conclusioni del The Economist su come sanare la pesante situazione debitoria pubblica che si verrà a creare nei principali paesi occidentali a causa dell’emergenza pandemica. Meglio un bella patrimoniale – afferma l’illustre pubblicazione britannica – anziché sperare che il PIL nominale corra più veloce di una ipotetica inflazione, la quale è pur sempre regressiva. Il problema però sta nel fatto che se si vuole “energizzare” il PIL nominale, essendo posto a denominatore rispetto allo stock di debito, forse converrebbe “de-finanziarlo”.  Ossia, fare in modo che la maggior parte dei profitti dei grandi gruppi quotati non venga assegnata in modo arbitrario e “truccato” (riacquisto di azioni e simili artefatti), come è accaduto finora “all’impazzata”, bensì sia allocata negli investimenti (innovazione) e magari distribuita tra le maestranze (aumento dei salari).

Eh, sì, caro The Economist, bisognerebbe cambiare le regole, quelle stesse che finora hanno impedito che la crescita sia concepita come un risultato collettivo – nel rispetto dei vari gradi di partecipazione – anziché una cornucopia per azionisti e avidi top managers (shareholder economy). Forse, se si mettesse in pratica una minor estrazione di valore e una adeguata Tobin tax, che limiti l’alta frequenza (HFR) con cui vengono “girati” i portafogli nelle transazioni finanziarie a discapito d’investimenti a medio-lungo termine (Patient Capitals), non occorrerebbe alcuna patrimoniale.

After the disease, the debt

Apr 23rd 2020 edition

Leaders

To cope with the expensive legacy of the pandemic, governments will have to find the right path between stimulus and restraint

Ai leader nazionali piace parlare della lotta contro il covid-19 come si trattasse di una guerra. Per lo più questa è una figura retorica, ma per un certo aspetto hanno ragione. L’indebitamento pubblico nel mondo ricco è destinato a salire come ai livelli visti l’ultima volta tra le macerie e il fumo del 1945. Mentre l’economia cade in rovina, i governi stanno firmando milioni di assegni alle famiglie e alle imprese per aiutarle a sopravvivere al lockdown. Parallelamente, con fabbriche, negozi e uffici chiusi, le entrate fiscali stanno crollando. Tali conseguenze nei paesi colpiti si faranno sentire molto tempo dopo che i reparti covidi-19 si saranno svuotati.

Si sta verificando un sorprendente deterioramento delle finanze pubbliche. Quest’anno il governo americano dovrebbe affrontare un deficit del 15% del PIL, una cifra che aumenterà se sarà necessario uno stimolo maggiore. In tutto il mondo ricco, il FMI afferma che il debito pubblico lordo aumenterà da $ 6 trilioni, a $ 66 trn alla fine di quest’anno, in % dal 105 del PIL al 122. Un aumento maggiore di quanto si sia visto in qualsiasi anno durante la crisi finanziaria globale. Se i lockdown persisteranno, il carico sarà maggiore. La gestione di tali debiti così colossali graverà sulle società occidentali per i decenni a venire.

Eppure, mentre ora spendere a piene mani per evitare un crollo più profondo è l’unica cosa sensata da fare, tali prestiti all’impazzata per anni potrebbero alla fine essere la fonte di guai. L’America ha forti difese contro una vera e propria crisi del debito, perché il dollaro è la valuta mondiale di riserva e gli stranieri ambiscono a possedere le sue obbligazioni. Ma altri paesi ricchi non dispongono di quel lusso. Il debito imponente dell’Italia e la sua appartenenza alla zona euro la condanna a vivere con la perenne minaccia da panico finanziario qualora la BCE smettesse di acquistare le sue obbligazioni.

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